Fino a poco tempo fa una volta fissata la meta delle vacanze e scelto l’alloggio si passava alla ricerca dei ristoranti più blasonati e tipici per prenotare cene all’insegna del fine dining o dell’esperienza unica. Oggi, invece, si sta assistendo alla nascita degli snackpacke, coloro che, per conoscere la cultura gastronomica di un luogo esplorano mercati e supermercati
Negli anni ‘60-’70 del secolo scorso, sull’onda delle rivoluzioni giovanili che squassavano il sistema nacquero i backpackers, ragazzi che partivano alla ventura con un solo bagaglio: lo zaino. Tornava così in auge uno stile di vita che predilige la durata del viaggio e l'immersione culturale rispetto alle comodità tradizionali del turismo di massa. Oggi si passa dalla cultura gastronomica tradizionale a quella popolare dei supermercati, dei minimarket e dei mercati, per andare alla ricerca dell’autenticità del cibo quotidiano locale.
Il fenomeno si chiama snackpacking ed è stato ufficialmente incoronato dal Global Travel Trends Report di American Express come una delle tendenze dominanti dell'anno. Secondo i dati emersi dalle indagini di settore, ben l’89% dei Millennials e dei viaggiatori della Gen Z considera l'assaggio dei prodotti locali come una parte essenziale dell'esperienza di viaggio. Questa tendenza ha trasformato i corridoi dei supermercati e le bancarelle dei mercati storici in vere e proprie attrazioni turistiche.
Perfezionare l'arte dello snackpacking significa sostituire i menu turistici standardizzati con la curiosità di decifrare etichette in lingue sconosciute, confrontare varianti regionali di marchi globali e assaggiare sapori impossibili da rifare a casa. Il 69% degli intervistati dichiara di andare ai chioschi di strada, il 53% predilige la micro-panificazione locale e il 50% impiega ore esplorando gli alimentari di quartiere.
Vista l’età media dello snackpacker, non si può prescindere dal lato social della tendenza. Oltre il 75% dei giovani cerca attivamente, durante l'itinerario, un prodotto alimentare specifico solo perché è diventato virale . Il caso più emblematico è legato all'hashtag #711, che sta per i famosi minimarket 7-Eleven, che ha superato i 900mila post su Instagram e 266mila video su TikTok grazie ai contributi dei viaggiatori che esplorano i prodotti iconici della catena. Questo è solo un esempio per comprendere come lo snackpacking stia letteralmente ridisegnando le tappe del turismo contemporaneo e come abbia influenzato le proposte delle grandi catene alberghiere.
Un esempio su tutti il gruppo internazionale BWH Hotels che ha inserito nelle esperienze al di fuori delle strutture visite a piccole realtà locali. “I dati dimostrano - commenta Rosa Giglio di BWH Hotels Italy & South-East Europe - che per le nuove generazioni la prima tappa del viaggio non è più l'attrazione turistica iconica, ma il luogo in cui batte il cuore quotidiano della comunità. Scegliere lo street food, il panificio storico o il mercato rionale significa cercare un'interazione sincera e non mediata. Il cibo diventa così la chiave per decodificare lo stile di vita di una destinazione, guidando una nuova economia del turismo che ridefinisce completamente i flussi di spesa e le priorità dei viaggiatori”.
L'Europa e l'Italia sono veri e propri paradisi per lo snackpacker, grazie alla densità di tradizioni culinarie, mercati storici e piccoli forni. In Spagna, per esempio, si esplorano i market alla ricerca di patatine fritte artigianali al gusto jamón ibérico, in Grecia ci si ferma nei forni di quartiere per una bougatsa calda (sfoglia alla crema), mentre nei Paesi Bassi si acquistano i celebri waffle al caramello (stroopwafel) o i bitterballen (polpette fritte) dai distributori automatici FEBO, l'iconica catena olandese di fast food automatizzati, celebre soprattutto ad Amsterdam per il suo sistema di vendita "dal muro" (snackmuur). In Portogallo le storiche scatolette di sardine gourmet comprate nei vecchi alimentari di Lisbona sono un vero fenomeno virale, mentre a Stoccolma la meta obbligata e il mercato di Östermalms e a Oslo quello di Mathallen.
L’Italia, con la sua infinita proposta culinaria regionale, è il paese del bengodi per ogni viaggiatore alla ricerca di mercati locali. A Genova lo snackpacking si fa camminando nei caruggi con la focaccia classica o un cartoccio di panissa fritta. Scendendo in Puglia, il re dello spuntino itinerante è il pasticciotto salentino o un sacchetto di taralli caldi comprati a Bari Vecchia. In Sicilia, i mercati di Ballarò e della Vucciria a Palermo offrono sfincione e arancine a pochi euro così come a Catania è imprescindibile la tavola calda (cartocciate, cipolline) e i seltz ai chioschi storici. Ma ogni regione ha le sue specialità.
Come da copione i giovani non usano le “obsolete” mappe cartacee per muoversi nelle città ma si affidano a una serie di applicazioni specifiche per mappare i mercati rionali e scovare il cibo di strada più autentico. Street Food App, per esempio, è la mappa globale per eccellenza per chi cerca i food truck e i chioschi di strada che permette di tracciare in tempo reale la posizione degli ambulanti, mentre Too Good To Go viene usata dagli snackpacker come un vero e proprio "radar" che permette di individuare a colpo sicuro forni storici, pasticcerie e gastronomie di quartiere.
Il miglior formaggio al mondo? È greco
TasteAtlas funziona come una mappa interattiva dei sapori del mondo. Basta aprirla in qualsiasi città per vedere geolocalizzati gli snack tradizionali del posto e i chioschi o mercati rionali storici dove acquistarli. Molti viaggiatori utilizzano i layer avanzati di OpenStreetMap o liste personalizzate su Google Maps alimentate dalle community locali, filtrando i risultati per "mercati coperti" o "mercati ortofrutticoli settimanali", spesso ignorati dai flussi turistici di massa.
Il successo dello snackpacking si basa su tre fondamenta: autenticità, flessibilità ed economia del viaggio. Camminare per le strade assaggiando streetfood permette di osservare la vita reale dei residenti, inoltre lo snackpacking suddivide il budget di un unico pasto importante in cinque o sei tappe diverse spalmate nell'arco della giornata. Senza dimenticare che solitamente lo snackpacker sceglie souvenir in linea con la sua filosofia e al posto di paccottiglia di plastica porta a casa una scatola di biscotti regionali, una salsa tipica o una bottiglia di buon vino locale.