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Drink Kong raddoppia e scommette sui cocktail classici

L’intramontabile Martini al centro del progetto di Patrick Pistolesi che apre un nuovo locale in via del Prefetti, nel cuore storico di Roma

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Nel momento in cui la mixology sembra inseguire l’effetto speciale, Patrick Pistolesi, maestro indiscusso del mondo del bar internazionale, compie un gesto opposto: torna, con un nuovo locale, che affiancherà lo storico Drink Kong, al Martini, in un progetto che vuole rileggere e riproporre i grandi classici e con essi la loro ritualità.

La nuova apertura, prevista il 17 aprile, in via dei Prefetti, nel cuore storico di Roma, si inserisce così come naturale complemento del percorso avviato con Drink Kong: non una sostituzione, ma un ampliamento coerente, due anime dello stesso pensiero che dialogano tra loro. Dopo sette anni di Drink Kong – un progetto avanguardista, premiato a livello internazionale, cresciuto fino a diventare un riferimento globale – Pistolesi sente infatti l’esigenza di uno spazio che completi la sua idea di bar contemporaneo, dove poter lavorare sui classici con profondità, precisione e libertà.

Filosofia

“Drink Kong resta un laboratorio creativo, con un menu fantasioso e sperimentale – racconta – ma proprio per questo, oggi più che mai, diventa fondamentale incoraggiare i clienti – abituali e nuovi – a bere anche i grandi classici. E tra tutti, il Martini è quello che più di ogni altro vive una seconda giovinezza”.

Pistolesi conosce profondamente l’anima notturna di Roma, un’anima che, negli anni, si è rarefatta: il centro è rimasto presidiato soprattutto dai grandi hotel internazionali – eccellenti, ma spesso percepiti come spazi intimidatori – mentre al di fuori l’offerta si è progressivamente impoverita. La nuova apertura risponde proprio a questa mancanza: un posto, con una piccola carta di tapas di una cucina ispirata agli izakaya, ma soprattutto con una chiara identità liquida.

Per Pistolesi il Martini non è semplicemente un cocktail: è un simbolo, una storia da rileggere, una sorta di Bibbia della miscelazione che ogni generazione deve reinterpretare. Ed è, soprattutto, un simbolo notturno: la notte, nella sua visione, è una dimensione esistenziale. “La notte è il tempo in cui si sogna, si ama, si immagina il futuro” afferma, ed è proprio in quella sospensione che il Martini trova il suo senso più profondo, perché non è un drink da bere distrattamente, ma una liturgia del servizio che restituisce al gesto del bere una forma di lusso autentico.

Dietro solo due ingredienti, gin e vermouth, il Martini è il drink più pensato di tutti: ogni variazione – proporzioni, temperatura, servizio, guarnizione – cambia radicalmente l’esperienza. Non esiste un Martini, esiste il Martini giusto per quella persona, in quel momento, in quella notte. Si può desiderare più wet o più dry, a seconda della stagione, dell’ora, dell’umore, e questa variabilità è la sua grandezza, perché è un cocktail che non risponde alla sete ma a un linguaggio interiore: è, nelle parole di Pistolesi, una vera e propria grammatica dell’anima.

Dal Churchill (provocatoriamente solo gin) al Montgomery, dal Dry al Wet fino al 50/50 e al Reverse, la classificazione per dosi è solo un punto di partenza, perché ridurre questo cocktail a una formula matematica significa fraintenderne la natura. Inoltre, la nuova attenzione verso il vermouth, per anni trattato come ingrediente marginale, apre a una possibilità di variabili pressoché infinite. I clienti hanno iniziato ad apprezzare il fascino erbaceo di questi vini fortificati che, accanto al tradizionale vermouth dry francese, propongono oggi un’offerta davvero caleidoscopica.

Identità

Se la ricetta è essenziale, la guarnizione diventa un gesto identitario. Il limone è il grande classico: “come un tuxedo nero”, sempre elegante, ma le olive, nude o farcite, aprono alla sua dimensione sapida. Da questa base, nascono mille interpretazioni pensate come vere esperienze: il Caviar Martini, concepito come un momento sensoriale raffinato, emblematico di come si possa dialogare con la dimensione gastronomica e umami senza perdere l’eleganza formale, o un Vodka Martini dedicato, realizzato con una vodka mongola ultra premium, Gengis Khan, per una visione del cocktail più strutturata, pulita e incisiva.

Alla domanda, di fronte a tanta ricercatezza, se il Martini resti un cocktail elitario, Pistolesi risponde con una visione netta: il suo modo di essere pop è sempre stato ricordare alle persone che esiste un mondo bellissimo fatto di eleganza, servizio e luoghi dove bere bene. Non si tratta di élite, ma di educazione al gusto. Sofisticato, teatrale, il Martini resta il biglietto da visita di un bar, un gesto sartoriale, su misura, mai davvero identico a se stesso e, proprio per questo, capace di essere contemporaneo nonostante una formula vecchia di quasi cent’anni.