La tendenza

Finocchiona e ‘nduja alla conquista dell’America

Finocchiona e ‘nduja alla conquista dell’America

L’esordio del salume toscano al Fancy Food Show, la certificazione della qualità del prodotto calabrese. Oltre ai “classici” prosciutti, che sono sempre più ricercati

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Neanche i timori legati alla peste suina arrestano la corsa dei salumi italiani che, al Summer Fancy Food Show di New York, hanno trovato un’ampia vetrina: confermandosi nei prodotti più conosciuti – dai prosciutti alla coppa – ma facendo provare anche nuove (o quasi) esperienze ai trader statunitensi, com specialità come la ‘nduja e la finocchiona.

Da poche settimane il Salumificio San Vincenzo di Cosenza è certificato per export Usa e la ‘nduja prodotta in Calabria – con ricetta originale di Spilinga – è sbarcata a New York e nel resto degli Stati Uniti. Vincenzo Rota, amministratore delegato del salumificio, non nasconde la propria soddisfazione: “Siamo emozionati. La certificazione attesta il nostro impegno nel creare prodotti di qualità in uno stabilimento all’avanguardia e ci riempie d’orgoglio e di responsabilità”. Così alla grande fiera del cibo newyorkese ecco quel pezzo di Calabria ad arricchire l’offerta italiana.

Il mercato

Stati Uniti che rappresentano ora un mercato importante in un contesto internazionale in cui i salumi italiani sono cresciuti del 13% nel 2024 dopo aver già realizzato buone performance nel 2023. Anche Toscana e Umbria hanno superato i difficili test sanitari per entrare nel mercato, andando così ad ampliare una proposta importante grazie anche al traino della produzione di Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche e delle due province autonome di Trento e Bolzano. Dalla Toscana, ecco per la prima volta arriva oltreoceano un classico per gli italiani: la finocchiona. Con il direttore del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP, Francesco Seghi, a far assaggiare e raccontare questa specialità. “Mi ha colpito l’effetto wow di chi la assaggiava – racconta al Gusto – e che ha trovato nella nostra produzione qualcosa di speciale”.

Le novità

Tornando alla ‘nduja, anche Filiera Madeo ha riscontrato l’interesse del mercato americano. Anna Madeo, l’ad del gruppo, investe sugli Usa e sull’Australia, lanciando Il formato “squeezy”, pronto all’uso. Alla luce delle stringenti barriere sanitarie, infatti, aver individuato formati di ‘nduja pastorizzata ha rappresentato una importante porta di accesso. Mercato che vede anche produzioni italo-statunitensi, come quella di Nduja Bella USA, una realtà attiva tra Seattle e Spilinga per un prodotto “Artisanal Italian-made salami”, come recita il sito dell’azienda. Statunitense, ma con ingredienti tipicamente italiani, la curiosità proposta da Sita Cheese: un salame avvolto dal parmigiano.

E poi ci sono i “classici”. Come il prosciutto di Parma. Che, come ricorda Alessandro Utini, presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, trova negli Stati Uniti un mercato che nel 2024 “ha raggiunto il traguardo storico degli 800.000 prosciutti importati, per un valore di circa 100 milioni di euro”. E come il Prosciutto di San Daniele: per il Consorzio friulano diretto da Mario Emilio Cicchetti Stati Uniti e Australia sono oggi secondo e terzo mercato.

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