La polemica

La BBC agli italiani: “Se il vostro gelato è buono è merito degli americani”

La BBC agli italiani: “Se il vostro gelato è buono è merito degli americani”

L’emittente anglosassone sostiene che le sue origini moderne sarebbero legate a due congelatori made in Usa abbandonati dopo la Seconda guerra mondiale

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Il gelato italiano? È tutto merito degli americani se lo possiamo gustare come facciamo oggi. Che si sappia nel Bel Paese. Dove, secondo la Bbc, nessuno o quasi conosce questa "verità" che l'emittente anglosassone ha sbandierato in un articolo web alla vigilia di Ferragosto. Non viene negata l'origine tricolore del gelato, ma si sottolinea che, se non ci fosse stata la tecnologia made in Usa, potevamo scordarcelo di averlo a disposizione sempre e ovunque, senza problemi di conservazione e di distanze.

L'ammissione di genitorialità made in Italy c'è, ma insieme al riferimento alla terra a stelle e strisce: "Il gelato è sinonimo di Italia -si legge-, le sue origini moderne risalgono a un'umile latteria in Toscana e a un paio di congelatori americani abbandonati risalenti alla Seconda Guerra Mondiale". Segue l'informazione diretta agli ignari consumatori, "persino" a noi italiani con una sorta di lezione in quello stile british con cui gli inglesi spesso trattano il nostro cibo, dalla critica del Times che intitolò "La truffa della cucina italiana" quando ricevemmo il riconoscimento Unesco alla recente inchiesta proprio della Bbc sull'obesità infantile nel nostro Paese.

"Ogni estate" recita l’attacco dell’articolo, “decine di milioni di viaggiatori internazionali affollano l'Italia e molti di loro ordineranno almeno un gelato durante il loro soggiorno Ma è probabile che pochissimi di questi visitatori – e persino molti italiani stessi – si rendano conto che una delle prelibatezze più tipicamente italiane non avrebbe mai avuto successo se non fosse stato per la tecnologia americana". Quindi la spiegazione dettagliata del fatto, con lo sguardo e le papille gustative rivolte al passato: "Per capire come quel pistacchio cremoso color verde intenso, quella stracciatella a strisce di cioccolato o quella crema color giallo sole siano finite sul vostro cono, dovete fare un salto indietro nel tempo, in una modesta latteria toscana e in un paio di congelatori militari americani abbandonati".

Poi una lunga descrizione dei procedimenti dei gelatieri di ieri e dell'altro ieri, che riassume la storia del prodotto: "Molto prima che gli italiani moderni ordinassero il gelato negli stabilimenti balneari, i loro antichi antenati romani raffreddavano vini dolcificati con miele e sciroppi di frutta con la neve di montagna, creando dolci ghiacciati simili a sorbetti". Si prosegue con la Sicilia del IX secolo, poi il Rinascimento con il Bernardo Buontalenti (l'architetto e scultore fiorentino al quale si attribuisce l'invenzione del gelato moderno nel 1565). Fino a citare le prime gelatiere a manovella che però "creavano gelati che si scioglievano rapidamente" e la refrigerazione elettrica alla fine degli anni '20 che realizzava un prodotto che ancora non poteva viaggiare ma doveva "essere e consumato vicino casa".

Dopodiché nella storia entra in scena l'America. Siamo nel Dopoguerra, in una piccola città non distante da Firenze: Empoli. "È qui che la creatività toscana incontrò l'ingegneria americana" puntualizza il servizio che ripercorre la storia di Romeo Bagnoli e dei suoi figli, creatori di una delle aziende produttrici più note di gelati italiani, anzi "all'italiana". Nata in una latteria poi trasformata in un bar che si chiamava Sammontana. Qui d'estate si servivano piccole quantità di gelato artigianale "utilizzando il loro unico frigorifero peraltro poco affidabile", come spiega l'emittente che a questo punto menziona i "due congelatori militari americani di livello industriale".

Erano stati abbandonati dagli alleati e potevano essere legalmente comprati dai cittadini italiani. E proprio così fecero i fratelli Bagnoli che poi recuperarono in una discarica altri macchinari statunitensi per gelati commerciali "rielaborandone i componenti fino a renderli in grado di produrre lotti continui". Questo consentì loro "per la prima volta di congelare in modo costante anziché in piccole porzioni e in maniera discontinua". Non manca il paragone con "il gelato più grasso, già popolare negli Stati Uniti da quasi un secolo e in grado di tollerare cicli di congelamento più lunghi", che si differenzia da quello italiano che "necessita di un congelamento rapido e costante per mantenere la sua consistenza densa".

Il successo in pratica era nell'esser riusciti a realizzare un prodotto "liscio e stabile, senza cristalli di ghiaccio, in quantità sufficienti per venderlo anche al di fuori del loro quartiere, preservando al contempo il carattere artigianale che definiva il gelato toscano". Un nuovo modello di refrigerazione adottato anche da altre aziende: nell'articolo vengono citate Algida, Motta, Spica (la gelateria di Napoli che inventò il Cornetto confezionato).

Non ci sono però contrapposizioni fra fazioni artigiane e industriali. La Bbc si limita a riportare il commento di Eduardo Zucchini, portavoce del Museo del Gelato Carpigiani di Bologna: "Il gelato su scala industriale non ha eliminato il gelato artigianale [delle origini]" ha affermato. "Il gelato industriale ha costretto il gelato artigianale ad evolversi e, in definitiva, l'Italia ha sviluppato sia un solido settore industriale sia un'ampia rete di gelaterie artigianali indipendenti. La concorrenza dei produttori industriali ha incoraggiato le gelaterie artigianali a migliorare l'igiene, la tecnologia e l'organizzazione professionale".

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