Per alcuni un'oliva continua a essere “una pallina senza importanza in fondo a un Martini”, come ha scritto ironicamente Mort Rosenblum nell'incipit di “Storie delle olive”. “Ma a uno sguardo più attento, si rivela un ritratto in miniatura delle zone più ricche del nostro mondo” continua il giornalista americano. E sempre più persone stanno acquisendo questa consapevolezza. Almeno in Italia, dove l'olivo, al pari della vite, è protagonista della geografia del paesaggio, da nord a sud, prima di esserlo anche a tavola, nella dieta mediterranea. Ma se il vino, da almeno vent'anni, è motore di un turismo che entra in cantina e passeggia tra le vigne – il Movimento Turismo del Vino, nato nel 1993, oggi annovera più di 1000 cantine – per il turismo dell'olio la strada è appena iniziata.
Ma c'è anche chi nell'uliveto fa provare l'esperienza del glamping. Anna Barberini nel 2015 ha introdotto otto tende nel suo uliveto, a Scarlino, in provincia di Grosseto. “Cinque guardano il mare, tre il borgo medievale di Scarlino. Sono tende su palafitte, di oltre 50 metri quadri, arredate con pezzi unici recuperati dalla casa di famiglia, con le terrazze all'altezza della chioma degli olivi, in mezzo a un oliveto storico, da cui produciamo anche un extravergine bio, con le cultivar leccino, moraiolo, frantoio e scarlinese”. Risultato? Sempre pieni, da primavera ad inizio ottobre. Tanti stranieri, ma anche italiani. Coppie – l'esperienza è solo per adulti - dai 35 ai 65 anni - entusiaste di vivere un'esperienza in mezzo agli olivi.