Benessere a tavola
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Così il cibo influisce sulla genetica

Così il cibo influisce sulla genetica

Dalle verdure al pesce azzurro, secondo gli studi di epigenetica determinati alimenti permettono di raggiungere l’anzianità in buone condizioni di salute

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L’epigenetica è una branca della biologia, letteralmente significa “sopra (epi) i geni”, cioè al disopra del DNA. In altre parole, se la genetica studia il DNA e la sua struttura, l’epigenetica studia il cambiamento nell’espressione dei geni non dovuto a modifiche nella sequenza del DNA ma a modifiche chimiche che influenzano il DNA e studia il modo in cui i geni si esprimono e come il DNA viene letto. Nell'ultimo decennio ci sono stati progressi nella comprensione della biologia epigenetica che sono coincisi con un crescente interesse pubblico per l'impatto sulla salute, anche a causa dello stile di vita.

I segreti

È stato dimostrato che una dieta equilibrata permette di raggiungere l’anzianità in buone condizioni di salute e previene malattie come cancro, diabete e disturbi mentali, anche se i meccanismi biologici alla base di queste malattie non sono ancora molto chiari. Se i marcatori epigenetici si trovano fuori posto o attivi in modo anomalo, possono alterare i normali profili di espressione genica e attivare o disattivare i geni. Nutrienti, pesticidi, fattori politici e ambientali possono influenzare, direttamente i livelli e il turnover dei marcatori epigenetici. In uno studio Wang et al. hanno identificato due composti fitochimici quali l’acido diidrocaffeico (DHCA) e la malvidina-3-O-glucoside (Mal-gluc), che sono degli intermedi metabolici derivati dal succo d’uva Concord, dall’estratto di semi d’uva e dal trans-resveratrolo e che attenuano i comportamenti simil-depressivi nei topi. Nello studio di Wang et al. è stato provato come sorprendentemente i composti fitochimici derivati dall'uva influenzino l’infiammazione sinaptica cerebrale contro lo stress nei topi. La malnutrizione nella prima infanzia è direttamente collegata ad una serie di disordini e disturbi alimentari, più avanti nell’età. Grazie all’epigenetica nutrizionale, oggi sappiamo che le scelte alimentari quotidiane possono accendere o spegnere geni chiave per la salute, l’invecchiamento e la prevenzione delle malattie.

Non è destino

La genetica non è il destino piuttosto una predisposizione, che può variare con l’epigenetica. L’impatto della genetica sull’insorgenza delle malattie pesa per circa il 30% il restante 70% dipende da noi, da quello che mangiamo, da come ci muoviamo, se gestiamo bene lo stress, insomma dal nostro stile di vita. Integrare nella dieta quotidiana alimenti capaci di incidere favorevolmente sull’epigenetica e se necessario utilizzare integratori mirati, capaci di ottenere una sorta di prevenzione personalizzata.

Quello che si mangia può attivare o disattivare i geni; infatti, la scienza oggi dice che il modo in cui si vive e ci si alimenta può influenzare i geni, senza cambiare la loro struttura. L’epigenetica è proprio questa affascinante disciplina. In altre parole, potremmo riformulare la nota locuzione di Feuerbach “l’uomo è ciò che mangia” aggiungendo “ma anche ciò che fa con il proprio corpo”. Ogni pasto, infatti, può diventare un messaggio biologico che spegne i geni dell’infiammazione o accende i geni della longevità. Uno dei segnali più potenti viene proprio dal cibo che mettiamo nel piatto ogni giorno. L’epigenetica studia i meccanismi di regolazione dell’espressione genica costituiti da segnali biochimici capaci di decidere quali geni debbano essere “letti” e quali “silenziati”. Altri meccanismi sono influenzati dall’alimentazione come l’attività fisica, stress e qualità del sonno, esposizione a tossine ambientali.

Gli alimenti da preferire

In pratica, il DNA contiene tutte le informazioni, ma sono i segnali che inviamo al corpo a decidere quali istruzioni attivare. Uno dei segnali più potenti viene proprio dal cibo che mettiamo nel piatto ogni giorno. Ci sono alcuni cibi che contengono sostanze naturali come composti fitochimici ed epinutrienti capaci di stimolare l’attività di geni protettivi, tra cui quelli coinvolti nella detossificazione cellulare, nella riparazione del DNA e nella riduzione dell’infiammazione.

Ai primi posti della classifica degli alimenti detossinanti ci sono le verdure crucifere (broccoli, cavoli, rucola) che contengono sulforafano capace di aiutare il corpo a eliminare tossine e protegge le cellule. Infatti, stimola gli enzimi della fase II della detossificazione epatica e attiva l’espressione del gene NRF2, che regola le principali risposte di protezione della cellula. I frutti di bosco sono ricchi in polifenoli e antociani, proteggono dall’invecchiamento cellulare e regolano la metilazione del DNA. Il pesce azzurro (salmone, sgombro, aringhe) è ricco in Omega-3, che riduce l’espressione dei geni pro-infiammatori come IL-6 e TNF-α e quindi di fatto abbassano l’infiammazione. Mangiare consapevolmente e correttamente allunga la vita.

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