Bologna è grassa di cibo, rossa di storia e dotta di cultura. E piena di vita. Trabocca di tortellini, tagliatelle e mortadella; ma anche di chiese, di libri e biblioteche. Ospita da quasi un millennio l’ateneo più antico d’Europa (prima università “laica”), perfettamente innestato nella sua anima popolare. I portici di Bologna proteggono dalla pioggia e dal sole, regalano ombra e intimità, fanno da palcoscenico ai turisti e da rifugio a chi non ha altro tetto. Camminare sotto le loro arcate significa entrare in una dimensione fatta di umanità, di scritte sui muri, di chiacchiere che rimbalzano tra un caffè e un aperitivo. Bologna non finge perfezione e mostra orgogliosamente le sue fragilità e la sua opulenza, senza finzioni e ipocrisie, maestra di giovialità, tolleranza e bonomia.
Ci si confonde davanti alla sterminata offerta di posti dove mangiare. Difficile dare consigli ben sapendo che tra le centinaia di possibilità le migliori potrebbero sicuramente essere quelle omesse. Va detto che, in ogni caso, per accedere a qualunque locale si deve aver prenotato in anticipo. Diamo perciò pochi esempi di luoghi di vario livello, dal ristorante di tono alla dispensa di street food, fino alla gelateria.
Ristorante Al Cambio
Locale di sobria eleganza e di qualità. Cucina classica bolognese interpretata con classe selezionando prodotti e materie prime eccellenti. Tagliatelle al sugo bolognese (16 euro) iconiche. Arrosto morto di pollo alla bolognese, aletta, cresta, sovracoscia e schiacciata di patata (20 euro) disarmante nella sua bontà. ‘Latte in piedi’ della tradizione (9 euro), realizzato con tecnica perfetta. Va prenotato con largo anticipo.
Dove e quando: via Stalingrado 150, tel. 051 328118 – 051 328124, chiuso domenica e sabato a pranzo
Ristorante Da Bertino
Fondato nel 1955 e risorto nel 2024 dopo l’incendio del ‘23. Un classico, famoso per le carni, arrosto e bolliti. Buoni, teneri e mostosi. I tortellini in brodo, squisiti. E perfetta la zuppa inglese. Esagerata. Buonissima. Sui cinquanta euro con un buon vino.
Dove e quando: via delle Lame, 55, tel. 051 522230, chiuso domenica e lunedì sera
Trattoria di via Serra
Trattoria di quelle un po’ rivisitate, cercando di non darlo troppo a vedere. Atmosfera garbata, ambiente rustico con tanto legno chiaro e pochi tavoli. Segue la linea di Slow Food. Sostiene il patron che “i piccoli produttori che hanno collaborato con noi per tanti anni in montagna [a Zocca] ci continuano a servire anche qua a Bologna”. La Bianca Modenese, razza bovina pregiata per il latte e quasi in estinzione, si impone nel menu. Tra gli antipasti, con il “tosone” (formaggio fresco ottenuto dagli scarti del Parmigiano-reggiano) fritto avvolto nella pancetta. Tra i primi, con la ricotta nel ripieno dei tortelloni al burro di alpeggio e salvia. Tra i secondi, con la caciotta di mucca alla piastra. Le “crescenti” a un euro l’una, sono da mangiare calde riempite con una spalmatura di “pesto montanaro” a base di aglio, erbe e rosmarino. E i tortellini in brodo di cappone (14 euro) “che fanno rinascere” e certe polpettine di carne con salsina di maionese fuori menu. Un onesto Albana fermentato sulle bucce, una zuppa inglese (6 euro) mica male. Assai raccomandabile. Anche qui, ovviamente, va prenotato con largo anticipo.
Dove e quando: via Serra 9/b, tel. 051 6312330, chiusa domenica, lunedì e martedì sera
Trattoria Le golosità di Nonna Aurora
Nonna Aurora sta ai fornelli e non esce, ma per lei escono a dialogare con i clienti i piatti cucinati con disinvolta serialità. Non diffidate né dei numerosi tavoli, né di un menu un po’ troppo ricco e bilingue. Qui si trova effettivamente l’autentica cucina tipica bolognese senza tante storie. Notevole il gigantesco piatto di tagliatelle prosciutto e cipolla (10 euro tondi tondi), la specialità della nonna. La cotulètta a la bulgnèisa (14 euro) inarrivabile in fatto di grassezza, ricoperta di prosciutto e formaggio bavoso. I turtléin in brôd ed capón (13 euro) sono un’alternativa un po’ più leggera. Il frizòn (friggione, 5 euro) nasce come contorno e finisce per diventare protagonista. Infine la tipicissima zòpa inglêisa (trionfo di crema, alchermes e pan di Spagna “da stendere giù un cristiano”). Il posto non è particolarmente attraente – come non lo erano le trattorie di una volta – ma è sempre pieno, superprenotato ogni giorno della settimana.
Dove e quando: via Aristotele Fioravanti, 45/B, tel. 051 357919, chiuso domenica e lunedì
La svolta – Cucina di Ragione
Dario Liguoro, giovane gastronomo e cuoco erudito, appassionato e visionario gestisce il suo “luogo” sotto i portici nel quartiere Saragozza, cuore pulsante della Bologna più autentica, riservata e non chiassosa. Ai fornelli si pratica una “cucina etica da filiere sostenibili”. I piatti – stagionali, curati e saporiti – ammiccano a vegetariani e vegani. Qualche esempio: gnocchi di patate con zucchine “Bologna”, miso, limone e Lapsang souchong (14 euro); lasagna di grano duro con ragù alla bolognese (15); risotto alle erbe selvatiche, taleggio e sommacco (16); notevole l’hummus. Alla Svolta si sta bene sia nella sala sia ai tavolini sul vicolo d’angolo. L’ambiente è semplice ma ricercato, anni ’60 rivisitati. I camerieri sono cortesi e ironici. Relax e buon gusto.
Dove e quando: via Nosadella 35/a, tel. 331 9797241, chiuso lunedì, aperto la sera, sabato e domenica anche a pranzo
La Taberna del Re Vallot
Una scelta alternativa per un locale ibrido o meglio versatile (bar, ristorante, bistrot, sala da tè). Quadri alle pareti, gatti disegnati ovunque (Vallot era il nome del gatto amato dalla moglie del titolare), gusto domestico, anche musica e vino che scorre. È un posto con un’aria bohémien… ma senza esagerare. Brioches e tortellini, taglieri e tagliatelle, ma anche caffè e cappuccini. Da non sottovalutare le torte. L’atmosfera è rilassata, stimolante, conviviale. È aperto da mattina per le colazioni fino a quasi mezzanotte, per clienti diversi ed è sempre molto frequentato. Prezzi nella media.
Dove: via San Vitale, 82e, tel. 051 2960389
Osteria del Sole
È una delle osterie più antiche d’Italia, attestata sin dal 1465. Sta ben nascosta, senza insegna, in quello che si chiamava “stradello dei ranocchi”, a due passi da Piazza Maggiore nella zona storica delle pescarie, dove si vendevano anche le rane! “Più di un luogo di ritrovo, è un viaggio nel tempo intorno a un bicchiere di vino”. Non c’è cucina; si può portare il cibo da fuori (intorno è pieno di negozi sempre aperti) per mangiarlo in osteria, accompagnato dal vino o dalla birra. Tavoloni comuni, panche, sedie impagliate, oggetti storici, niente menu, solo la lista delle bevande; spazi piccoli e intrecciati, pavimenti antichi, cantina di vini ben fornita. Sarà pieno di turisti stranieri (meglio prenotare) che arrivano guidati, ma il genius loci non abbandona le secolari pareti. Caos e giovialità. Un flash di memoria da portare a casa.
Dove e quando: vicolo dei Ranocchi 1/D, tel. 347 9680171, orari: 11-23, chiuso la domenica
Indegno® - la crescentina 2.0
Indegno® è un fenomeno di costume che cavalca e aggiorna una tradizione antica di mangiare per strada e che ha preso piede tra i giovani – e non solo. È un tipo di Street Food a Bologna specializzato in crescentine, diciamo evolute (2.0, appunto). Farine bio, grani antichi, impasto per intolleranti ai latticini e per vegani e vegetariani. Le fanno salate e dolci, vantando materie prime e produttori di ottima qualità. Ha diverse sedi in città, tutte senza posti a sedere, ma molto efficienti nel servizio, giovanile e sorridente. Ogni informazione si trova in rete.
Dove: via del Pratello 84/A; Via San Vitale 62/B; via Mascarella, 5/b; tel. 051 0143306
L’Arena della pizza, ospiti e sorprese a Bologna
Maritozzi e Gelato di Barbara e Renato
In città ci sono eccellenti gelaterie. Ricordiamo questa che, da sotto i portici, si affaccia sulla piazza della chiesa di San Francesco, tra le più piacevoli di Bologna. Panchine a sprazzi di verde, bambini che giocano, saltano e ballano, giovani che leggono o amoreggiano. Dunque il gelato, in cono o coppetta, o il maritozzo farcito qui te lo puoi gustare in pace, toccando momenti di estasi di gola e di cuore. Renato sa fare i gelati come pochi sanno fare. Ingredienti di prim’ordine e gusti sempre diversi, ma sempre uguali nello standard incredibilmente elevato.
Dove e quando: piazza San Francesco 1B, tel. 348 5166264, tutti i giorni dalle 12 a mezzanotte (lunedì 16,30-22,30).