La novità

“Pausa creativa”. Peter Brunel chiude il suo ristorante in Trentino

Peter Brunel (@peterbrunel.com)
Peter Brunel (@peterbrunel.com) 

Il locale riaprirà a giugno. Lo chef: “Approfittiamo di lavori di restyling per fermarci e ripensarci: credo che il modello delle lunghe degustazioni vada cambiato”

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“Ci prendiamo una piccola pausa creativa per crescere, ispirarci e lavorare con entusiasmo a nuovi progetti speciali: con questa frase pubblicata sul sito web del ristorante, lo chef Peter Brunel accenna a novità che stanno prendendo forma.

Un piatto del ristorante stellato (@peterbrunel.com)
Un piatto del ristorante stellato (@peterbrunel.com) 

Riaprirà a giugno

Una pausa creativa per lo chef Peter Brunel che approfitta di una ristrutturazione dei locali del ristorante di Arco (Tn) che porta il suo nome per riflettere su nuovi format. “Il ristorante era stato ristrutturato in parte sei anni fa – racconta Brunel - e negli anni c’era sempre stata la voglia di continuare anche la ristrutturazione dei piani superiori e pensare a un progetto di ospitalità”.

Il ristorante, che come ogni anno chiude per ferie nei mesi di gennaio e febbraio, quest’anno prolungherà la chiusura al pubblico con una nuova riapertura prevista nel mese di giugno. Il restyling dell’immobile comporterà anche una ripensamento e aggiornamento degli spazi. “Il senso della pausa creativa è anche quello di immaginare e cercare di capire cosa sarà il futuro – spiega lo chef – Lo scorso anno ho festeggiato i miei 50 anni con un menu speciale di 14 portate, che cambiava ogni cinque settimane, e che ripercorreva il mio percorso in 20 anni di esperienza dall’ottenimento della mia prima stella Michelin. Ora, per la riapertura, sto pensando a qualcosa di nuovo”.

Basta lunghe degustazioni

Alla richiesta di anticiparci qualcosa, sorride: “Sono ancora in mood ferie”. E aggiunge: “Non ho ancora elaborato un nuovo format, ma a me piace cambiare prospettiva e, se in questo momento dovessi dire come mi immagino la cucina gourmet del futuro, credo sia arrivato il momento di rompere gli schemi. Penso che il modello delle lunghe degustazioni possa essere rivisto”. L’idea potrebbe essere quella di abbinare il percorso di degustazione guidato con una proposta alla carta più agile, per soddisfare le esigenze delle due tipologie di clienti: chi ama essere accompagnato e chi invece preferisce libertà di movimento. “Io per primo, mi rendo conto, quando sono cliente e frequento ristoranti, di faticare sempre di più davanti a degustazioni di 12 o 14 portate. Sono cose sulle quali sto riflettendo e la pausa creativa servirà anche a questo”. A conferma che le pause creative non sono un’interruzione del lavoro, ma sono parte essenziale del lavoro stesso, quando si lasciano decantare le intuizioni e germoglia il nuovo.

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