Confidenzialmente si chiama PB&J, che è l’acronimo di peanut butter & jelly, e ed è il panino con burro di arachidi e marmellata che, nel mondo della NBA, è diventato un rituale scaramantico pre-partita. La ragione per cui questo sandwich, semplicissimo e antico, sia riuscito a diventare un simbolo in un ambiente presidiato da nutrizionisti e maniaci dell’alimentazione funzionale, è una leggenda che sta circolando da anni tra media specializzati e il più accurato nel riportarla è stato il giornalista Baxter Holmes, sulla rivista ESPN, con un articolo che racconta passo passo come l'umile panino al burro d'arachidi e marmellata sia diventato il carburante preferito dai giocatori NBA.
La storia
La leggenda narra che tutto ebbe inizio nel 2007 con i Boston Celtics. Prima di una partita, un giocatore affamato chiese un panino al burro d’arachidi e marmellata. Kevin Garnett ne prese uno, giocò una grande partita e da allora lo trasformò in un rituale. Ordinò che ci fossero sempre panini PB&J prima di ogni match.
Il preparatore Bryan Doo iniziò a prepararne venti a partita, con etichette codificate (S per fragola, G per uva, C per croccante). Garnett, fedele al gusto fragola, ne pretendeva sempre due, anche solo per sentirsi pronto. Quel gesto, semplice ma potente, diventò un'abitudine vincente per i Celtics, che chiusero quella stagione con 66 vittorie e un titolo NBA. Merito anche dei panini? Chi può dirlo.
Nel corso delle stagioni successive, mentre i giocatori cambiavano divisa e si spargevano nelle altre squadre della Lega, la mania del sandwich con burro di arachidi e marmellata contagiava altri giocatori e con il passare del tempo, il rituale del PB&J si diffuse in tutta la NBA. Alla fine, molti team hanno sviluppato le proprie idiosincrasie e superstizioni per quanto riguarda lo spuntino. Stando ai media americani, pare che i Portland Trail Blazers preparino venti PB&J senza crosta prima di ogni partita, metà dei quali tostati, su richiesta del playmaker Damian Lillard; i Milwaukee Bucks hanno un buffet pre-partita con diverse varietà di burro di arachidi, marmellate e tipi di pane, inclusa la Nutella; i Cleveland Cavaliers servono PB&J artigianali ai propri giocatori, mentre offrono versioni confezionate agli avversari, in una sorta di guerra psicologica di panini. E naturalmente anche gli atleti hanno maturato preferenze personali specifiche: Russell Westbrook ama il pane integrale tostato, burro all'interno, marmellata di fragole e taglio verticale; Carmelo Anthony mangia il suo PB&J su bagel alla cannella e uvetta.
Il trend
La popolarità del panino non accenna a diminuire al punto che nel 2026 tornerà la Nike KD 6 “PBJ”, la sneaker ispirata al celebre panino al burro d’arachidi e marmellata, che Kevin Durant ha dedicato all’amatissimo sandwich. La scarpa, che riprende i colori del sandwich con una tomaia gialla burro d’arachidi e uno Swoosh viola gelatina, è diventata un’icona tra gli appassionati di basket e di sneaker. Lanciata per la prima volta nel 2013, la “PBJ” non è solo una scarpa, ma un vero e proprio omaggio a questa merenda diventata quasi sacra nella NBA.
Recentemente, poi, il Washington Post ha riportato che i Wizards hanno fatto del PB&J quasi un’arte culinaria. Il team prepara panini con ingredienti biologici e artigianali, con pane fatto in casa e marmellate. Questi panini, preparati in circa 20 esemplari per partita, sono diventati un rituale imprescindibile per giocatori come Richaun Holmes e Anthony Gill.
Il peanut butter and jelly sandwich ha una storia gloriosa, saldamente legata alla cultura popolare americana: nasce negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, con le prime ricette pubblicate nel 1896 e una descrizione più precisa nel 1901. L’uso del panino si diffuse tra le classi popolari grazie al basso costo del burro di arachidi e alla praticità del pancarré affettato. Negli anni '20 divenne uno spuntino popolare tra i bambini. Oggi è così radicato nella cultura americana che il 2 aprile si celebra il National Peanut Butter and Jelly Day.
Comfort food
La cosa singolare in questa faccenda è che l’NBA è piena di esperti che studiano l’alimentazione degli atleti per garantire prestazioni al top, eppure questo sandwich così semplice e casalingo ed economico, da sempre infilato dalle mamme negli zaini della scuola, è diventato uno spuntino cult di atleti ricchissimi.
Come riporta Holmes nel suo articolo, in decine di interviste con giocatori, allenatori, dirigenti, nutrizionisti, preparatori atletici e altri professionisti dell'NBA e dintorni, la spiegazione più comune è stata la più ovvia: il panino al burro d'arachidi e marmellata è un comfort food, e innumerevoli giocatori, come innumerevoli altri esseri umani, ci sono cresciuti. Ricordo d’infanzia rassicurante, ma anche amuleto commestibile diventato parte integrante della routine di ogni partita.