Gli americani abbandonano la doggy bag, rischiando di far tramontare un’abitudine divenuta da molti anni un elemento distintivo della cultura degli Stati Uniti, oltre che della ristorazione sostenibile. Se in Italia l’idea di portare a casa una confezione con il cibo avanzato al tavolo di un locale non ha mai davvero preso piede (spesso anche per una questione di imbarazzo), negli Usa si tratta di una consuetudine talmente radicata che spesso sono gli stessi camerieri, quando notano un piatto non terminato, a chiedere se possono impacchettare il tutto. Almeno fino ad ora. Il New York Times, infatti, racconta come i ristoratori di molte grandi città abbiano notato un’evoluzione piuttosto sorprendente nel comportamento dei clienti, e che i giovani in particolare mostrano un’inedita avversione alla doggy bag. Il quotidiano cita numerose testimonianze di addetti ai lavori e si interroga sulle cause di quello che viene considerato un cambiamento epocale.
I numeri
Secondo i dati del 2023 di ReFED, organizzazione che si occupa di ridurre lo spreco alimentare, l'americano medio lascia nei piatti dei ristoranti 24 chili di cibo ogni anno. La presidente Dana Gunders spiega che è difficile monitorare le variazioni nel tempo, ma molte informazioni suggeriscono una tale differenza nella percezione degli avanzi che il gruppo prevede di commissionare uno studio sull’argomento. Secondo Gunders ci sono prima di tutto persone a cui l’idea non è mai piaciuta, e “semplicemente dicono: non mangio avanzi, per principio”. Poi ci sono le questioni logistiche, sottolinea: molti negli Stati Uniti si spostano con i mezzi pubblici, oppure hanno altri impegni dopo il pranzo o la cena, ed entrambe le cose possono far sì che portare con sé per lungo tempo sacchetti con il cibo sia scomodo, oltre che poco igienico.
Molti ristoratori a New York e in altre città americane hanno osservato questa svolta, come Emmett Burke, titolare di due pizzerie a Manhattan (Emmett’s e Emmett’s on Grove). “Guardo i piatti che tornano in cucina e tutto il cibo che buttiamo via, e mi chiedo se c'è qualcosa che non va”, afferma, stimando che tre quarti dei suoi clienti oggi non portino a casa gli avanzi, e molti di questi sono giovani. La teoria di Burke è che i membri della Generazione Z sono cresciuti con la possibilità di ordinare quello che vogliono, quando vogliono, dai loro telefoni. Quindi perché portare a casa il cibo da un ristorante quando si può facilmente ordinare qualcosa di fresco il giorno dopo? Con buona pace della lotta allo spreco alimentare. Anche Jenn Saesue, comproprietaria di Fish Cheeks e Bangkok Supper Club, due locali thailandesi a Manhattan, dava per scontato che la maggior parte dei clienti portasse via gli avanzi. Quando ha contattato il suo staff è rimasta scioccata nell’apprendere che non era così, anche perché nel suo paese d’origine le è stato insegnato che gettare il cibo è assolutamente vietato.
“I contadini lavorano sodo per raccogliere questo riso - sottolinea - Non si lascia un chicco nel piatto. Si prende quello che si riesce a mangiare e, se avanza, lo si consuma a casa”. In particolare, le famiglie tendono ancora a chiedere le doggy bag, ma non i giovani, che “non finiscono nulla e non lo portano a casa”, dice. Inoltre, come spiega Abraham Merchant, Ceo di Philippe Chow, una catena di ristoranti cinesi con sedi a New York, Nashville e Washington, i gruppi dopo la pandemia hanno riscoperto la voglia di condividere il cibo e scambiarsi le pietanze. Ma in questo caso “non vogliono portare a casa quel che resta. Nei piatti ci sono stati coltelli, forchette e bacchette di persone diverse”. Tra le amanti della doggy bag c’è persino l’ex first lady Michelle Obama, fotografata più volte con il sacchetto contenente gli avanzi del suo pasto (anche dopo una cena di San Valentino con il marito Barack al ristorante Table Fifty-Two di Chicago).
Le origini
Ma quali sono le origini di questa usanza? Come spiega lo Smithsonian Magazine, la moderna doggy bag è nata proprio negli Usa durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la scarsità di cibo era all’ordine del giorno. Nel 1943 i caffè di San Francisco hanno iniziato ad offrire ai clienti dei contenitori di cartone che potevano usare in modo da portare a casa gli avanzi - come suggerisce il nome - per i propri cani. Più o meno nello stesso periodo gli hotel di Seattle, nello stato di Washington, hanno dato il via a una pratica simile, e piano piano i ristoranti di tutto il paese hanno seguito l’esempio. Dopo poco, peraltro, anche chi non aveva un animale domestico ha iniziato a portare via il cibo avanzato per consumarlo successivamente, un comportamento criticato dagli esperti di galateo tanto da spingere alcuni, almeno in principio, a fingere di avere un cane per cui chiedere la doggy bag. Nei tempi più recenti, intanto, il confezionamento si è evoluto, con pacchetti preparati accuratamente. E oltre al cibo, a volte si fa impacchettare anche il vino, nel caso in cui si ordini una bottiglia e non si riesca a finirla.