Il caso

I cioccolatini di Putin e la diplomazia sul vassoio

I cioccolatini di Putin e la diplomazia sul vassoio

Dal kefir al miele, Putin punta sulla convivialità come strumento politico. I dolcetti, portati a Washington, portano con sé la scritta: "Le grandi parole di un grande uomo"

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I cioccolatini dello Zar che vuole mostrarsi come il leader della porta accanto, un vicino affabile, affidabile e familiare. Così Kirill Aleksandrovi? Dmitriev, inviato speciale del Cremlino a Washington nei giorni scorsi per "colloqui ufficiali", ha pensato di umanizzare l'uomo forte di Mosca distribuendo, in quel di Capitol Hill, dei dolcetti. Non dolcetti qualsiasi, ma griffati con le massime del presidente russo. In una scatola di "dolcezze" su cui campeggia il volto di Putin (in un'immagine non proprio recentissima) e la scritta "Le grandi parole di un grande uomo". Ci sono frasi del tipo: "Condurre con la Russia un dialogo da posizioni di forza è inutile". Come dire: mettete i pasticcini nei vostri cannoni. Con un'offerta che vuole prendere "per la gola" un po' tutti, attraverso una diplomazia sul vassoio. Che usa baci di cioccolato promettendo che non siano di Giuda ma solo e soltanto golose prove di dialogo.

I precedenti: il kefir andato a ruba

Non è la prima volta che Vladimir Putin usa lo strumento della convivialità per la propaganda.

Lo scorso maggio il presidente russo in un documentario in cui di mostra la sua quotidianità da uomo comune, con la versione domestica per l'appunto di leader "della porta accanto", aveva aperto proprio quella del suo appartamento al Cremlino. Come se si trovasse in un qualsiasi condominio in cui invitare i vicini a bere una tazza di tè. E non solo. Lo si vede mentre mostra la sua cucina e offre ai giornalisti il kefir prodotto dall'azienda EcoVakino nella regione di Rjazan. Prodotto che ha registrato picchi di vendite ed è stato spazzato via dagli scaffali di tutti i negozi russi dopo la messa in onda del filmato.

La spesa al discount

E poi eccolo mentre porge i cioccolatini avuti in dono da Aleksandr Lukashenko. Precisando: "Sono cioccolatini bielorussi". Per sottolineare il suo essere come tutti gli altri, niente affatto diverso da coloro che comprano nei discount. Altro che spese in posti costosi. Solo catene di supermercati locali a prezzi stracciati come per esempio Pjaterochka, Dixie e Perekriostok. Le loro etichette su confezioni di salsa di soia, banane incellofanate, miele russo, tovaglioli di carta e anche aceto balsamico Casa Rinaldi (prezzo 557 rubli) vengono girate dallo Zar verso la telecamera. A mo' di televendita.

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