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Milano, nel regno del design l’offerta all day long di Cucina Triennale

Milano, nel regno del design l’offerta all day long di Cucina Triennale

Un grande spazio storico e iconico restituito alla città, sotto la gestione (per la parte ristorativa) dei fratelli Alemagna

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Da oggi a Milano c’è un pezzo in più di Milano. I fratelli Alemagna, nome iconico per la città, prendono in gestione la parte ristorativa della Triennale che si trova al livello del parco, battezzandola Cucina Triennale e ridando vita a centinaia di metri quadrati, mentre aree ancora più estese ritrovano la vocazione originaria: spazi espositivi permanenti e temporanei, biblioteca, teatro, una sala per i giochi di tutte le età, una per i concerti (si chiama Voce, quasi come il bistrot di Aimo e Nadia in piazza Scala) e le conferenze. La Triennale è decisamente un polo di riferimento culturale per Milano e riaprirne una zona così vasta e significativa, dopo una lunga e accurata ristrutturazione, è un vero avvenimento, opportunamente sottolineato martedì sera, per l’inaugurazione ufficiale, da Stefano Boeri, presidente, Carla Morogallo, direttrice generale, Luca Cipelletti, direttore architettonico del Palazzo, e Alberto Alemagna.

Ristorante e caffè, dunque (da non confondere con Innocenti Evasioni - Terrazza Triennale, all’ultimo piano, ancora sotto la guida di Tommaso Arrigoni), dove fare colazione al mattino, pranzare, bere l’aperitivo, cenare, un’offerta completa, per tutte le ore del giorno. Non al piano terra, come succedeva fino a qualche anno fa per la caffetteria-bistrot passata per diverse gestioni, ma al “meno uno”, chiamato il “piano parco”: entrando dall’ingresso principale, su strada, del Palazzo dell’Arte sorto nel 1933 su progetto di Giovanni Muzio, si va fino in fondo, si scende e si arriva al livello del giardino, che, se non fosse per una staccionata ben camuffata dalla vegetazione rigogliosa, è un tutt’uno con il Parco Sempione.

Sedendo all’aperto, sorseggiando un drink o mangiando un piatto, si vedono gli alberi del parco intorno e, dall’altra parte, gli alti archi del Palazzo. Una meraviglia? Sì. E in più in questo ampio giardino (7.300 metri quadrati) ci sono sculture, installazioni, il Teatro dei Burattini di Alessandro e Francesco Mendini, spostato per non interrompere la visuale, e la fantastica Fontana dei Bagni Misteriosi di De Chirico, finalmente in bella vista. Fra le altre cose, al piano meno 2 sono stati creati magazzini, spogliatoi per il personale, celle frigorifere.

Aperto dalle 10.30 alle 23 (ristorante 12-15 e 19-23, caffè 10.30-21), Cucina Triennale è quindi una nuova offerta per Milano, in un posto bellissimo che è tutto una citazione culturale. Una sala per la caffetteria, due per il ristorante (con arredi di UniFor; i tavoli si ispirano a disegni immaginati per il luogo nel 1933), divisori mobili che permettono all’occorrenza di unificare i tre spazi. La proposta gastronomica di ristorante e caffetteria, dicevamo, è affidata a T’a Milano, società fondata nel 2008 da Tancredi e Alberto Alemagna, pronipoti di quel Gioacchino che aveva posto le basi di uno degli imperi dolciari più storici e amati di Milano. Nipoti di Alberto, che l’impero lo aveva consolidato, rendendo Alemagna il marchio-simbolo del panettone, assieme a Motta. Negli anni in cui tra i due c’era ancora una sana competizione, Alemagna conquistava i bambini distribuendo sotto Natale angioletti di cartone con le alucce mobili. Poi, varie vicissitudini e il marchio finisce in mani estranee.

Nel 2008, Tancredi e Alberto, dopo gli studi bocconiani e varie esperienze all’estero, decidono di provare a riportare tutto a casa. Fondano la società, aprono un locale in centro, bistrot e pasticceria. Più avanti lo chiudono, si concentrano sul cioccolato, che ancora adesso producono, con molti prodotti che ricevono premi e con tante innovazioni, come i cioccolatini ripieni di cocktail. Ma intanto scoprono che il vero futuro è il catering e la preparazione di piatti “di quinta gamma”: quelli cioè da vendere ai ristoratori e agli albergatori, che così snelliscono la loro catena di produzione. Da anni hanno due grandi laboratori in provincia, fanno catering e banchetti, forniscono i ristoranti. E adesso hanno deciso di appropriarsi di questo luogo altamente simbolico per Milano. Che in più, guarda caso, si trova in via Alemagna: l’intitolazione però è a Emilio Alemagna, architetto e ingegnere, che a fine Ottocento, tra le altre cose, progettò la risistemazione del Parco tra l’Arco della Pace e il Castello Sforzesco, quel meraviglioso cannocchiale di verde che tutti si fermano ad ammirare. Comunque sia, sembra un segno del destino.

Quello che ci si augura è che tutta questa bellezza e sapienza venga affiancata da piatti di livello adeguato, problema comune a molti musei, nel mondo. Riusciranno i nostri eroi nell’intento? Per ora in lista compaiono buone intenzioni: a cena varie tapas (si va dalle polpette al pomodoro al pan brioche con caviale), spaghetti, ravioli e risotti, piatti di pesce, carne alla griglia o alla brace, scelta di dolci e alcune proposte al carrello. Più snella l’offerta a pranzo, con vini al calice. “Sarà un incontro tra alta gastronomia, eleganza e contemporaneità ed identità milanese, perfettamente in linea con il contesto culturale ed architettonico dello spazio che ci ospita”, dice Alberto Alemagna. “Una pausa culturale ed estetica, in cui piatti eleganti e ben curati accompagnano la visita ad un luogo simbolo del design internazionale”.

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