L’itinerario

Invito a tavola in Ciociaria, tra ritmi lenti, trattorie e grandi prodotti

Ben Hirst con i suoi tortelli
Ben Hirst con i suoi tortelli 

L’Appennino laziale è terra di vini e di formaggi e oggi di ristoranti che non smettono di raccontare una storia ricca di ingredienti dai sapori netti e avvolgenti

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Le tracce di una Ciociaria golosa – e non abbastanza conosciuta – vanno scovate una a una tra le pieghe dell’Appennino laziale, tra prati che respirano lenti, stalle e vigne che non hanno fretta e montagne aspre. Nella Valle di Comino si entra senza accorgersene, come accade nei luoghi che non urlano a un turismo massivo: c’è invece un paesaggio verde e movimentato nelle altezze a tenere insieme memoria contadina e una sorprendente (ed economicissima) attualità gastronomica.

Il Pecorino di Picinisco Dop
Il Pecorino di Picinisco Dop 

La prima chiave è il latte. A Picinisco, sui pascoli che guardano il Parco Nazionale d’Abruzzo, nasce quella che è probabilmente la più piccola dop d’Italia. I produttori del Pecorino di Picinisco si contano sulle dita di una mano e, tra loro, ci sono i fratelli Maria e Antonio Pia (agricola San Maurizio): razze ovine allevate tra le erbe alte, stagionature che restituiscono un profilo netto. È un formaggio che racconta il vento e le distanze, con una sapidità pronunciata ma piacevole. Mercato ristretto, ma è già un piccolo prodotto-bandiera. Talvolta finisce in piastra, come alla Locanda di Arturo, meta da tener presente anche per la qualità della carne che è la vera passione del patron Davide Gargaro, ristoratore-allevatore. In cucina c’è Annamaria Tamburrini, tagliatella al ragù di vitello o quando stagione, come ora, gli orapi – erba spontanea che cresce sopra i 1200 metri.

Enrico e Marco Rossi con i loro vini
Enrico e Marco Rossi con i loro vini 

Poi il vino, che qui ha trovato una via originale, lontana dalle scorciatoie. Masseria Barone lavora su un’idea precisa ma comune: piegare vitigni internazionali a un territorio severo. Anche qui ci sono due fratelli alla guida, Enrico e Marco Rossi. L’Atina Doc ha scommesso sul Cabernet coltivato in suoli calcarei, escursioni termiche che tengono il passo acido: ne escono rossi composti, che possono ritagliarsi un ruolo anche al di fuori della cucina di territorio. E dentro questa storia agricola si inserisce un’altra traiettoria: Enrico – artista noto anche fuori Italia come Ugone - ha portato il suo pensiero visivo nelle etichette, talvolta decorate a mano, una per una, come opera d’arte. Esattamente dirimpetto alla cantina, ma sul lato opposto della valle, c’è la cucina del Bellavista da Pupetta, ristorante-albergo sovrinteso dalla famiglia Carlini: ai fornelli mamma Antonella, il cui timballo – di una golosità barocca, avvolgente – da solo vale il viaggio. Tra i piatti simbolo della zona ci sono anche i fagioli cannellini, con al seguito la loro sublimazione, va da sé, nella pastasciutta.

C’è infine un rapporto particolare tra la Val di Comino e la Gran Bretagna: ciò è dovuto in primis alla forte emigrazione - verso Glasgow in particolare - che visse la valle nei primi decenni del Novecento, quando in molti lasciarono la Ciociaria per cercare fortuna altrove. Molti vi tornano in vacanza, in estate le seconde case si riempiono e i paesi raddoppiano di fatto la loro popolazione. Ma c’è anche chi, come lo chef Benjamin Hirst, classe 1966, chef di grido in Inghilterra ed esperienze in diversi tristellati d’Europa, compresa una tappa con Gualtiero Marchesi, ebbe modo di scoprire Picinisco e di trasferirvisi con una radicale scelta di vita, condiviso con la moglie Gaynor Moynihan. Nemmeno a dirlo, hanno rilevato Villa Inglese, una dimora in stile liberty che sembra catapultare i suoi avventori Oltremanica, camere comprese. La cucina, invece, è italianissima e non di rado arrivano giovani da tutta Europa a perfezionare il mestiere, magari a lezione di tortelli con i cardi e il “sugo finto”, una delle specialità di chef Ben che, spenti i fornelli, accompagna volentieri i suoi ospiti a visitare il centro storico, a picco sulla valle, e le mostre d’arte a Palazzo Ferri.

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