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Diete, ecco quali sono gli ormoni che inibiscono il dimagrimento

Dall’insulina al cortisolo fino ai tiroidei: i sintomi del metabolismo lento possono provocare anche problemi intestinali e sensazioni di freddo

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Il metabolismo è un insieme di reazioni chimiche che avvengono all’interno delle cellule e sono necessarie per mantenere la vita. Un metabolismo lento o addirittura bloccato è una iattura che impedisce non solo di perdere peso ma addirittura induce un inspiegabile aumento di peso. Spesso ci sono anche altri sintomi come la stanchezza cronica e calo di energia, gonfiore addominale, stitichezza, pelle secca e capelli fragili e una sensazione generale di freddo, specialmente alle estremità.

È importante consultare un medico internista per accertare la causa di questi sintomi, poiché possono indicare problemi di salute più seri come una disfunzione tiroidea. Chi soffre di metabolismo lento osserva che il peso risulta fermo nonostante una dieta equilibrata e l'esercizio fisico regolare. La stanchezza e la spossatezza si possono ascrivere allo stesso problema, infatti, anche dopo aver dormito al risveglio si prova un senso di affaticamento e una mancanza di energia. Gli altri sintomi sono a carico dell’apparato addominale con intestino pigro e stitichezza, ma anche gonfiore addominale, che è indicativo di un metabolismo non perfettamente funzionante. Si può avvertire ancora un’aumentata sensibilità al freddo, specialmente alle estremità. Il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo e ha un ruolo importante e fondamentale per il metabolismo umano. È correlato all'apparato digerente e svolge numerose funzioni non solo utili alla digestione degli alimenti, ma anche alla difesa dell'organismo e all'eliminazione delle sostanze tossiche.

È possibile indagare il funzionamento del metabolismo con gli esami della funzionalità tiroidea come TSH ed FT4 e ancora per il metabolismo del glucosio e dei lipidi: glicemia, colesterolo, trigliceridi e insulinemia, più l’esame della funzione epatica, cioè le transaminasi. Esistono anche test specifici come la calorimetria indiretta che misura il metabolismo basale per calcolare il consumo calorico effettivo. In buona sostanza, non è uno specifico ormone che impedisce il dimagrimento, quanto piuttosto lo squilibrio a carico di alcuni ormoni come l'insulina, il cortisolo, gli ormoni tiroidei, gli estrogeni e la leptina possono ostacolare la perdita di peso e favorire l'aumento del grasso corporeo. Per esempio, un eccesso di cortisolo (l'ormone dello stress) può aumentare il grasso addominale, mentre una carenza di ormoni tiroidei rallenta il metabolismo. Se si ha difficoltà a dimagrire, è fondamentale consultare un medico specialista per identificare e trattare anche eventuali disfunzioni ormonali, ma anche un medico nutrizionista metabolista che indaghi le varie concause non solo ormonali ed elabori regimi alimentari mirati e specifici per ciascuno. Ci sono ormoni che influenzano negativamente il dimagrimento come l’insulina se i suoi livelli sono elevati, l'insulina favorisce l'immagazzinamento dei grassi piuttosto che la loro combustione, rendendo più difficile la perdita di peso. L’altro ormone da indagare è il cortisolo ovvero l’ormone dello stress, il cortisolo può promuovere l'accumulo di grasso addominale e rallentare il metabolismo. Gli ormoni tiroidei, se carenti, possono rallentare il metabolismo basale riducendo il consumo delle calorie a riposo e per questo si ostacola il dimagrimento. Nelle donne gli squilibri ormonali possono dipendere dalla menopausa, che coinvolge gli estrogeni, ciò può influenzare la distribuzione del grasso e rendere difficile la gestione del peso. Infine, la leptina un ormone che regola l'appetito e anche il senso di sazietà. Uno squilibrio può portare a fame costante con quasi inevitabile difficoltà nel controllare il peso. È importante quindi non prescrivere regimi dietetici senza avere un quadro clinico dettagliato.