Il caffè è uno dei rituali quotidiani più radicati nella cultura italiana, ma dietro una tazzina si nasconde un settore in profonda trasformazione. Tra cambiamenti nelle abitudini di consumo, nuove preferenze tra Arabica e Robusta e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, il mercato del caffè sta vivendo una fase di ripensamento. Ne abbiamo parlato con Alessandro Adinolfi, brand manager di Caffè Motta, con l’obiettivo di leggere l’evoluzione del comparto, sfatare alcuni luoghi comuni e analizzare le sfide che attendono la filiera.
“Negli ultimi anni il mercato del caffè in Italia ha mostrato dinamiche interessanti, segnate da un’evoluzione delle abitudini di consumo. Accanto alla crescita del monoporzionato, capsule e cialde, si sta infatti assistendo a un ritorno del caffè in grani anche all’interno delle mura domestiche. I dati di mercato raccontano una differenza geografica piuttosto netta: le cialde continuano a crescere soprattutto nel Sud, mentre le capsule trovano maggiore diffusione nel Nord. Parallelamente, aumenta la quota di consumatori che sceglie il caffè in grani, spesso accompagnandolo a macchine sempre più evolute anche per l’uso casalingo. Macinare il caffè al momento torna così a essere sinonimo di qualità, esperienza e controllo del risultato in tazza”, afferma Adinolfi.
Arabica o Robusta?
Questo rinnovato interesse riporta al centro anche il tema delle varietà di caffè, in particolare la distinzione tra Arabica e Robusta, spesso semplificata o fraintesa. Nell’immaginario comune l’Arabica viene considerata la varietà più pregiata, mentre la Robusta è talvolta percepita come meno nobile. “In realtà – spiega Adinolfi – esistono Robuste di grande qualità, capaci di offrire intensità, corpo e una struttura importante, elementi molto apprezzati nella tradizione italiana e in particolare in quella napoletana. Non è un caso che alcuni consumatori richiedano oggi miscele ad alta percentuale di Robusta, o addirittura 100% Robusta, realizzate selezionando origini diverse e lavorando su tostature più spinte.”
Dal punto di vista organolettico, la Robusta si distingue per un gusto deciso, una maggiore persistenza e una resa più marcata in crema, oltre a una maggiore resistenza agronomica della pianta. L’Arabica, invece, offre profili aromatici più complessi e una maggiore acidità. Per questo motivo, molte torrefazioni lavorano su blend equilibrati, in grado di coniugare struttura e aromaticità, rispondendo a gusti diversi e a contesti di consumo differenti.
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Il climate change
A incidere profondamente sul settore è però il cambiamento climatico, che negli ultimi anni ha messo sotto pressione l’intera filiera. Il comparto del caffè ha attraversato un triennio particolarmente complesso, segnato da un forte aumento dei prezzi della materia prima. Eventi climatici estremi, difficoltà logistiche e tensioni geopolitiche hanno ridotto la disponibilità di caffè verde e rallentato gli approvvigionamenti, creando una situazione di forte instabilità.
Come racconta il manager, “Il Brasile, primo produttore mondiale, ha registrato una significativa contrazione dei volumi a causa del mutamento delle condizioni climatiche, con periodi di siccità alternati a piogge intense che hanno compromesso le coltivazioni. Allo stesso tempo, il cambiamento del clima sta aprendo nuovi scenari produttivi: Paesi come la Cina hanno avviato coltivazioni di caffè grazie a condizioni meteorologiche mutate e a un importante sviluppo tecnologico. Anche il Vietnam, che già è il secondo produttore mondiale, ha aumentato i volumi produttivi”. Stesso discorso per alcune aree dell’Africa, al di là dei tradizionali produttori come l’Etiopia, la Tanzania e il Kenya, il che rende il mercato più globale.
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L’andamento dei prezzi
Secondo le previsioni più recenti, il 2026 dovrebbe segnare una fase di maggiore stabilizzazione dei prezzi della materia prima. Non si tratta di un ritorno ai livelli del passato, ma di un possibile assestamento dopo anni di forti oscillazioni. Un equilibrio che si riflette anche sul prezzo della tazzina al bar, cresciuto sensibilmente negli ultimi anni. Il caffè resta così un rito quotidiano irrinunciabile, ma sempre più consapevole. Dietro quel gesto semplice si muove una filiera complessa, chiamata a confrontarsi con nuove abitudini di consumo, con le conseguenze del cambiamento climatico e con una crescente attenzione alla qualità. Un cambiamento che non riguarda solo il gusto, ma il futuro stesso di uno dei simboli più profondi della cultura alimentare italiana.