Negli ultimi anni il turismo enogastronomico ha cambiato passo: non è più solo una questione di prodotti eccellenti da assaggiare, ma di esperienze da vivere, che trasformano il cibo e il vino in strumenti di conoscenza culturale, sociale e ambientale.
E se l’edizione di Taste 2026, il salone di Pitti dedicato alle eccellenze del cibo e dell’artigianato alimentare, ha acceso i riflettori sul cibo vero, promuovendo un’idea di alimentazione profondamente radicata nel contesto culturale e ambientale da cui nasce, diventa naturale il collegamento con un turismo che è leva strategica per la valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano, integrando produzione agricola, ospitalità, cultura e paesaggio.
Da qui nasce una selezione di dieci realtà presenti alla manifestazione fiorentina, che interpretano questo modo di viaggiare in maniera concreta, affiancando alle loro produzioni esperienze responsabili e coinvolgenti.
Borgo del Balsamico – Reggio Emilia, Emilia-Romagna
Borgo del Balsamico nasce nel 2004 dall’antica acetaia di famiglia e prende forma grazie a Cristina e Silvia Crotti, che hanno trasformato un patrimonio di saperi artigianali in una realtà con vocazione internazionale.
La visita conduce all’interno di una produzione che custodisce circa 400 barili di rovere e grandi tini, dove il tempo è un ingrediente fondamentale. Qui si produce l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP, ottenuto esclusivamente da mosto cotto, sottoposto a lunghissimi invecchiamenti e a un disciplinare estremamente severo e affinato lentamente in piccole botti di legni diversi secondo un rituale tramandato da generazioni.
Accanto all’acetaia, è possibile soggiornare presso le Dimore del Borgo, nella vecchia villa di famiglia, tra arredi del primo Novecento e mobili di design, affacciati sul parco secolare che circonda la proprietà. Il tutto magari accompagnato da scaglie di Parmigiano Reggiano e dall’immancabile ampolla di nettare scuro, in un’esperienza che unisce rigore produttivo, ospitalità e un’eleganza che non segue le mode.
Terre di Grifonetto – Montemelino (Magione), Umbria
Olio di grande qualità, ma anche un percorso di ospitalità che apre al territorio del Lago Trasimeno, nel cuore dell’Umbria rurale e agricola italiana, ricca . A Montemelino, nel comune di Magione, Terre di Grifonetto è un’azienda tutta al femminile, guidata da Angelica Pistelli e da sua madre Francesca Romana Cassano.
Da oltre quattro secoli la famiglia è proprietaria di questi terreni e uliveti, e oggi l’esperienza proposta unisce storia, territorio e gusto in modo naturale, offrendo uno sguardo autentico su un territorio, un’ospitalità che invita a vivere il legame tra il territorio, la produzione e la storia, assaggiando le diverse tipologie di oli, ma anche I loro abbinamenti con la cucina locale, immersi in un’atmosfera di pace che invita a restare.
Quintosapore – campagna umbra, Città della Pieve (Perugia)
Un progetto agricolo immerso nella campagna umbra che invita a riconnettersi con la terra. Attraverso un tour guidato si cammina tra varietà antiche coltivate con tecniche d’avanguardia, esplorando l’approccio multidisciplinare che Quintosapore applica all’agricoltura: dalla rivitalizzazione di colture dimenticate alla coltivazione secondo metodi rigenerativi che rispettano biodiversità e suolo.
Il percorso prosegue con un pranzo conviviale preparato con le verdure appena raccolte, per apprezzare concretamente ciò che si è visto e imparato. Masterclass dedicate al benessere del suolo, alla rigenerazione e alle fermentazioni (kimchi, miso), oltre a incontri con agricoltori, scrittori e scienziati, rendono la visita un’esperienza completa e stimolante, reinterpretando la sempre crescente necessità di recuperare la natura e i suoi ritmi.
La Castagna Leopoldina – Monte Amiata, Toscana
Ai piedi del Monte Amiata, un’azienda che raccoglie e trasforma castagne e marroni fiorentini: passeggiare in autunno nel castagneto, circondati da alberi carichi di ricci, raccogliere le castagne e poi degustarle arrosto abbinate a vini novelli locali significa ritrovare un mondo sospeso nel tempo.
La filiera è controllata e sostenibile, dal castagno alla tavola: marron glacé, creme, farine di castagne, tozzetti. Guidati da uno chef si scoprono le potenzialità gastronomiche di questo frutto, dalla pasta fresca ai piatti più creativi e, per i più piccoli, è prevista un’esperienza ludico-didattica sul mondo delle api e sul loro ruolo nell’ecosistema. Francesca Gioacchini, anima del progetto, donna poliedrica e raffinata, continuamente arricchisce l’esperienza con eventi culinari e iniziative legate alla storia del territorio.
Cascina Oschiena – Crova (VC), Piemonte
A Crova, in provincia di Vercelli, il riso si coltiva dal XVI secolo. All’interno della proprietà si estende anche un’oasi naturale straordinaria che può essere visitata: una zona umida nata dal recupero di parte delle risaie, dedicata alla tutela della biodiversità e all’accoglienza di numerose specie di uccelli, anfibi e piante tipiche degli ambienti acquatici. L’obiettivo principale è la salvaguardia dell’habitat produttivo della Pittima Reale, per la quale il sito di Cascina Oschiena rappresenta oggi l’ultimo censito in Italia. Un equilibrio raro tra agricoltura produttiva e conservazione della natura, ottenuto riconvertendo oltre 30 ettari dalla coltivazione intensiva del passato.
Incontrare Alice Cerutti, imprenditrice agricola con laurea in Economia Aziendale, e ascoltare la sua idea di una visione sostenibile dell’azienda, promuovendo un’agricoltura rispettosa della biodiversità, restituisce una visione più ampia di come si debba intervenire sui territori, per tutelare le nostre tradizioni agricole e forse la nostra storia più vera.
Borgo Santo Pietro – Chiusdino (SI), Toscana
Ridurre Borgo Santo Pietro a un semplice eco-resort di lusso sarebbe limitante. Situato nella campagna toscana, vicino a Chiusdino, il borgo produce direttamente gran parte di ciò che utilizza: ortaggi, erbe aromatiche, frutta, miele, olio e vino, acquistabili anche nello spaccio aziendale.
Circondato da giardini, boschi e aree naturali, il borgo propone una cucina che segue rigorosamente il principio della farm to table, con ricette ispirate alla tradizione toscana reinterpretate in chiave contemporanea, puntando alla riduzione degli sprechi e all’utilizzo completo delle materie prime. Un’esperienza consapevole e raffinata, dove anche una fetta di pane di grano arso con un filo d’olio può diventare un momento memorabile.
Savini Tartufi – Palaia (PI), Toscana
Azienda storica toscana, Savini Tartufi è da generazioni impegnata nella valorizzazione del tartufo. Tra le esperienze proposte spicca la Truffle Experience: una giornata nei boschi intorno a Palaia, in provincia di Pisa, insieme a un tartufaio e ai suoi cani.
Si osserva la ricerca del tartufo, si impara a riconoscerlo e a comprenderne il legame con il territorio; l’esperienza continua a tavola con un pranzo o una degustazione dedicata, tra piatti preparati sul momento, profumi intensi e ricette della tradizione, in un clima conviviale e autentico.
Cru Caviar – Parco del Mincio (MN), Lombardia
Con oltre quarant’anni di esperienza, Cru Caviar è tra i principali produttori di caviale Beluga a livello internazionale. Gli storioni vengono allevati in sistemi di acquacoltura estremamente rispettosi dell’ecosistema, all’interno di aree protette come il Parco del Mincio, con altri allevamenti tra Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Durante la visita è possibile seguire le fasi della vita degli storioni, camminando lungo i corsi d’acqua del parco del Mincio, immergendosi e osservando da vicino questi animali ancestrali, oggi minacciati di estinzione in natura. La visita guidata si conclude con la degustazione di tre tipologie di caviale – Royal, Imperiale e Beluga – che acquista qui un significato ancora più consapevole.
Caseificio Antonio Garau dal 1880 – Mandas (SU), Sardegna
Probabilmente il caseificio più antico ancora in attività in Sardegna, da quattro generazioni produce pecorini di eccellenza. Latte da animali al pascolo, lavorazioni artigianali e assenza di conservanti sono alla base di una produzione riconosciuta tra le migliori d’Italia.
Il contesto è quello di una Sardegna profonda e selvaggia, tra nuraghi, menhir e tombe dei giganti, che restituiscono la storia millenaria di questi luoghi. Alla visita del caseificio segue una degustazione di cinque formaggi, accompagnati da vino e dal profumato pane di Mandas, cotto nel forno a legna, ma, su richiesta, è possibile partecipare a tour del territorio, visitando siti come le nuraghe di Barumini (patrimonio Unesco ) o il Nuraghe Arrubiu di Orroli.
Tenuta Gorghi Tondi – Mazara del Vallo (TP), Sicilia
Vigneti affacciati sul Mediterraneo, brezze marine, macchia mediterranea, zone palustri e ulivi saraceni: questo il paesaggio che circonda la Tenuta Gorghi Tondi, in Sicilia. La tenuta è incastonata all’interno della riserva naturale Lago Preola e Gorghi Tondi, tutelata dal Wwf.
Qui si producono vini unici, tra cui l’unico muffato siciliano frutto di un microclima irripetibile e una vera rarità nel panorama enologico italiano. Si può visitare la tenuta, degustare, ma soprattutto organizzare picnic immersi nella quiete del luogo: primosale, sfincione, dolci di mandorle e vini come Grillo, Zibibbo e Nero d’Avola ci accompagnano, mentre lo sguardo si perde verso la costa africana. A pochi chilometri, una visita a Mazara del Vallo, con il suo centro storico e la Kasbah, completa l’esperienza, in un dialogo di culture mediterranee.
Il True Food di Taste 2026 prende dunque forma anche qui: non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana, fatta di scelte coerenti, dove il gusto diventa uno strumento per comprendere il territorio, ben oltre l’esperienza del piatto.