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Andare a pesca di buone intenzioni

È dedicato al mare il nuovo numero dei Piaceri del Gusto. Che cosa mettere nel piatto per essere sostenibili? Il dilemma tra stagionalità, granchi blu e pescatori che sanno ascoltare il ritmo delle onde

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Quando si parla di mare, tutti diventiamo improvvisamente poeti: il dolce suono della risacca, la salsedine sulla pelle, i tramonti da cartolina. Poi, però, arriva il momento della verità: quello in cui il pesce, più che nei nostri pensieri, dovrebbe finire nei nostri piatti. Senza che sia il mare a pagare il conto.

Siamo tutti a pesca di buone intenzioni. Ma la prima rete da gettare è quella della consapevolezza: il mare non è un supermercato self-service o, peggio, una discarica: è un ecosistema fragile, che ha bisogno di rispetto. Negli ultimi decenni, però, il modo di pescare è cambiato: da attività millenaria fatta di reti tessute a mano e pazienza, a industria di proporzioni titaniche, capace di svuotare interi banchi ittici a colpi di tecnologie che poco hanno a che vedere con la saggezza antica. Tra navi-fattoria, reti a strascico grandi quanto campi da calcio e catture indiscriminate, è come se andassimo a funghi con il bulldozer.

In questo scenario si apre un dilemma che sa di acqua salata e coscienza pulita: scegliere che pesci pigliare. La risposta è semplice, ma non banale: quelli pescati in modo sostenibile, quelli non “famosi” (molti chef stanno riscoprendo le varietà più umili), rispettando i fermi biologici, periodi di stop che sembrano una punizione e invece sono un regalo, per dare tempo alla dispensa viva di rinnovarsi.

E poi, apriamo le nostre reti mentali a nuove possibilità. Perché se è vero che alcune specie tradizionali sono sempre più rare, è anche vero che il mare, mai come ora, propone menu alternativi. Ecco infatti le specie aliene, protagoniste di una nuova pagina di storia marina. Ospiti inattesi, come il granchio blu, scorrazzano nelle acque mediterranee, complice il cambiamento climatico e la globalizzazione dei traffici navali e danno filo da torcere a pescatori e ecosistemi, ma dovremo imparare a trasformare la minaccia in risorsa. Se non possiamo batterle, possiamo cucinarle, adattandoci alla nuova situazione.

Infine, abbiamo il dovere di sostenere la piccola pesca artigianale, che è oggi un gesto rivoluzionario. Vuol dire scegliere chi pesca a mano, chi seleziona, chi conosce il respiro del mare, chi sa che una spigola di lenza ha un sapore diverso da una di allevamento intensivo. Significa scegliere una vongola raccolta con rispetto, non raschiata via con la furia delle draghe. Alla fine, dobbiamo fare solo questo: lasciare che domani, ancora una volta, il mare ci sorprenda con la sua meraviglia. E viva anche per chi verrà dopo di noi.