Ronin a Milano, più che un ristorante è un viaggio verso un Giappone sconosciuto

Ronin a Milano, più che un ristorante è un viaggio verso un Giappone sconosciuto
Nel nuovo locale giapponese su quattro piani nella Chinatown milanese, un ponte unisce Oriente e Occidente in una versatile esperienza spazio-temporale: aperitivo nella taverna, sapori esotici, karaoke-privé e itinerari extrasensoriali
4 minuti di lettura

Prenotare un tavolo per due non è stato semplice. Ronin, il nuovo locale giapponese nato a Milano meno di un anno fa, è uno dei nomi che in questo momento attirano di più. Per questo occorre aspettare almeno una settimana per conquistarsi un posto al ristorante. L’attesa però ripaga: Ronin incanta con un’esperienza a più dimensioni che è ispirata alla sottocultura del Giappone e che si sviluppa su quattro piani di un intero palazzo neo liberty in via Alfieri 17, nel bel mezzo di una Chinatown milanese che sta provando a reinventarsi proprio con la scommessa sul gusto. Ronin non è però soltanto cucina. Offre, sì, due ristoranti e una raffinata boutique di dinner experience, ma intorno a queste esperienze ruotano spazi che sorprendono per interpretazione e unicità di proposte, come la taverna Izakaya, il Karaoke-Privé, fino a un riservatissimo Members Club. 

Lo scalone del Ronin
Lo scalone del Ronin 

Tutto porta a un viaggio vibrante negli intrecci meno conosciuti del mondo asiatico, reinterpretati dal gruppo «Salva Tu Alma» dei tre fondatori Guillaume Desforges e i fratelli Jacopo e Leonardo Signani, che hanno rimescolato in Ronin le proprie frequentazioni e le proprie passioni per il mondo giapponese. 

 

La promessa di assaporare una serata lontana dagli stereotipi più comuni sull’Asia attira. Non resta che andare a vedere di persona cosa nasconde questo nuovo monumento alla sottocultura giapponese che è spuntato a sorpresa nel quartiere espressione della cultura asiatica in città. Scegliamo il venerdì sera per una visita sul posto. È il momento in cui inizia il fine settimana e i locali si riempiono di vita e voglia di scoperte. 

Una delle sale di Ronin (@ronin)
Una delle sale di Ronin (@ronin) 

Porta verso un Giappone sconosciuto

Già il primo impatto lascia a bocca aperta: lo storico edificio neo liberty dalle ampie vetrate tutte illuminate di un rosso accesso conquista subito la scena. Quando però si supera l’entrata dell’ampio ingresso a dominare è lo scalone di marmo che si attorciglia lungo tutto il palazzo e regala subito l’idea di uno struscio pre-social che ci accompagnerà per tutta la serata, fino a notte fonda. 

Un elegante via-vai molto composto si percepisce già prima di cena. Qualche taxi scarica nuovi ospiti. Ci sono due giovani turiste tedesche che parlottano tra loro, poco dopo arriva un gruppo di amici che sembra far parte di un grande party vagante organizzato da qualche protagonista del mondo della musica. C’è di tutto un po’: dagli studenti, ai clubber, ai fashion addicted, fino ai business man in giacca e cravatta. L’impressione è subito di un posto che non è Milano. Un unicum che potrebbe stare a New York o forse nella Berlino di questi ultimi anni. Ronin è un laboratorio di innovazione per varietà di proposte, spazi e per il servizio di eccellenza. Più che un locale è un modo di offrire esperienze, di raccontare e trasmettere una passione per il Giappone. 

 

L’aperitivo nella taverna giapponese

Il piano terra è già un mix di sensazioni e di avventure. Qui si trova l’Izakaya del Piccolo Ronin, una specie di “osteria” giapponese. È più che altro un luogo di passaggio dove assaporare piccole delicatezze della cultura gastronomica giapponese e bere veloci bicchieri alcolici nell’atmosfera del Listening Bar curato da Ultimo Tango. Qui gli appassionati di cocktail trovano una ricca lista che mescola grandi classici con profumi d’Oriente. L’occhio si poggia su una biblioteca di dischi in vinile. La musica lenta è star della serata e alla console, incastonata tra tavoli e poltrone, si alternano dj e appassionati di suoni da condivisione. 

 

 L'esterno del palazzo (@Letizia Cigliutti)
 L'esterno del palazzo (@Letizia Cigliutti) 

Piano Uno

Ci accompagnano al primo piano. Varchiamo la porta del ristorante Robata Ronin. Qui ci aspetta il nostro tavolo in una sala curata in ogni dettaglio e con un’ampia cantina di vini bella in vista. Una delle perle da scoprire al Ronin è sicuramente il servizio: ogni parola è ben misurata, ogni gesto è prezioso per la cura massima degli ospiti. Qui è di casa lo chef Gigi Nastri che comunica con le mani, con il fuoco e con la materia cruda l’esperienza di una cucina vera. 

Scorriamo il menù tra piatti che sono un viaggio tra diverse cucine, Italia e Francia, per poi ritornare sempre al Giappone. La nostra scelta punta su un Risotto Yuzukosho, al limone con canditi di limone, mandorle e peperoncino fermentato per due mesi. Una vera sorpresa di delicatezza e di gusto per il palato. Ma qui il cuore è la Robata, vale a dire la griglia giapponese di carne e di pesce. La lista di proposte è lunga e non lascia spazio alla banalità. Si va dalla Spigola con contorno di finocchio e dashi al limone, alla Ventresca di tonno rosso del Mediterraneo con ceci al sesamo e cipolla rossa all’aceto, fino al Piccione al miso nero con broccolo siciliano e zenzero. Tra le proposte non mancano Sushi, Sashimi e Tempura. Né tantomeno i Gyoza. Il dessert è l’apice e non può che dare il massimo del massimo in un luogo dove ogni dettaglio è studiato al millimetro. La sorpresa è una Montblanc reinterpretata con ripieno di cannellini raddolciti anziché le tradizionali castagne. Una cascata di meringhe e panna completa la montagna golosa da non perdere. La conclusione finale è con il sakè digestivo. Anche qui si spazia tra combinazioni di gusti e piacevoli improvvisate. 

 

Il Karaoke

Proseguiamo la nostra serata. Al secondo piano, ci aspetta il caos calmo del Giappone. Su 200 metri quadrati, quattro sale private karaoke sempre super sold out consentono di abbandonare corpo e mente e di ritrovarli nel canto a squarciagola e nel food&beverage di Madame Cheng, premium spirits, cocktail & sakè bar, premiato dalla prestigiosa classifica di Top 500 Bars come il 187° miglior cocktail bar al mondo. In tutte le sale è possibile ordinare il meglio di late night drinks e finest mixology in puro stile notti a Shinjuku. Il tutto è curato dal bar manager Riccardo Speranza. In questo labirinto di sale, salette e soprattutto specchi (ci sono 2.400 specchi in tutto il palazzo) ci si perde tra pareti piene zeppe di opere d’arte digitale, di ispirazione orientale. Il karaoke, discoteca dei nostri giorni dove cercare divertimento con pochi amici, offre evasione esotica. Sullo stesso piano, convive l’altra faccia della cultura giapponese con l’ultra tradizionalismo dell’Omakase Sushiyaki, vera e propria boutique dinner experience da massimo otto coperti che ospita Chef italiani e internazionali con percorsi omakase dedicati.

 

Piano Tre

Ci avviamo verso il terzo piano. Qui si trova l’esclusivo Members Club Arcade. L’ambientazione è tra le più classiche con tavolo da biliardo e tavolo da poker. Si entra solo su invito di uno dei membri. Ci sono pochi ospiti e l’atmosfera è rilassata. Nel frattempo si è fatta notte fonda e sugli altri piani il via vai ha preso a diventare più intenso. Qualche suono rimbomba dalle sale del Karaoke mentre su e già per lo scalone, che mette insieme serate diverse ma nello stesso luogo, scorre lento il divertimento. Ci avviamo verso casa. Una sensazione domina tra tutte: dopo diverse ore passate in questo viaggio spazio-temporale che unisce Oriente ed Occidente, le scoperte da fare sono ancora tante. La sorpresa finale è di non aver scoperto tutto. E di voler tornare presto.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto