L’itinerario

Dal pomodoro gigante alla ‘nduja di tonno, lungo la costa calabrese che è uno scrigno di sapori

Pomodoro di Belmonte (foto da Calabria Straordinaria - Regione Calabria)
Pomodoro di Belmonte (foto da Calabria Straordinaria - Regione Calabria) 

Nello spirito del Bob Fest, che invita a scoprire la ricchezza spesso sconosciuta della regione, un viaggio sulla Riviera dei Cedri, tra prodotti unici protetti da Slow Food e ricette tradizionali

4 minuti di lettura

Da Montepaone, casa della pizzeria BOB Alchimia a Spicchi, alla Calabria intera. La regione che fa da punta al nostro Paese ogni anno accende i riflettori sul suo territorio, sulla biodiversità che la rende unica e sul lavoro di chi non smette di crederci, e impegnarsi. Ogni anno in un luogo diverso, il BOB Fest non è solo un evento gastronomico capace di portare in Calabria più di 300 chef italiani e internazionali, far convergere nelle serate gli appassionati e raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro, sostenendo l’Airc. Il BOB Fest è, e vuole essere per sua natura, occasione di far scoprire a chi arriva la regione in tutte le sue sfumature più autentiche, con la strenua volontà di portare l’attenzione su ciò che la Calabria ha da offrire in termini di prodotti gastronomici.

Pizzaiolo capace di portare la Calabria sulla bocca di tutti, Roberto Davanzo con le sue pizze ha saputo accendere i riflettori sui prodotti regionali, sulle piccole produzioni e sugli artigiani che ogni giorno si impegnano nella salvaguardia di mestieri e varietà autoctone che non possono, e non devono, andare perse. “Lo spirito di condivisione anima il nostro lavoro, sempre – ci ha raccontato –. ll nostro impegno nel far convergere qui così tante persone, oltre all’aspetto benefico, è portare luce su quanto di bello e buono, di straordinario, ha la Calabria. Ed è per questo che ogni anno, nonostante le difficoltà organizzative nelle quali Anna e Silvia Rotella insieme a Rino Gemelli dell’associazione Alchimisti per Amore si imbattono, portiamo il BOB Fest in un posto diverso. Per il prossimo anno stiamo pensando alla Sila, ma vedremo!”.

Ed è sulla Riviera dei Cedri che la quinta edizione si è animata, a San Nicola Arcella e Praia a Mare, tratto di costa cosentina che vede il Pollino stagliarsi contro spiagge e scogli di mare cristallino. Cogliendo lo spirito di scoperta gastronomica, Il Gusto partendo dal BOB Fest ha voluto percorrere la Riviera dove crescono i cedri famosi in tutto il mondo e selezionare bocconi di alcune prelibatezze che altrove non sarebbero immaginabili.

Santa Maria del Cedro

Lo dice il nome stesso, qui l’agrume principe della pasticceria e della canditura è di casa. Il cedro di Calabria dop con la sua forma oblunga, buccia verde e sapore acidulo merita il nome di ‘oro verde’ per quanto è pregiato. Per il suo gusto acido è consumato in sciroppi, canditi, confetture e caramelle, diventa protagonista in ogni angolo d’Italia nei grandi lievitati delle feste. Citato da Boccaccio, Tasso e D’Annunzio, al cedro è dedicato un museo in cui si ripercorre la storia del suo arrivo nella Magna Grecia, a Laos, fino alle fasi di coltivazione e lavorazione che lo contraddistinguono.

Il peperoncino di Diamante
Il peperoncino di Diamante 

Diamante

Il borgo marinaro si colora di murales che decorano vicoli e piazze. Pizzi e merletti all’uncinetto fungono da frangisole tra le assolate stradine del paese che celebra il peperoncino come suo prodotto simbolo. Coltivato ovunque in Calabria, in diverse varietà, il Diavolicchio Diamante ha frutti allungati con apice appuntito e spesso ricurvo, rosso a maturazione, ha media piccantezza e sapore vegetale. Celebrato da un festival annuale proprio nel borgo, il peperoncino vede anche nella frazione di Maierà un museo dedicato alle sue varietà e cultura, voluto e curato dall’Accademia Italiana del Peperoncino che ha sede proprio a Diamante. Ricetta tradizionale di Diamante è la raganella di alici, tipica della Quaresima ma reperibile tutto l’anno, che vede il pesce azzurro diventare una sorta di frittata senza uova, legata con mollica di pane casareccio.

Belvedere Marittimo

Borgo medievale sul mare, noto come città dell’amore giacché nel Convento dei Cappuccini sono conservati frammenti ossei e un’ampolla con il sangue di San Valentino, Belvedere Marittimo ha tra i protagonisti del panorama gastronomico il gilò. Pianta di origine africana con frutti simili a piccole melanzane, è simbolo di resilienza e resistenza agricola per la sua capacità di adattarsi a climi siccitosi e a terreni fortemente assolati, nonché per essere stata tramandata di padre in figlio come coltivazione domestica. Recentemente recuperato, il gilò è anche detto melanzana rossa, da non confondere con la lucana di Rotonda. Da provare la conserva di crema di gilò al peperoncino.

Cetraro

Non tradizionale, ma innovativo capace di legare la tipicità della ‘nduja calabrese al tonno che su queste coste ha da secoli visto evolvere la storia della sua lavorazione. Nasce così, pochi anni fa, per opera di Giuseppe Bufanio, fondatore di Salagione San Francesco, la ‘nduja di tonno. Lavorazione artigianale per tutte le conserve ittiche che producono, dalle alici al tonno, abbinato in conserva con prodotti come le cipolle, le olive o i carciofi. Per la nduja di tonno viene fusa la tradizione di terra con quella di mare, l’esigenza antica di conservare ciò che la pesca dava con i sapori tipici del territorio.

Alcuni prodotti della Salagione San Francesco di Cetraro
Alcuni prodotti della Salagione San Francesco di Cetraro 

Fuscaldo

Declinate in cucina con diverse ricette, le alici di Fuscaldo, oltre che in barattolo, sono protagoniste di un festival annuale che ne celebra la tipicità. Una tradizione che affonda le radici nel XIX secolo, quando la necessità di conservare l’abbondanza delle pescose coste ingegnò i fuscaldini nelle lavorazioni a base di alici.

Fiumefreddo Bruzio

Filici, foglie di felce in dialetto calabrese. Da qui deriva il nome della filiciata di Fiumefreddo, formaggio fresco da lette di pecora o capra che, seguendo la tradizione del passato, viene avvolto in foglie di felce che gli conferiscono sapore e profumo caratteristici. Un tempo sistema per formare e contenere la cagliata, farla scolare e poi conservare il formaggio, viene mantenuto perché elemento distintivo di questo formaggio fresco.

Longobardi

La milingiana violetta ‘de Luanguvardi, melanzana violetta, si presenta lunga e claviforme con buccia liscia e sottile di intenso color viola che sfuma al bianco verso il picciolo. Ma è nella polpa la particolarità: non spugnosa, con pochi semi e poca acqua, capace di concentrare il sapore tra il dolce e il pungente. Ha rischiato l’oblio come varietà, recuperata grazie al lavoro di piccoli coltivatori è riconosciuta da Slow Food come Presidio, e si presta benissimo alla conservazione sott’olio.

La crocetta di fichi di Colavolpe
La crocetta di fichi di Colavolpe 

Belmonte Calabro

Chiamato anche “il gigante” per le sue dimensioni che possono raggiungere anche il chilo di peso, il pomodoro di Belmonte è una varietà locale particolarmente apprezzata e poco diffusa oltre la regione. Buccia sottile, polpa soda e carnosa, profumo dolce, sapore fruttato e minimamente acidulo, questa cultivar di pomodoro resiste grazie alla selezione manuale dei semi a fine stagione, tenuti da parte per la semina dell’anno successivo. Belmonte Calabro è anche luogo di nascita di una famosa azienda conserviera calabrese, Colavolpe. Fondata nel 1910 da Nicola Colavolpe, fa delle crocette il suo prodotto simbolo, avendo tratto ispirazione dalla tradizione calabrese dei fichi dottati. Farciti uno a uno con scorze di arance candite e mandorle, o noci e cedro di Calabria, i fichi secchi vengono sovrapposti a coppie di due per formare una crocetta. Ma la fantasia degli artigiani ha portato a crearne numerose versioni innovative, con farciture di ogni tipo, dal caffè al liquore Strega.

Infine una vera e propria rarità: conosciuto anche come ‘culatello del Sud’, il gammune di Belmonte Calabro è un salume che nasce nel XIX secolo nelle cantine sulle ventilate colline del paese che gli dà il nome. Annoverato tra i Presidi di Slow Food, deve il suo nome alla parola spagnola ‘jamon’, prosciutto, e adattato con il dialettale gamma, per gamba, è diventato gammune. Salume ottenuto da cosce dei robusti suini neri calabresi disossate, mantenendo il grasso superficiale, viene conciato e poi insaccato in vescica prima di stagionare almeno sedici mesi in cantina. Trovarlo non è facile, ma se ci riuscirete scoprirete un prodotto unico.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto