Quando ci si incontra per strada a Doha non si chiede come stai, ma di che colore sei. E se dovessimo sceglierne uno per questo Paese, sarebbe l’oro. Solo per una squisita ragione gastronomica, con tutto rispetto per il colore nazionale, per il porpora della bandiera, definito anche da un numero di Pantone, il 222c. Perché ha il colore dell’oro la bevanda nazionale, la gahwa (si scrive qahwa), che ha poco o niente a che fare con il nostro caffè - sia per la tinta che per il sapore - ma riassume l’ospitalità dei qatarioti: quindi tazza mezza piena e tenuta ben salda in mano. Se la appoggi a terra prima di berne il contenuto il padrone di casa la prende sul personale. Se la tazza è riempita fino all’orlo il messaggio è chiaro: non sei una persona gradita ed è meglio che non ne chiedi altro. È una questione di tradizioni, non di cattivo carattere.
Sono dorati anche i cibi tipici, merito dello zafferano che è in tutti i piatti e nei mix di spezie: dal Majboos, il piatto nazionale, al Madrouba un piatto più semplice e molto popolare soprattutto durante il Ramadan.
Abbiamo provato 11 posti in Qatar, un’idea per capire cosa mangiare in questo Paese che in dodici anni o poco più ha cambiato completamente il suo aspetto ed è emerso dalla sabbia dorata per prepararsi ai Mondiali e per diventare entro il 2030 capitale dello sport e della cultura del Medio Oriente.
A colazione sono da provare i kunafa, dolcetti a base di pasta kataifi, ripieni di formaggio e ricoperti di miele. Da Shams Al Qassabi la prima donna imprenditrice ad aprire un ristorante in Qatar, il piatto forte sono i ragag (pancake dolci e salati, buonissimi quelli con la verdura saltata). Nei locali, ma anche nei majlis (i luoghi della casa dove vengono accolti gli ospiti) spesso ad accompagnare il caffè ci sono i luqaimat: frittelle dolci croccanti all’esterno e morbide all’interno (l’impasto viene preparato con burro, farina, latte, zucchero, zafferano e cardamomo). Una volta fritte, le palline vengono cosparse con uno sciroppo a base di zucchero o miele.
Il piatto tipico, il Majboos è una specialità da provare in ogni ristorante, e non manca mai sulle tavole delle famiglie qatariote. La ricetta prevede carne di pollo, agnello o cammello, cotta alla griglia o al forno, e abbinata ad un mix di verdure e mandorle: capiterà di leggerlo spesso sui menu, con la possibilità di imparare a cucinarlo alla Qatar Cooking Academy con Aisha Al-Tamimi, chef tra le più famose in Qatar, autrice di libri e star della tv. A proposito di chef, da segnarsi il nome di Noor al Mazroei, la più in vista del momento e con un obiettivo: rendere accessibile a tutti la cucina qatariota, ai vegani, ai celiaci e ai vegetariani. La si può incontrare nel suo café, il Blended, in Nuaija, nella zona del Al-Thumama stadium dove si giocheranno la partita inaugurale Senegal-Olanda, e gli ottavi e i quarti di finale.
Per pranzo, in zona Corniche, cioè il lungomare, c’è il Bayat Sharq. Aperto il pesante portone in legno, ci si trova di fronte a una casa storica appartenuta in origine a un commerciante di perle e poi trasformata in ristorante. Sul cortile si affacciano le stanze private in cui è possibile pranzare o cenare con più privacy e la sala principale.
Alla sera, meglio stare in zona West Bay: da Zengo (61° piano) cucina fusion asiatica o al STK Doha, steakhouse al 23esimo piano del Ritz-Carlton.
A proposito di hotel in cui cenare, strategico il Coya, ristorante peruviano all’interno del W Doha: al piano sopra c’è il Wahm Lounge, uno dei club più famosi in città che ospita dj internazionali. Dopo cena, ricordando che l’età legale per bere in Qatar è di 21 anni, i turisti possono ordinare alcol nei bar degli hotel e nei club privati, e in fan zone designate per i tifosi Fifa e in alcune aree all’interno degli stadi. Bere in qualunque altro luogo o ubriacarsi in pubblico è reato.
Ecco gli 11 posti da provare
SHAMS
Il centro del mercato delle spezie, ideale per la colazione: frequentato da celebrità (David Bechkam è tra gli ultimi visti a tavola) o l’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani e moglie, Sheikha Moza. È il locale simbolo della tenacia femminile: Shams Al Qassabi ha lottato per aprirlo. I prezzi sono contenuti, allestimento poco sfarzoso, ben inserito nell’ambiente del Souq. Accanto allo storico negozio di spezie di Shams, da comprare i mix di spezie nei barattoli.
All’ultimo piano del National Museum of Qatar (a proposito, per chi arriva in questo Paese è davvero una visita imprescindibile per entrare in contatto con la natura, la storia e la cultura della penisola) c’è Jiwan “La Perla”, il ristorante dello chef e imprenditore monegasco Alain Ducasse. Piatti tradizionali reinterpretati in chiave moderna. Da provare la Cumin Madroba e il Jiwan rice. Head Chef è Morgan Perrigaud.
Cucina tradizionale e autentica del Qatar. Si entra aprendo un pesante portone in legno e si attraversa un’incantevole corte verde. Si può mangiare in stanze private o nella sala principale. Prima di essere un ristorante era la casa patronale di Al Khulaifi, un commerciante di perle. Da provare Al’Harees, comfort food tipico del Paesi Arabi, una zuppa di grano e carne cotta per ore.
Dopo aver effettuato un tour nel deserto (a meno di un’ora dal centro di Doha), Regency Sealine è il posto ideale in cui fare tappa in un ambiente suggestivo e che permette di godersi il tramonto tra le dune di Khor Al Udaid (sito tutelato dall’Unesco). Ma c’è di più: è il luogo giusto anche per gustare il Madfoon, un piatto a base di agnello (cotto sotto la sabbia per due ore e mezza), riso e verdure.
Il motto dell’Eco-Farm-Camp è “dalla fattoria alla tavola”. L’Heenat Salma Farm è il posto ideale per i turisti che amano prodotti biologici e naturali: si trova a trenta minuti di macchina dalla West Bay di Doha. Si producono trenta diverse varietà di culture e prodotti biologici dalla frutta alla verdura, ma anche latticini, uova, miele e carne. Dopo averci mangiato ci vorrete anche dormire. La cosa bella è che potrete farlo.
Il posto giusto per imparare la cerimonia del caffè in Qatar. Verrà servito a terra, seduti su comodi cuscini. La caffettiera si chiama dallah. I chicchi di caffè vengono tostati al momento e fatti bollire in acqua calda a cui si aggiunge cardamomo e zafferano. La tazzina viene offerta con la mano destra dal padrone di casa, con un dattero. Il caffè non si beve zuccherato ma accompagnato da dolci.
Per gli appassionati di cucina, ci sono tante occasioni per imparare a cucinare i piatti tipici della cultura qatariota. Alcuni ristoranti organizzano direttamente le masterclass con lo chef, e di solito avviene prima dell’ora di pranzo. Uno di questi locali è Al Sufra (Marsa Malaz Kempinski The Pearl Doha) dove si può imparare a cucinare la Maklooba di pollo e la kunafa (un dolce a base di formaggio) insieme allo chef Fahed.
È il locale italiano più famoso di Doha: lo chef stellato Pino Lavarra ha il suo ristorante all’interno del Messila Resort & Spa, dove, in tutta probabilità, avrebbe soggiornato la nazionale italiana di calcio se avesse centrato la qualificazione ai Mondiali. Nella Deli Kitchen cucina internazionale, al Match Box Pub il posto ideale per guardare le partite in tv. Al The Food Lab è possibile avere lezioni di cucina direttamente dallo chef.
Al secondo piano del WDoha - albergo della catena internazionale Marriott - c’è il Coya, ristorante peruviano molto apprezzato dai qatarioti, che hanno trasformato questo locale nell’occasione per festeggiare compleanni in compagnia degli amici, oppure il luogo prescelto per aspettare l’apertura della discoteca interna allo stesso hotel. Tra i piatti più buoni: la mistura di ceviches e la wagyu ribeye da gustare con un Pisco Sour Infusion.
Il Parisa Souq Waqif è uno dei ristoranti più noti e antichi del souq di Doha. A stupire, non appena entrati, sono gli arredi, il gioco di specchi, le opere d’arte dipinte a mano. Poi c’è ovviamente l’aspetto gastronomico, e questo è il posto ideale per mangiare autentica cucina persiana. Fa parte dello Sharq Village & spa del Ritz? Carlton Hotel e tra i piatti da assaggiare è consigliata la shisha.
A tutte le ore, per un momento di fame improvvisa, c’è il fast food, che in Doha è un’esperienza particolare. Si pensi all’area davanti al Katara Cultural Village. Lungo Shakespeare Street, c’è la Food Street, più o meno 40 ristoranti e caffè che fanno solo asporto. Si fa la coda e si mangia in macchina, come al drive in: anche perché a causa del caldo il condizionatore è provvidenziale. Chapati & Karak è uno dei locali più frequentati del Katara Village.