Da ingegneri a fornai nel piccolo borgo di Jenne, sulle orme di Nonna Mirella
di Giulia ManciniFederico e Valentina hanno cambiato vita dopo il Covid: hanno mollato tutto per riprendere le antiche tradizioni nel paesino romano, alle pendici dei Monti Simbruini. È nata così La Forneria, dove viene valorizzato il Tortiglione, gustoso biscotto al cacao
Non sai mai cosa ti può riservare la vita finché non ci si sbatte contro. Dura e ruvida realtà, come quella in cui si sono imbattuti due giovani ingegneri in carriera quando è scoppiato il Covid. Il mondo si fermava e il loro universo familiare si sgretolava sotto il peso di un grave lutto e di molteplici ricoveri. Federico Massimi e sua moglie Valentina, ingegnere meccanico lui e biomedico lei, hanno deciso di imprimere una svolta nella loro vita.
Là, dove scorre l’Aniene
È casa il luogo in cui tornare, le radici a cui attaccarsi per trovare nuova forza. Jenne, minuscolo paese nella Valle dell’Aniene, è un borgo fatto di vicoli intricati. “La famiglia di mio marito è originaria di qui, avevamo perso mio suocero senza poterlo salutare un’ultima volta, volevamo ripartire da una vita più semplice di quella manageriale – racconta Valentina commossa, nonostante il tempo trascorso – A me è sempre piaciuto fare i biscotti in casa, mia suocera, “Nonna Mirella”, aveva la ricetta di questo biscotto tipico del paese, il Tortiglione. Ci siamo buttati!”. Nata così, nel 2020, La Forneria di Nonna Mirella: prima impresa alimentare domestica, poi arriva un punto vendita in un mercato romano. Sin dall’inizio il sogno (e l’ambizione) erano grandi. “Abbiamo voluto riportare in vita l’antico forno del paese – prosegue Valentina, accarezzando i ricordi – È datato 1751, ma alcuni documenti che stiamo studiando e cercando di recuperare, raccontano che sia ancora più antico. Era il forno in cui tutte le famiglie cuocevano le loro pagnotte, impastate con la farina ottenuta dal grano che un tempo si coltivava qui intorno”. Campi che oggi non vedono più le spighe dorate ondeggiare sotto il sole. E da quando i forni sono entrati nelle cucine domestiche, i turni per la cottura dei vari prodotti non ci sono più. Ma restano i sapori, ben impressi nei ricordi.
La rinascita dalle radici
“Questo è un forno di tre metri per te, alimentato esclusivamente a legna con fascine e tronchi dal territorio – prosegue Valentina – Fino al 1980 c’era Aurora Valentina, l’ultima “fornara” di Jenne: ha lavorato fino a pochi anni prima di andarsene”. La memoria delle sue mani e del suo lavoro per il borgo alle porte di Roma è testimoniato dalla foto in cui la piccola donna è ritratta accanto alla porta del forno. Piccola di statura, volitiva di natura, mani ossute consumate dalla fatica di una vita a cercare legna per il forno, trasportarlo in groppa al mulo per gli intricati vicoli del paese e assegnare i turni di cottura passando davanti alle porte dei compaesani. E non era finita: arrivata al forno, bisognava accendere il fuoco, farlo scaldare, impastare e formare le pagnotte, quindi venderle. E ricominciare il giorno dopo. Mai una tregua, anno dopo anno. A lei, all’ultima fornara di Jenne, va il pensiero di questi due giovani che hanno scelto una via più comoda per alcuni versi, ma non meno impervia.
La ricetta originale
Ma il pensiero va anche a Nonna Mirella, mamma e suocera a cui Federico e Valentina hanno titolato La Forneria: è sua la ricetta sulla ricetta sulla quale la coppia si è tanta spesa e impegnata. “Qui ogni famiglia ha la sua versione del biscotto, ma sono tutte accomunate nel sapore finale – spiega Federico – La leggenda vuole che sia stata una maestra pugliese, arrivata in paese, a portare il cacao nell’impasto. In verità credo che, da ingrediente prezioso e costoso nel passato, il cacao venisse inserito solo in una parte dell’impasto e poi avvolto in quello bianco”. È cosi che il Tortiglione di Jenne ha preso nuova vita, “abbiamo ‘ingegnerizzato’ la ricetta per dare nuove declinazioni di sapore al Tortiglione e per assicurarci che anche in nostra, ipotetica, assenza il prodotto venga fatto esattamente come lo abbiamo pensato e sviluppato. Come l’ho sempre mangiato io, creato dalle mani di mamma Mirella”.
Tortiglione, l’abbraccio con il cacao
Riconosciuto, anche grazie all’impegno dei ragazzi de La Forneria, come Pat (Prodotto alimentare tradizionale), oggi il Tortiglione di Jenne ha un diverso approccio agli ingredienti: “Abbiamo scelto con cura la farina più adatta, che non è locale, ma ci stiamo impegnando affinché in futuro tornino le coltivazioni di grano su queste terre – sottolinea Federico – Ma non ci limitiamo a questa tipologia di biscotto, per le feste prepariamo anche i grandi lievitati, nei fine settimana facciamo la pizza al piatto e cuociamo il pane nell’antico forno due volte a settimana. Non lo accendiamo tutti i giorni, sarebbe uno spreco perché il paese ormai ne consuma solo quel tanto che basta ai pochi abitanti”. Eppure, nonostante le difficoltà, i due ingegneri-fornai non si arrendono, anzi. Il potere delle radici risiede anche nel loro ultimo progetto per Jenne e le sue tradizioni. “Jenneland” è la neonata associazione culturale che si affianca a La Forneria di Nonna Mirella e per molte attività trova sede proprio nel dehors antistante. Tra corsi di cesteria (produzione di cesti e altri oggetti di intreccio, ndr), laboratori di cucina, visite speleologiche ed escursioni sul vecchio tratturo della transumanza che collega Jenne a Nettuno, o ancora passeggiate con raccolta di erbe spontanee, il paesaggio e la storia di questo piccolo borgo sui Monti Simbruini non andranno persi.