Naviga

Dentro la fabbrica della dolcezza: viaggio tra storia e futuro di Pastiglie Leone

Pastiglie Leone (@leone) 

A Collegno, l’azienda apre le porte a un percorso fatto di profumi e lavorazioni storiche. Dal 1857 a oggi il marchio continua a crescere. In arrivo un nuovo spazio museale

2 minuti di lettura

Attraversare la fabbrica delle Pastiglie Leone è come attraversare Zootropolis, il mondo animale cartoon della Disney, diviso per quartieri dai climi differenti a seconda degli animali che lo abitano. Nell’azienda di Collegno, dove lo storico marchio torinese si è trasferito nel 2006, le aree a temperature differenti (quella fredda del cioccolato, quella calda delle gelatine) rispondono alle necessità dei prodotti che una cinquantina di operai realizzano a buon ritmo dal lunedì al venerdì. Muoversi nei diversi spazi è anche un viaggio per i sensi: la dolcezza dello zucchero a velo e l’odore forte delle fave di cacao, i colori sgargianti delle caramelle, la possibilità di gustare un assaggio della produzione primaverile: l’uovo di Pasqua Cri Cri, fuori cioccolato, dentro nocciole e palline di zucchero.

Si autodefinisce la fabbrica della felicità e un effetto un po’ Willy Wonka colpisce il visitatore che entra per scoprire il dietro le quinte dell’arte manifatturiera che dal 1857 è alla base di una delle caramelle storiche del mercato dolciario italiano. Le visite, due o tre al mese, sono prenotabili sul sito dell’azienda: grembiule, copriscarpe e cuffietta d’ordinanza e potrete per un paio d’ore immergervi nel percorso completo dalla materia prima fino al confezionamento e alla spedizione.

La storia delle Pastiglie Leone prende il via in una cittadina tra Langhe e Monferrato, Neive in provincia di Cuneo, dove Giuseppe Leone – papà di Luigi, il fondatore - aveva un’osteria in centro. Dall’abitudine di offrire zuccherini ai clienti a fine pasto viene l’idea del produrre delle pastiglie digestive e dissetanti. Luigi si sposta per un apprendistato a Torino, insieme a un amico che diventerà socio, Guido Querio. Sono gli anni dell’Unità di Italia, Torino è capitale, la città è piena di energia innovativa, i due giovani aprono la loro bottega in via Cernaia, poi dopo un po’ litigano e si separano. Luigi prosegue la sua produzione, i primi gusti sono menta, cannella e garofano, le pastiglie entrano persino a corte: Leone diventa fornitore ufficiale della Casa Reale.

È grazie a una donna che la Leone si trasforma da bottega in fabbrica. Nel 1934 Giselda Balla Monero, imprenditrice in tempi in cui i capitani di industria sono tutti uomini, acquista la confetteria, sposta la produzione in un bell’edificio Liberty su Corso Regina Margherita e crea i quattro reparti. Perché se le pastiglie sono il prodotto identitario, fin dagli anni Trenta la Leone della Leonessa (questo il soprannome che si guadagnò) diversifica: le pastiglie, certo ma anche le gommose, le gelatine, il cioccolato.

Ancora oggi, dopo che l’azienda è stata acquisita nel 2018 da Michela Petronio e Luca Barilla, si continuano a produrre queste quattro tipologie di prodotti e la visita è una passeggiata che si dipana attraverso le diverse produzioni. Si osservano le grandi impastatrici e i carrelli che trasportano le caramelle, in un sistema altamente meccanizzato ma che usa ancora stampi del secolo scorso: in gesso per le gelatine, in rame per le caramelle. La produzione delle pastiglie è cambiata pochissimo dalla loro invenzione, il 96% è sempre costituito da zucchero a velo (poi acqua e aromi), gli stampi sono ancora quelli originali con la L, le ore di essicazione sempre 24. Vengono inscatolate direttamente nell’area produzione, così come le gommose, rese elastiche dalla gomma arabica proveniente dal Sud Africa, che impiega tre giorni a sciogliersi. Le caramelle Leone sono vegane e senza glutine: le gelatine sono prodotte senza gel animale e vengono essiccate in casetti di legno. E ci sono prodotti ancora fatti a mano come le “goccioline”, un sottilissimo guscio di zucchero che racchiude un cuore di rosolio, per le quali si impiegano sei giorni di lavoro.

Visitando la fabbrica si osserva il cantiere che a settembre 2026 porterà all’inaugurazione di una grande area che ospiterà il caffè, una serra, laboratori, il museo e l’archivio storico. A 170 anni dalla sua creazione, la sfida della Leone è continuare a crescere senza perdere la propria identità: per questo la memoria è preziosa e uno spazio museale il luogo dove farne tesoro.