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Il Monferrato e il segreto dei vini longevi: dal Grignolino alla Barbera passando per la Freisa

Piero Arditi delle Cantine Valpane a Ozzano Monferrato 

Buona parte del merito sta nelle marne che compongono i suoli e danno carattere al vino. L’esempio di Piero Arditi delle Cantine Valpane

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C’è qualcosa di speciale, anzi di non detto, che serpeggia fra i vignaioli del Monferrato. Ed è il segreto delle marne di Sant’Agata Fossili del periodo Tortoniano-Messiniano, risalente a 9 milioni di anni fa. Ora, se questa è la formazione dei terreni più comune e diffusa nella Langa del Barolo e del Barbaresco, i medesimi terreni si trovano nel Tortonese (Sant’Agata Fossili è un comune di quella zona) ma anche nel Monferrato, con l’enclave di Grazzano Badoglio, fino a Murisengo Val Cerrina. Marne perché sono composte quasi interamente da strati marnosi con poca sabbia per cui i terreni hanno una percentuale importante di sedimenti fini, limo e argilla, che danno carattere ai vini.

La mappatura: il Monferrato e le unità geologiche

Ora, sarà per questo che diversi vignaioli stanno scommettendo sul vino invecchiato, per offrire risultati sorprendenti su Barbera, Freisa e Grignolino. Quest’ultimo è già stato al centro di una rivoluzione, allorché nacque il Monferace, ossia un Grignolino che si affina per 4 anni (come il Barolo) prima di uscire sul mercato. Detto questo, grazie al Consorzio Colline del Monferrato Casalese, è stato avviato un processo virtuoso che si intitola “Caratterizzazione geologica vigneti del Monferrato casalese” con tanto di pannello messo nei vigneti e realizzato dal geologo e sedimentologo Alfredo Frixa. Questo in continuità con la precedente azione di mappatura delle zone e dei vigneti del Monferrato casalese, realizzato dal cartografo e divulgatore scientifico Alessandro Masnaghetti, di Enogea, che domenica 18 maggio sarà proclamato Amico del Grignolino nell’ambito di Golosaria a Vignale Monferrato. Interessante il metodo di lavoro: prelievo dei campioni del suolo dei diversi vigneti, analisi su formazione geologica del substrato, età, profondità del mare, bacino, periodo geologico, nonché la posizione del vigneto, la litologia, gli ambienti marini del passato e la granulometria riferita alle sabbia (contenuti minerali e fossilifieri). A corredo dei dati reperiti, sono stati considerati: percentuali di sabbia, limo, argilla, carbonato di calcio e pH. Tra le unità geologiche figurano dunque la Pietra da Cantoni (oggetto di un museo interessantissimo a Cellamonte), e la formazione di Sant’Agata Fossili di cui parlavamo, che sarà oggetto, domenica 18 maggio alle ore 16, di una masterclass con 16 vini a Grazzano Badoglio (nelle scuole), enclave di questi suoli unici. Ora, nel mio recente peregrinare mi sono imbattuto in due cantine, che praticano l’affinamento di vini insospettabili. Il primo, a Ozzano Monferrato, è Piero Arditi delle Cantine Valpane, il quale non nasconde che gran parte dei suoi vini vanno all’estero. Ma che vini?

La degustazione

Il Grignolino del Monferrato Casalese “Euli” 2018 ha colore aranciato trasparente; al naso amarena, note minerali concentrate miste a un’intensa acidità. In bocca è morbido, vibrante, tannico ma perfettamente integrato, con un finale leggermente sapido. Il 2017 è più rotondo, con note di polpa di frutta.

Il Monferrato Freisa “Canone Inverno” che assaggio è del 2013. Ha colore rubino con unghia aranciata; al naso sottobosco, terra bagnata, da cui emerge lampone disidratato, uva sultanina, confettura. In bocca è graffiante, tannico, fresco, con una viscosità intrigante. E qui siamo all’affermazione eroica, che personalmente condivido, che il Freisa sta al Monferrato come il Barolo sta alle Langhe.

Superba la Barbera del Monferrato superiore “Perlydia” 2012 (questa l’annata in commercio). Ha colore rubino intenso, naso minerale, note fruttate. In bocca è armonico, vibrante, setoso, testimonianza del frutto preponderante della Barbera in Monferrato. È pregnante di acidità, ma sul fondo. Ancora più grande è la Barbera del Monferrato superiore “Perlydia” 2011: il colore è molto concentrato. Al naso c’è un frutto rotondo e speziato. E qui, ancor di più viene fuori la polpa della frutta e la rosa, sostenuta da freschezza. In bocca è rotondo, avvolgente, con un finale fresco. Grande rosso.

Ma che dire della Barbera del Monferrato superiore “Valpane” 2009?

Molto più consistente degli altri è il suo rubino con riflessi aranciati appena accennati. Ha note eteree di frutta rossa; In bocca è setoso, enorme, ampio, con un’acidità ficcante e un finale che ti lascia in bocca la sensazione della frutta fresca di stagione.

La seconda cantina è di Murisengo, dove Piero Negro, oculista di professione, ha scelto nel 2012 di dedicarsi a Cascina Voglietti, ai piedi del Bric dLa Losna (il bricco del fulmine). Il centenario zio Stefano, desiderava che la vite non finisse e così Piero con la moglie Barbara hanno preso in mano i 30 ettari di terreno di cui 3 vitati a regime biologico. Anche i metodi di fare il vino sono ispirati ai criteri naturali, con l’utilizzo di anfore di terracotta. Ed è qui che finisce il frutto delle uve baratuciat. Assaggio il Bianco “La Tina” 2023 che si presenta con un colore oro di bella consistenza. Al naso senti la polpa della pesca, ma anche note minerali e speziate accentuate. In bocca è molto equilibrato, complesso, sapido. L’ennesimo campione convincente offerto da un vitigno che riesce a dare il massimo ancor più se coltivato sui terreni magici delle marne di sant’Agata Fossili. Lui ne fa anche una versione spumantizzata col metodo ancestrale ed una con una macerazione maggiore. Così il Monferrato Bianco “La Tina” 2021 ha colore orange, al naso note dolci che ricordano tè, polpa di frutta esotica e pesca melba; in bocca è tannico, graffiante, ferroso. Equilibrato nel suo genere.

Piero Negro 

Il Grignolino del Monferrato Casalese “Barouss” è del 2019. Ha colore rubino consistente che tende all’aranciato; al naso c’è il lampone. In bocca è pieno, ampio, tannico, autentico, con note di asparagina ed erba amara. Il Monferrato Freisa “Latur” 2019 emerge con una nota di confettura di mora intensa e grafite. Si può dire che sia ancora giovane nella sua evoluzione. Enorme è invece la Barbera del Monferrato “Le Vinee” 2017. Ha colore rubino consistente; è molto elegante al naso, con frutta sotto spirito e un effluvio balsamico. La trama in bocca è setosa, lunga, con quel tratto di acidità, amaricante, davvero caratteristico.

Coi vini del Monferrato Casalese c’è un appuntamento sabato 17 maggio alle 15 nel castello di Casale Monferrato dove, nell’ambito di Golosaria (www.golosaria.it) è ambientato il format Barbera&Champagne, anche con una masterclass dedicata a 10 Barbera del Monferrato Superiore docg da conoscere. Invece domenica pomeriggio il Grignolino sarà a Vignale Monferrato, il Ruchè in scena a Castagnole Monferrato e i vini dell’enclave di Sant’Agata Fossili a Grazzano Badoglio. Più di un motivo per partire!