Elisa e Sara: “La nostra nuova vita fra capre e formaggi”
di Debora SattaminoPartite da zero, due amiche hanno trasformato una passione in impresa. Oggi allevano animali e vendono prodotti caseari in Piemonte nell’azienda “Le Langhette”, con uno sguardo al turismo rurale
Elisa, laureata in Economia e commercio, lavorava nello studio del padre commercialista, ma nei weekend imparava a fare il formaggio in casa e si è appassionata molto. Questo ha fatto nascere in lei il sogno di avere degli animali tutti suoi e, con il loro latte, di produrre il formaggio. Ma da sola non avrebbe mai avuto il coraggio e nemmeno le capacità di farlo.
Sara, laureata in Scienze forestali e ambientali, ha sempre avuto una passione per la natura e l’ambiente, ha fatto vari stage e lavorato in diverse aziende. Ma non era mai soddisfatta, non trovava il giusto compagno/a che condividesse la sua stessa visione.
Entrambe avevamo voglia di fare qualcosa a contatto con la natura. È da questo desiderio condiviso che, dieci anni fa, nasce l’azienda agricola “Le Langhette”, nel Comune di Saliceto (Cuneo), proprio dove Alta Langa e Valle Bormida si incontrano. «Ci ha presentate un’amica in comune – raccontano Elisa Core, 49 anni, e Sara Armellino, 40 – a cui tutte e due raccontavamo il desiderio di realizzare qualcosa di nostro, nel nostro paese, legato al territorio che entrambe abbiamo molto a cuore».
Oggi Sara e Elisa allevano capre e pecore e con il latte munto vengono prodotti diversi tipi di formaggi.
«Abbiamo già realizzato un secondo caseificio più grande del primo e anche più bello – precisano – con un piccolo punto vendita dove, oltre ai nostri formaggi, vendiamo anche i prodotti di altri agricoltori, specialità di nicchia, di alta qualità».
In questo decennio di lavoro, è emerso che la scelta fatta dalle due imprenditrici è stata vincente e ricca di soddisfazioni: Tra le cose più belle ci sono i nostri clienti, che nel tempo si sono fidelizzati e che ogni settimana ci aspettano per comprare i nostri prodotti. Abbiamo anche vinto tanti premi. E tutto questo partendo da zero. Non abbiamo famiglie contadine alle spalle, quindi non avevamo strutture o qualcuno che ci spiegasse cosa e come fare, siamo partite dal nulla e abbiamo messo su un’azienda un pezzo per volta, chiedendo consigli agli altri imprenditori».
Ma non sono mancati i momenti duri. «Le difficoltà si incontrano di continuo – raccontano le due socie – All’inizio dell’attività siamo state travolte dalla burocrazia: pratiche, bandi per i contributi, autorizzazioni. Anche il periodo storico non ha aiutato: in poco tempo abbiamo dovuto affrontare la pandemia e le guerre che da un giorno all’altro fanno schizzare i prezzi alle stelle. Essendo a contatto con la natura, poi, tutto è molto variabile, siamo sotto il cielo sia quando il tempo è bello sia quando diluvia, e lavorare con gli animali è molto gratificante ma la responsabilità è grande. Siamo in continua evoluzione, ma sempre stimolate a fare meglio».
Per il futuro c’è la voglia di investire sul turismo creando “aperitivi in stalla” e consulenze alle giovani leve. E poi trovare un equilibrio tra un lavoro molto impegnativo e la famiglia, «perché fare impresa agricola è sempre stato visto un lavoro duro, pieno di privazioni, ma le cose possono cambiare».