Nel 1955 nasceva un gelato al caffè che, nonostante nascesse senza troppe pretese, si sarebbe infilato nella memoria collettiva degli italiani. Una coppetta marrone a forma di tazzina, con un cucchiaino corto e il sapore deciso del caffè freddo. Era la Coppa del Nonno, e oggi compie settant’anni. Settant’anni sono molti per un prodotto alimentare confezionato. Sono abbastanza da farne un oggetto di archeologia quotidiana, soprattutto quando può ancora affacciarsi nello scaffale del supermercato con lo stesso nome, la stessa forma, e un gusto che - a detta di molti, quasi tutti - è cambiato pochissimo. In un mondo in cui tutto si rinnova in fretta, l’immobilità può essere una forma di forza.
La storia
Dietro questa coppa c’è prima di tutto una storia industriale vincente e nostrana. Il marchio viene registrato nel 1955 dalla ditta Tanara di Parma. In origine veniva venduto solo nei bar e nelle località balneari, in piccoli lotti artigianali. È solo nel decennio successivo che divenne un prodotto nazionale, anche grazie alla fusione con Motta e Alemagna, e alla successiva industrializzazione della produzione.
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Negli anni ’90, l’ingresso nella galassia Nestlé ne segna un ulteriore salto. Lo spot con il jingle "I feel good, I feel fine" entra nella memoria pubblicitaria italiana come uno dei più riconoscibili del decennio. La voce, calda e patinata, è quella di Gisella Cozzo. Ancora oggi, a molti basta sentire le prime note per evocare l’immagine della coppetta che si scioglie al sole.
L’identità
L’identità in una tazzina. A colpire, nel caso di Coppa del Nonno, è la resistenza al cambiamento. Il packaging è rimasto sostanzialmente identico fin dagli anni ’50. Il sapore, pure. A cambiare è stata semmai la percezione: negli anni '80 e '90 era il gelato "da adulti", quello che si comprava per i genitori. Oggi è diventato un oggetto di nostalgia attiva, una coccola trasversale, adatta tanto al dopocena di una famiglia quanto alla dispensa di studenti e lavoratori. Il suo essere “fuori moda” l’ha resa quindi, in qualche modo, sempre attuale.
Nel 2024, Coppa del Nonno ha venduto 30 milioni di pezzi e raggiunto un giro d'affari di 25 milioni di euro. Il 44% del mercato italiano delle coppe gelato è suo, un risultato che poche marche possono permettersi di sfoggiare dopo sette decenni. I numeri raccontano una continuità produttiva, ma anche una fedeltà del pubblico che non si può dare per scontata. Ogni anno 1,9 milioni di famiglie scelgono di comprarla. È un dato in crescita. Segno che, nonostante la concorrenza e il moltiplicarsi delle alternative - vegane, gourmet, proteiche - c'è ancora spazio per una ricetta semplice, che combina latte fresco e infuso di caffè da grani robusta e arabica.
Oltre il gelato. C’è un piccolo dettaglio curioso: “Coppa del Nonno” è entrata anche nel linguaggio comune. In certi contesti sportivi, ad esempio, la si usa per scherzare su tornei di scarso valore, una specie di medaglia di consolazione lessicale. Una conferma, forse involontaria, del radicamento culturale che questo prodotto ha avuto.
Anche sul fronte del sociale il marchio si è mosso. Negli ultimi anni ha collaborato con progetti inclusivi come quelli promossi da 1 Caffè Onlus, dimostrando che la popolarità può anche farsi veicolo di impegno civile. Un anniversario senza effetto nostalgia. Per i suoi 70 anni, infine, Coppa del Nonno torna in radio con lo storico jingle. Non c’è molto altro: uno spot, un concorso – le cui specifiche si trovano sulle confezioni di gelato – E va bene così. È tempo di ricordi.