La pizza più buona al mondo? No, non è quella napoletana. Non parla italiano ma ha l'accento British perché la migliore è quella londinese. Almeno secondo quanto sostiene la Cnn in un lungo articolo di qualche giorno fa che tesse le lodi della tonda di Londra. Che ha uno stile tutto suo e non si limita a riproporre, come accade di norma, versioni più o meno fedeli della creazione napoletana.
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Il servizio è uscito nella sezione Travel dell'emittente statunitense che spesso menziona le nostre eccellenze e fa anche "litigare" qualche regione. Come è avvenuto poche settimane fa quando in una classifica sui migliori panini del mondo ha menzionato il tramezzino indicando la "supremazia" di quello veneziano rispetto al torinese che ne vanta l'origine.
In questo caso non sono stati fatti paragoni, Napoli non ha "litigato" con Roma per impasti, bordi, consistenze e dintorni e non ci sono critiche dirette alla pizza tricolore. Ma la partita degli spicchi la vincerebbe la pizza londinese che vien collocata sul podio mondiale attraverso le parole della coppia di food influencer inglesi Del Guercio e Delany che hanno bocciato le pizze newyorkesi ("Deludenti") e premiato senza alcun dubbio quelle londinesi a livello planetario.
"Londra, sostengono, ora serve la pizza migliore del mondo" si legge nell'articolo. Viene quindi indicata la "nuova tendenza emergente la 'London pizza' che non è ancora entrata a far parte della lista delle pizze classiche legate a destinazioni turistiche, come la napoletana, la romana, la siciliana, quella di Chicago, la newyorkese e la newhaven (pizza in stile napoletano a crosta sottile, cotta nel forno a carbone, diffusa a New Haven nel Connecticut, ndr), ma lo merita".
Ma come è in pratica questa pizza che scalzerebbe tutte le altre? Secondo la descrizione che ne fa la Cnn "tende a combinare ingredienti di alta qualità tipici della pizza napoletana, l'aspetto e le dimensioni di quella newyorkese, la crosticina scura e la lunga cottura di quelle di New Haven e della pizza romana, con impasti sperimentali". Insomma un mix di stili "ma senza regole". Ne aveva parlato una prima volta nel 2019 una giornalista inglese, Clare Finney, che ha spiegato:"Il bello, e la bellezza, è che è difficile da definire, è una vera celebrazione delle tante comunità diverse e distinte che rendono Londra ciò che è".
A "benedire" in forno la pizza londinese interviene anche l'italiano Michele Pascarella nato a Maddaloni (Caserta) che ha aperto diverse pizzerie "Napoli on the road" a New York, è stato nominato pizzaiolo dell'anno da 50 Top Pizza nel 203 e un anno fa premiato per la miglior pizza con la sua creazione al ragù.
Lui non rinnega le sue origini ma fa suo il london style e sostiene che se la pizza londinese è caratterizzata da un atteggiamento di sperimentazione, allora la sua pizza "è in stile londinese". E omaggia così la capitale del Regno Unito: "Londra merita di essere al vertice". Anche se, come sottolineano gli esperti americani intervistati dalla Cnn, "la gente continua a considerare Londra come una città di serie B dal punto di vista gastronomico". Il suo riscatto dunque passa dagli spicchi della tonda britannica sul podio. Con buona, anzi buonissima pace dell'arte del pizzaiolo napoletano che dal 2017 conta il riconoscimento di Patrimonio culturale immateriale dell'umanità Unesco.