I consigli

Italiani, sicuri di saper mangiare all’estero? Ecco cosa sbagliamo quando andiamo al ristorante

Italiani, sicuri di saper mangiare all’estero? Ecco cosa sbagliamo quando andiamo al ristorante

Ironizziamo su chi ordina il cappuccino con la pizza, ma noi non sempre siamo impeccabili. Gli esperti ci spiegano come evitare gaffe in Spagna, Francia, Giappone e Grecia

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Siamo tutti bravi a ridacchiare del turista straniero che ordina pizza e cappuccino o mette il Parmigiano sugli spaghetti allo scoglio, ma ci siamo mai chiesti, noi, italiani in vacanza all’estero, se sappiamo comportarci a tavola in modo impeccabile? Siamo davvero capaci di ordinare un pasto in un bistrot parigino, fare aperitivo a Ibiza o mangiare sushi a Tokyo?

E se fossero gli altri, per una volta, a ridacchiare di noi? Meglio prepararsi con una serie di regole e consigli sulle abitudini da lasciare a casa quando si tratta di mangiare all’estero. Lo abbiamo chiesto a quattro esperti, che potrebbero salvarci da una figuraccia o perlomeno consigliarci su come godere al meglio di un pasto da veri “local”.

In Spagna, niente aperitivo, niente fretta e niente pasta. Borja Beneyto, conosciuto online come Matoses, è uno scrittore e critico gastronomico madrileno, tra i più noti osservatori della ristorazione spagnola e internazionale. Ci stila una guida di sopravvivenza per gli italiani che stanno preparando la valigia per la Spagna e le isole: “Come prima cosa: se siete su una terrazza al sole, ordinate un Aperol Spritz e aspettate che compaia il buffet di focaccia e insalata di pasta resterete delusi. Non arriverà.Il glorioso aperitivo italiano qui non esiste. Noi abbiamo tapas e raciones e, salvo in alcune zone dell’Andalusia, si pagano”.

C’è anche una questione di fuso orario gastronomico: “Presentarsi a cena alle 19.45 significa trovare i camerieri intenti nel pasto del personale. In Spagna si pranza verso le 15 e cenare prima delle 21.30 equivale a una merenda tardiva. Anche il dopo cena segue ritmi diversi: mentre in Italia si beve velocemente un espresso e si va via, in Spagna la sobremesa, l’arte di restare a tavola bevendo digestivi e conversando, è quasi sacra. Non chiedete il conto appena avete terminato il dolce: i camerieri penseranno che siate arrabbiati o in fuga dal Paese”.

Beneyto invita anche a nonordinare pasta, se non in un ristorante italiano, e per quanto riguarda i piatti di riso, come la paella o l’arroz a banda, non sono un primo piatto, ma una portata principale, da mangiare quasi esclusivamente a pranzo. Al momento di pagare poi “gli italiani controllano il conto alla ricerca del coperto. Rilassatevi: qui non esiste. L’acqua del rubinetto, agua del grifo, è gratuita per legge e il pane si paga soltanto se lo si mangia”. Ma in generale, la regola aurea è questa: “Ogni estate località come Formentera e Ibiza si trasformano in province italiane. La gaffe più imbarazzante? Ritrovarsi tutti nelle pizzerie gestite da italiani e lamentarsi che la mozzarella non sia buona come a Napoli. Rinunciate alla ricerca di una burrata passabile e scegliete invece una spettacolare caldereta de langosta minorchina o delle papas arrugadas delle Canarie. Fidatevi: il vostro palato vi ringrazierà”.

In Francia, non tagliate l’insalata e non chiedete modifiche. Da Parigi, dove vive, Alessandra Pierini, autrice, divulgatrice e specialista della gastronomia italiana ci spiega che: “In Francia il ristorante, anche a mezzogiorno, è prima di tutto un luogo dove si trascorre del tempo, non bisogna avere fretta e chiamare continuamente il cameriere. Si aspetta che sia lui a venire al tavolo. Un semplice sguardo è spesso sufficiente”. E ancora: “Non chiedere troppe modifiche. Si ordina ciò che è in carta e si rispetta la preparazione dello chef. Piccole richieste sono talvolta possibili, ma bisogna mettere in conto che il ristorante possa rifiutarle. I piatti fuori menu, anche per i bambini, sono poco abituali.”

Insalata nizzarda
Insalata nizzarda 

Pierini ci suggerisce anche una curiosa regola di galateo: “In Francia l’insalata non si taglia: le foglie più grandi si ripiegano con la forchetta, aiutandosi con il coltello. La regola risalirebbe a quando l’aceto poteva annerire le lame d’argento ed è rimasta nel galateo francese”. Poi una serie di piccoli accorgimenti da insider: “L’acqua del rubinetto (“une carafe d’eau”) è perfettamente normale e gratuita. Non c’è alcun imbarazzo nel chiederla” continua Pierini. “In molte città francesi bisogna aspettarsi tavolini più piccoli e sale più raccolte rispetto all’Italia. Lo spazio è prezioso e la vicinanza fa parte dell’atmosfera dei bistrot. Se i tavoli sembrano uno sull’altro, è perfettamente normale”.

In Francia, e soprattutto a Parigi, bere un caffè al banco è meno abituale che in Italia, ci si siede anche solo per un espresso. Lo stesso vale per la colazione. E una raccomandazione preziosa: “È fondamentale prenotare, soprattutto nel fine settimana, e rispettare gli orari del servizio, molti ristoranti francesi non accettano clienti in ritardo o fuori dalle fasce previste”. Anche qui, la regola generale è univoca: “L’errore più grande che fanno gli italiani è cercare la Francia con il metro dell’Italia. Si confronta il pane con il nostro pane, il caffè con il nostro caffè, i formaggi con i nostri formaggi. In realtà, quando si viaggia, la curiosità è sempre più interessante del giudizio”.

In Giappone, il sushi non aspetta e la mancia non si lascia. Takefumi Hamada, influente gastronomo giapponese e profondo conoscitore della ristorazione internazionale ci avverte su temperature e cortesia: “La temperatura è sacra. In Giappone, le cose fredde devono essere fredde e quelle calde devono essere calde: tiepido non è quasi mai un complimento e, di fatto, non lo troverete praticamente mai scritto su un menu. Perciò mangiate non appena il piatto arriva. Al banco del sushi o della tempura, ogni boccone viene servito alla temperatura esatta: va mangiato subito. E se volete scattare una foto, chiedete prima il permesso: ad alcuni chef non piace essere fotografati”.

Cose che non dovrebbero stranirci: “Il rumore di chi risucchia i noodles potrà sembrarvi strano, ma ha una ragione precisa: insieme agli spaghetti si aspira aria, permettendo agli aromi di risalire dalla bocca verso il naso. Quindi perdonate il rumore e, anzi, provateci anche voi. È più difficile di quanto sembri”. E una notizia importante: “Niente mance. Un tempo si poteva lasciare un kokorozuke in un ryokan tradizionale, ma anche questa consuetudine è quasi scomparsa nelle strutture moderne; nei ristoranti, invece, la mancia non è mai esistita. Il personale è sinceramente orgoglioso di offrire il miglior servizio possibile per lo stipendio che riceve, quindi una mancia può metterlo più in imbarazzo che fargli piacere. Ringraziate con calore, a parole e con un piccolo gesto del corpo: vale più di qualsiasi somma di denaro”.

In Grecia, meno campanilismo e qualche mancia in più. “I greci nutrono simpatia per gli italiani” ci spiega da Atene la giornalista di viaggi Eleftheria Alavanou. “Se penso a tipiche gaffe all’italiana non mi viene in mente nulla, tranne il fatto che gli italiani hanno probabilmente aspettative molto alte in fatto di caffè e potrebbero rimanere delusi dall’espresso servito in Grecia”. Facendo una piccola ricognizione tra hotel, ristoranti e negozi di generi alimentari, Alavanou torna da noi con un responso: “Gli italiani non tengono per sé le proprie opinioni: se qualcosa piace, lo mostrano; se non piace, altrettanto. Al ristorante vogliono vedere i piatti da vicino, sapere da dove arrivano gli ingredienti e possono chiedere dove venga coltivato il pomodoro “Seno di Afrodite”.

Non esitano a discutere con lo chef se la rana pescatrice, in greco peskandrítsa, e lo sklempoú siano davvero lo stesso pesce, o se l’olio italiano sia superiore a quello greco. Se il pasto non li convince, si lamentano; se invece lo apprezzano, spesso lo fanno capire più con il viso che con le parole”.

Siamo molto campanilisti? “In una certa misura, sì. In una gastronomia specializzata in formaggi è più probabile che comprino Parmigiano Reggiano piuttosto che formaggi greci. Al bar possono liquidare l’espresso ancora prima di averlo assaggiato. In un locale insistono spesso nell’ordinare le bevande in italiano. E quando si parla di mance, alla domanda se i ristoratori greci vorrebbero che gli ospiti italiani fossero un po’ più generosi, la risposta è unanime: sì”.

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