Acqua frizzante introvabile? "Niente paura, solo un blocco temporaneo"

Acqua frizzante introvabile? "Niente paura, solo un blocco temporaneo"
L'associazione di settore smentisce l'allarme lanciato dall'amministratore di Acqua Sant'Anna: "Non cadiamo nella trappola di trasferire ai consumatori le preoccupazioni per i problemi di una singola azienda"
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Niente più acqua frizzante nei supermercati e niente più bevande gassate? E’ lo scenario circolato nei giorni scorsi dopo l’allarme lanciato da uno dei maggiori produttori del settore: Acqua Sant'Anna. Il gruppo di Vinadio (in provincia di Cuneo), che conta su 1,5 miliardi di bottiglie prodotte ogni anno, ha fatto sapere di aver fermato le linee di produzione dei propri prodotti gassati, quelli che vengono addizionati di anidride carbonica mediante un processo chiamato carbonazione. Il motivo? Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la CO2 è introvabile. Secondo quanto affermato, le imprese che producono anidride carbonica preferiscono destinarla al settore della sanità e non c’è stato verso di far cambiare loro idea, nemmeno con la proposta di un corrispettivo più alto. Lo scenario presentato sarebbe di enorme difficoltà, toccherebbe tutti i concorrenti di Sant’Anna, e si aggiungerebbe ai rincari record delle materie prime e alla siccità che sta impoverendo le fonti.

 

L’Italia è il primo Paese in Europa e uno dei primi al mondo per consumo di acqua in bottiglia, con una media di oltre 200 litri l’anno a testa. Va però precisato che l’acqua frizzante consumata nel nostro Paese è solo una quota ridotta del totale, pari al 17% di un mercato che è dominato dall’acqua liscia che rappresenta il 69% dell’intero giro d’affari (un altro 14% è in capo alle acque effervescenti naturali - dati del 2020). 

Con la carenza di anidride carbonica corriamo il rischio di ritrovarci con gli scaffali di acque minerali vuoti e con aumenti al supermercato? «Il problema della C02 esiste ma di sicuro quanto sta accadendo è stato troppo drammatizzato», tiene a precisare Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua, la Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali Naturali e delle Acque di Sorgente che poi aggiunge: «Il rischio che si arrivi a una penuria di acqua minerale non esiste mentre eventuali aumenti, che però non sono all’orizzonte, sarebbero solo di qualche centesimo».

 

Ma se non c’è allarme sulla C02 che cosa sta succedendo? Mineracqua, spiega che attraverso i propri associati ha avuto informazione che il blocco della fornitura di C02 era dovuto a lavori di manutenzione in uno dei grandi stabilimenti di AirLiquid, colosso che «estrae» l’anidride carbonica dall’aria e la lavora per poi essere utilizzata dalle diverse industrie, compresa quella delle acque frizzanti. Nei giorni scorsi gli stabilimenti di AirLiquid si sono fermati, come era già successo in passato, per una semplice attività di routine. Il momento però non è stato particolarmente felice. Per questa ragione Mineracqua farà richiesta formale affinché i lavori di manutenzione non vengano più effettuati in questo periodo che è quello di maggior consumo per le acque in bottiglia. Molte aziende del comparto delle acque minerali hanno fatto ricorso a fornitori alternativi di anidride carbonica.

 

«Certo la problematica esiste e sta coinvolgendo molte aziende ma si tratta di una difficoltà di beve periodo che si risolverà già nei prossimi giorni – sottolinea Ettore Fortuna -. Piuttosto, la drammatizzazione di questi giorni sembra strumentale alla situazione interna all’azienda che ha lanciato l’allarme e che non rappresenta l’intera categoria. Non cadiamo nella trappola di trasferire l’allarme ai consumatori per i problemi di una singola azienda». 

 

Il problema sulle forniture di C02 in realtà non riguarda solo il nostro Paese. Per fare un esempio, in Germania alcuni produttori di acque frizzanti stanno lamentando difficoltà negli approvvigionamenti. Secondo quanto dichiarato da alcune piccole aziende, le complicazioni sarebbero legate da un lato alla grande domanda di acqua frizzante in questo periodo di alte temperature estive, e dall’altro a colli di bottiglia nelle forniture di anidride carbonica che adesso è molto richiesta da chi realizza fertilizzanti, un prodotto che sta scarseggiando perché arrivava dall’Ucraina. 

 

Insomma, il tema è molto complesso e le variabili in campo sono molte. A spaventare è anche la siccità. «Non esiste una relazione temporale diretta – spiega il vicepresidente della Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali Naturali e delle Acque di Sorgente -. Non è vero che se non piove da un mese non c’è più acqua da imbottigliare. Questo tipo di acqua si forma nel tempo, nel corso degli anni. Certo ci possono però essere alcune sorgenti che sono in alta montagna che per effetto della riduzione dei ghiacciai e dei nevai potrebbero risentire del cambiamento di clima». 

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