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L'Aquila apre il sipario sul vino d'Abruzzo: nuove cantine e giovani al timone

Dalle aziende storiche come Cataldi Madonna e Pietrantonj ai nuovi progetti vitivinicoli, l’entroterra aquilano torna protagonista della viticoltura abruzzese. Fino al 17 maggio tutti in città per Vinorum tra cortili e palazzi storici

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Il vino all’Aquila ha radici antiche: più di un secolo fa la provincia era tra le aree più vocate alla viticoltura in Abruzzo. Poi clima difficile, gelate e migrazioni verso la costa hanno spostato il baricentro produttivo verso Teramano, Pescarese e Chietino, lasciando l’entroterra aquilano più marginale.

A mantenere viva la tradizione sono state poche cantine storiche, come Cataldi Madonna a Ofena e Pietrantonj a Vittorito. Negli ultimi quindici anni, però, il territorio ha conosciuto una rinascita, con nuove aziende nate dall’Aquila alla Valle Peligna fino alla Marsica, e con l’interesse di grandi nomi abruzzesi come Masciarelli, Marramiero e Pasetti.

Il tratto distintivo della nuova viticoltura aquilana è l’altitudine: i vigneti si arrampicano fino a 8-900 metri, là dove le forti escursioni termiche donano freschezza, finezza ed eleganza ai calici, intensi e profumati anche grazie ai suoli argillosi.

I vini di montagna e quelli di tutto l’Abruzzo sono protagonisti nel centro storico dell’Aquila nel festival Vinorum, fino a domenica 17 maggio: in degustazione 250 etichette di cinquantadue cantine, oltre alle specialità gastronomiche di dieci produttori regionali. La seconda edizione della kermesse si svolgerà tra piazza Duomo e i cortili dei palazzi storici, con tavole rotonde, masterclass e una fiera pensate per raccontare il legame tra produzioni vitivinicole, territorio, cultura e paesaggio.

“Oggi tra le sottozone delle Doc regionali abruzzesi come Montepulciano d'Abruzzo, Trebbiano, Cerasuolo e Abruzzo, figura la sottozona delle Terre aquilane, nata per caratterizzare vini che prima risultavano un po’ troppo diluiti nella grandi denominazioni – riflette Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Vini d’Abruzzo – Oggi il territorio aquilano è molto riconoscibile. Anche la Igt regionale unica Terre d’Abruzzo ha contribuito a costruire un’identità precisa. E Terre aquilane è diventato un marchio a tutti gli effetti”.

C’è poi il tema del cambiamento climatico di cui L’Aquila in quanto città di montagna è protagonista. “Abbiamo alzato l’altitudine massima consentita nel disciplinare proprio per affrontare il global warming – dice Nicodemi - Prima il limite per piantare vigna era 350 metri, oggi si arriva fino a 600. La nostra è una regione con una grande varietà di paesaggi, dalle colline fino alle aree pedemontane. Vini che un tempo si producevano solo in certe zone oggi si possono fare anche più in alto, un po’ come accadeva tradizionalmente in Alsazia. E questo è un grande valore oltre che un modo per caratterizzare i prodotti”.

Adolfo Maria De Cecco 

Tra i primi a puntare sull’altitudine Adolfo Maria De Cecco, titolare di Inalto a Ofena, cantina fondata nel 2018. A lui il merito di aver intuito il potenziale dei cru di altura già una decina di anni fa.

“Per molto tempo nella nostra zona non c’è stato un vero indirizzo qualitativo. C’era paura delle gelate, delle maturazioni difficili, della viticoltura d’altura. Eppure i grandi vini si fanno proprio dove si rischia – dice De Cecco - Per molto tempo il Montepulciano è stato visto solo come vino di forza e concentrazione. Invece proprio nelle nostre vigne aquilane abbiamo capito che può esprimere eleganza grazie alle escursioni termiche e ai suoli argillosi”.

Il segreto dei vini di De Cecco sono i cru di alta quota: “Il pioniere a Ofena è stato Cataldi Madonna. Ma il mio progetto non è soltanto Ofena: io lavoro sui cru a 800 metri, dove praticamente non c’è nessuno. Siamo gli unici a fare rossi autoctoni a queste altitudini. Produciamo circa 1.500 bottiglie di Montepulciano d’altura, allevato anche ad alberello. Però oggi queste vigne così alte non rientrano ancora nella Doc”. De Cecco descrive l’unicità di quei sorsi d’alta quota: “I vini che nascono qui sono più tesi, eleganti, profondamente legati al cambiamento climatico”. Anche Passetti, a 900 metri, lavora su Pinot Nero e Chardonnay a Forca di Penne. Sulla piana di Ofena ci sono poi Masciarelli e Marramiero.

Tutto questo può aiutare anche la città dell’Aquila a rinascere. “Ma serve creare un vero sistema di enoturismo – riflette De Cecco - Non basta il vino: servono strutture ricettive, accoglienza, un progetto condiviso. Mi piacerebbe aprire un b&b all’interno della mia tenuta, ma sarebbe nevessaria una rete più ampia, se non un albergo diffuso almeno diversi piccoli punti di ospitalità collegati alle visite in cantina e nel centro storico dell’Aquila”.

Giulia Cataldi Madonna 

Una rinascita, quella della viticoltura aquilana, che cresce sotto il cappello di aziende storiche come Cataldi Madonna. “Sono felicissima di quello che sta succedendo oggi - dice Giulia Cataldi Madonna, titolare della storica omonima cantina di famiglia - Fino a cento anni fa, come emerge nell’annuario vitivinicolo di Marescalchi, questa zona rappresentava una parte importante della viticoltura abruzzese. Poi noi viticoltori aquilani siamo arrivati a pesare appena il 4%. Ma questa è una zona altamente vocata grazie alle forti escursioni termiche. Molti però se ne sono andati per le difficoltà climatiche, spostandosi verso la costa e il mare. Noi siamo rimasti e oggi il tempo ci sta dando ragione. Per questo sono contenta del ritorno di tante cantine: significa che avevamo visto giusto”.

Vinorum vuole esaltare proprio questi aspetti, nell’anno in cui L'Aquila è stata incoronata Capitale nazionale della cultura. "Il festival aquilano è un'occasione strategica per valorizzare il comparto vitivinicolo abruzzese e rafforzare il legame tra produzioni di qualità e territorio", spiega il vicepresidente della Regione e assessore all'Agricoltura, Emanuele Imprudente. Il programma prevede anche la presenza del Cervim, organismo internazionale dedicato alla viticoltura eroica. Gli stand in piazza saranno aperti venerdì e sabato dalle 18 a mezzanotte e domenica dalle 12 a mezzanotte.

Vinorum in Piazza Duomo a L'Aquila 

Mentre si è tenuto venerdì 15 nella Sala Spaventa un convegno nel segno di Luigi Cataldi Madonna, il produttore “concettuale”, scomparso a fine 2025, che ha riscoperto il Pecorino. “Ho sempre detto, scherzando, che Luigi Cataldi Madonna era uno e trino, vista la complessità della sua personalità, del suo background culturale e della sua visione produttiva. Il docente di filosofia, il barone, il “malandrino”, ovvero il saggista, il produttore, il gourmand – dice il giornalista e scrittore Giorgio Vinditti D'Orazio, che presenta l’incontro - Luigi è stato il vignaiolo che ha riscoperto il Pecorino in Abruzzo e che per primo ha prodotto un vino con questo vitigno, con questo nome, un vino divenuto di successo internazionale per gli abruzzesi. È stato anche il custode e il valorizzatore del Cerasuolo autentico, quello aquilano, quello di colore e struttura, riproponendo l’antica tecnica della “svacata”. È stato, poi, il produttore che prima di altri ha sdrammatizzato il Montepulciano, accentuandone la beva, la freschezza".

"Ha sempre avuto un approccio speculativo, se vogliamo ontologico e filologico, con la vitivinicoltura e quindi con l’impostazione stilistica dei suoi vini – prosegue D’Orazio – pensiamo alle campagne per i “vini non naturali”, alla trovata dei “vini concettuali”, alla creazione del “vino rosa”, suggellata quest’ultima nell’omonimo libro scritto con la figlia Giulia (Topic, 2024). Luigi è stato oltretutto un fondamentale narratore creativo di territorio, inventando il concetto vinicolo di Alto Tirino e, in qualche modo, ponendo le basi già negli anni ‘90 per la rinascita della viticoltura dell’Abruzzo interno, quello della provincia aquilana, legato al capoluogo, a quella città dell’Aquila che lo ha visto protagonista per 40 anni della vita accademica, culturale ed enogastronomica e che oggi giustamente lo ricorda come un pilastro della cultura enoica italiana”.

Nei tre giorni di Vinorum tutte le cantine d’Abruzzo sono coinvolte in degustazioni e dibattiti. Qui il programma completo.