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Più di 60 cuochi, in 450 a tavola: che festa a Massa Lubrense

La Tavola dei 300 (ph. Associazione Ristoratori Lubrensi) 

La “Tavola dei 300” non delude le aspettative: un menu che ha unito stellati a agriturismi e pizzerie. L’anima dell’evento, Alfonso Iaccarino: “C’è una cultura collettiva che difende e diffonde il valore del territorio”

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Aggiungi non uno ma più di cento posti a tavola. Dove invece che 300 ne son arrivati 450. Tutti seduti fianco a fianco lungo una tavolata di oltre 200 metri on the road, per strada, in una seratau calda di giugno, appena bagnata da un temporale improvviso che rischiava di cancellare la cena tanto attesa nella Penisola Sorrentina. Perché la "Tavola dei 300" (che poi per l'appunto son diventati molti di più), organizzata a Massa Lubrense, non poteva non aver luogo né deludere le aspettative di quanti avevano puntato a dare seguito alla prima edizione che si era svolta sempre in questo stesso periodo un anno fa e come data è andata a cadere proprio lo stesso giorno della cerimonia dei 50 Best a Torino.

Due luoghi lontani e diversi ma sempre nel segno del gusto e della (buona) tavola che qui nel cuore della Campania ha messo la maiuscola e ha riunito i ristoratori di un intero territorio, senza differenze di grado e livello. Trattorie accanto a stellati, agriturismi insieme a ristoranti e pizzerie hanno cucinato tutti insieme un intero menu. Uniti dal valore dato alla propria identità territoriale, ai sapori, agli ingredienti, ai tesori di un angolo d'Italia che nutre e seduce il palato attraverso una proposta gastronomica fatta di autenticità mescolata sia alla tradizione che alla fantasia dei singoli, ciascuno nella propria diversità.

Il valore del territorio

Si potrebbe definire una tavola "democratica"? Il Gusto, invitato alla Tavolata, lo ha chiesto ad Alfonso Iaccarino, anima storica del ristorante stellato "Don Alfonso 1890" nominato ambasciatore nel mondo dell'Associazione ristoratori lubrensi che ha ideato l'iniziativa (lo scorso anno la Tavola dei 300 debuttò proprio sulla strada che costeggia il Don Alfonso a Sant'Agata sui due golfi). Prima di andare all'evento, è nel cortile del suo hotel boutique intento a scaricare cassette di verdure, ortaggi e frutta, fra cui dei meravigliosi "Fioroni" raccolti a metro quasi zero nell'azienda agricola della famiglia nella riserva naturale di Punta Campanella, al cospetto dell'isola di Capri, a pochi chilometri dal ristorante che ha portato la cucina stellata al sud.

"Riunire tutti significa che finalmente è cresciuto il modo di stare insieme, una cultura collettiva, capire il valore di un territorio e difenderlo con l'alta qualità – spiega –. Questo è un posto nato per l'ospitalità perché la natura ci ha dato cose incredibili e soprattutto dei grandi prodotti. Quindi si è cresciuti tutti, perché mangiare da noi significa mangiare bene, a livelli familiari, in ambienti semplici e nell'alta ristorazione. Ci difendiamo bene".

"Comanda la terra non il supermercato"

E in un tale contesto come si trova la cucina delle stelle, data per (presunta) morta o quantomeno in crisi? "Non c'è crisi se c'è identità, ma se quando arriva una stella ci si monta la testa e si comincia a fare voli pindarici nello stravolgere i piatti per conquistare il pubblico questo si allontana perché dentro un piatto ci deve essere identità – risponde Livia la moglie e perfetta metà di Iaccarino che il valore della ristorazione come accoglienza ce l'ha nelle vene-. Perché dovrebbe andare da uno stellato a mangiare una cosa dove non riconosce niente. Quello che comanda è la terra non il supermercato. E la terra va difesa. Se si parte da qui si può stare e combattere insieme, trattorie, trattorie moderne, ristoranti di fascia media e stellati".

Livia Iaccarino è poi stata chiamata a testimoniare sul palco l'impegno del Don Alfonso 1890 al termine della manifestazione che ha proposto una girandola di sapori.

Il menu

Dall'aperitivo di benvenuto "diffuso" su diversi banchetti con le treccine di fiordilatte ai peperoni mbuttunati, dalla pizza di Enzo Coccia de "la Notizia" fino alle polpettine di pesce realizzato dal ristorante stellato la Taverna del Capitano che, insieme al Relais Blu, è stato premiato con un riconoscimento come un anno fa era accaduto per il tristellato I Quattro Passi di Nerano che quest'anno invece non è stato presente (lo chef Mellino era stato indicato come protagonista culinario delle nozze di Bezos a Venezia ma lui ha smentito).

Quindi la cena seduti in una lunghissima e affollata tavolata al centro di Massa Lubrense con un menu completo. I piatti proposti, cucinati da oltre 60 cuochi del territorio: come antipasto "La nostra interpretazione del totano e patate", come primo risotto alla parmigiana di melanzane con praline di fiordilatte, per secondo trancio di pesce cotto al sale con zucchine alla scapece e cialda croccante e come dessert "Il sole di Massa" ovvero crumble all'olio extravergine di oliva massese, gelee di arancia bionda, mousse di cioccolato bianco e limone femminello con cremoso agrumato. E come finale, servito oltre la mezzanotte fra musiche e canti in cui è scoppiata tutta l'energia della terra campana, il dopo cena creato dallo chef Ernesto Iaccarino ovvero "Frivolezza all’arancia con mousse di cioccolato bianco".