L'Abruzzo inedito (e quello che ti aspetti): tutto il buono della regione

Polipo, fagioli ed estratto di Polipo di Cristian Torsiello
Polipo, fagioli ed estratto di Polipo di Cristian Torsiello 
A Pescocostanzo due giorni di celebrazione dell'enogastronomia abruzzese. Ecco le differenti anime, tra mare, montagna e collina, interpretati da grandi cuochi. Seguici anche su Facebook
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“Non deve essere un convegno, un congresso, un laboratorio. Vette&Forchette è e sarà sempre un momento di condivisione e divertimento con al centro l’enogastronomia abruzzese”. Così Sabatino Di Properzio, uno degli organizzatori della due giorni tenutasi lo scorso weekend, racconta la manifestazione arrivata oramai alla seconda edizione, nata dalla collaborazione e dall’amicizia con lo chef Concezio Gizzi del ristorante La Corniola.
La speciale brigata "allargata" della cena di Vette&Forchette
La speciale brigata "allargata" della cena di Vette&Forchette 
Un “racconto” che nasce e cresce Pescocostanzo, paesino costruito nel XV secolo membro del club “I Borghi più belli d’Italia” che in quest’occasione “rappresenta tutti i paesi d’Abruzzo”, regione genuina e concreta colpita in maniera forte dagli scorsi eventi sismici, “ricca da qualsiasi punto di vista” come ricorda il giornalista e scrittore Roberto Perrone, intervenuto all’evento. “Non ha solo una storia notevole, ma è una delle poche regioni geograficamente complete, la cui ricchezza si riflette in un’enogastronomia tra le più variegate d’Italia” e si accompagna a una notevole “capacità di fare gruppo per il bene del territorio”. La voglia fare sistema è stata in questa due giorni di manifestazione il principale punto di forza di un’organizzazione amatoriale – nel senso positivo del termine, cioè “fatta da amici per amici” - che ha provato l’improba impresa di mettere insieme mare, montagna e collina in un’unica cucina.

Dopo la presentazione, dal gusto informale, la due giorni si è aperta con un aperitivo la cui offerta gastronomica è stata curata da Raffaele Trilli del ristorante Chichibio aperto da “soli sette mesi” nel centro di Roccaraso, centro sciistico poco lontano da Pescocostanzo. Il giovanissimo allievo di Niko Romito ha riletto la tradizione abruzzese della cucina di carne con un “carpaccio di agnello cotto ai sali bilanciati con chips di riso e riduzione di carciofo”. Il tutto abbinato con uno spumante Brut “la cui acidità sgrassa il palato e induce a un altro morso” e seguito dal secondo finger food, questa volta firmato da Massimiliano Capretta del ristorante Arca di Alba Adriatica che ha stupito con il suo “polipo cotto a bassa temperatura e accompagnato da una salsa rosa”. Il binomio mare e montagna è poi continuato nella degustazione Vette&Pescato dove etichette importanti abruzzesi come la Tenuta I Fauri, di tradizione e oggi guidata dai giovani della famiglia, hanno accompagnato i piatti di tre diversi chef. Interessantissima, qui, la “tartare di ricciola in panzanella di topinambur e salsa di rape rosse” della chef Patrizia De Gregorio del ristorante Lucia di Giulianova.
I tortelli di stracotto di Maiale di Marcello Spadone e Concezio Gizzi
I tortelli di stracotto di Maiale di Marcello Spadone e Concezio Gizzi 
Nonostante le notevoli difficoltà di tenere undici chef all’interno di una sola cucina, quella del padrone di casa Concezio Gizzi, la cena di gala, il momento clou della manifestazione, è stata più che riuscita; in tavola i piatti di tutte le zone gastronomiche della regione, dalla montagna al mare, passando per la collina e toccando anche la provincia di Chieti, più vicina alla tradizione gastronomica borbonica.  Tra le entrées, folgorante il “polipo, fagioli e infusioni di polipo” dell’unico “infiltrato” della serata, lo chef Cristian Torsiello di Osteria Arbustico, cresciuto in queste zone alla scuola di Romito, che è riuscito a rendere in unico piatto il mare e il lieve sentore di brace tipico di queste zone.
 Lo spaghettone di Gianni Dezio
 Lo spaghettone di Gianni Dezio 
Gianni Dezio di Tosto, Atri, è l’ultimo – in ordine di uscita - dei Romito’s Boys ad arrivare in sala con il suo piatto, uno “spaghettone con sgombro, tamarillo e stracciata” che vive di un’ulteriore contaminazione, quella con il Venezuela dove è vissuto per molti anni, ed è uno dei piatti più arditi e meno rassicuranti dell’intera cena. Le erbe, la carne e le radici di questa terra sono state sublimate con eleganza ed estrema sapienza nel piatto preparato a quattro mani dal padrone di casa e dallo chef stellato Marcello Spadone de La Bandiera, “tortelli di stracotto di maiale in brodo di erbe aromatiche e fiori” che sono stati a tutti gli effetti la regina delle nove portate.
L'anatra di Peppino Tinari di Villa Maiella
L'anatra di Peppino Tinari di Villa Maiella 
Le materie prime meno inflazionate sono state le più presenti in questa rappresentazione che ha, di fatto, dato una rappresentazione piuttosto veritiera della particolare ricchezza regionale, a chiudere questo discorso partito dall’agnello di Trilli e passato per lo sgombro di Dezio, si conclude in bellezza con l’anatra di Peppino Tinari di Villa Maiella, un’ode alla cucina di collina “poco rappresentata, ma pregiata e gustosa”.
Le sise delle monache, dolce tradizionale abruzzese
Le sise delle monache, dolce tradizionale abruzzese 

Ben tre i dessert. La “noisette” bavarese alla nocciola su streusel alle mandorle, cacao e glassa al cioccolato al latte del Pastry chef Filippo Di Clemente di Gran Noblesse di Mosciano Sant’Angelo, ultimo entrato nell’associazione promotrice dell’evento “Qualità Abruzzo” è stata esemplare per il rapporto che la cucina del teramano ha con la tradizione francese, mentre la pasticceria della parte sud della regione è stata rappresentata dalle tradizionalissime “sise delle monache” di Emo Lullo di Guardagrele. A spezzare queste due portate il “Lenticche e nocciola” regalato dal tristellato Niko Romito agli ospiti della serata e qui presentato al pubblico per la prima volta; un piatto coraggioso che, come è tipico dello chef di Castel di Sangro, gioca sulle diverse consistenze delle materie prime utilizzate e su gusti molto differenti tra loro, quasi in antitesi, come nocciole e aglio. 

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