Asino, poltrona, vedetta: cosa c'azzeccano assieme? Quello che ovunque sarebbe un rompicapo pressoché irrisolvibile, a Camogli è dna e sussistenza, gesto e tenacia. La soluzione? Dieci lettere: tonnarella. O, più precisamente, le tre barche che vengono usate per un sistema di pesca che in questo borgo è prassi da più di 400 anni, e di cui ogni sapere, salto di vento e intreccio di fibre è memoria orale, di pescatore in pescatore.
Il labirintico intrico di reti fisse della tonnarella - il diminutivo non è un vezzeggiativo, ma racconta la semplificazione rispetto a una tonnara, due sole stanze anziché sei-nove e una rete di sbarramento più corta - viene calato in mare da aprile a fine agosto, e sfrutta la memoria istintiva dei pesci da corsa. Orate e palamite, ricciole e tonni alletterati, lanzardi e sugarelli che, guidati dalle correnti del Golfo Paradiso, nuotano da Ponente verso Levante e che nel mare antistante la chiesetta di San Nicolò di Capodimonte, vicino a Punta Chiappa, trovano una rete posta trasversalmente, a sbarrargli il passo: il pesce la segue, credendola un tratto di costa, entrando così nella camera grande della tonnara e da lì nella camera della morte, senza più via di uscita.
“L'asino ci camalla (trasporta, ndr) dal porto alla tonnarella; la poltrona è la grande barca d'attesa, in cui si aspetta di tirare su la rete, la vedetta è la piccola barca a remi che usiamo per scrutare il mare attraverso lo specchio, lo strumento che ci permette di guardare sul fondale qualità e quantità del pesce dentro la rete” spiega Maurizio che, rotto il ghiaccio, ha voglia di raccontare più particolari. “Ad aprile caliamo in mare tutte le reti. La più grande è il pedale, perpendicolare alla costa: una rete lunga oltre trecento metri tessuta in fibra di cocco, che ci facciamo arrivare in balle dall'India e che intrecciamo durante l'inverno. Il corpo principale della tonnarella è costituito da una camera grande, di raccolta e poi da una rete mobile, detta lea, l'unica in nylon, che parte con una tessitura a maglie larghe 25 centimetri, che si restringono via via fino a un centimetro”. Maurizio passa l'inverno sulla banchina, a intrecciare queste reti, con un ago lungo come l'avambraccio, in un gesto che è anche fatica.
Poca roba, solo qualche bonitto che, fino a qualche anno fa, si vedeva raramente, al pari dei barracuda, e che invece oggi, con le acque più calde, fanno spesso capolino. “Via, apriamo tutto” decide Maurizio: per liberare il balenottero, andrà perduto anche il resto del pescato. Ci vuole tempo però: la balena nuota in cerchio, ogni respiro è un sbuffo potente. Scompare in profondità, poi la pinna ritorna ad arcuarsi a galla. I gesti dei pescatori sono gli stessi, come se dentro ci fosse un branco di palamite. Le reti vengono tirate lentamente, fino a quando la balena è a fianco della poltrona: la fatica è di tutti, del cetaceo intrappolato nella rete, dei sei pescatori che s'adoperano per liberarla. Dopo aver tagliato una corda, finalmente scompare, sotto l'asino, e poi in mare aperto. “Che fortuna” mi dicono “è la seconda balena in quindici anni che finisce qui dentro”. Per loro invece, è stato un cappotto. Non c'è delusione però, o almeno non sembra. Perché sanno che il mare sarà più generoso un'altra volta. O forse perché i pescatori hanno l'animo zen: fatto il possibile, non serve a nulla rammaricarsi.
Cooperativa Pescatori di Camogli: le pescherie
Salita Priaro, 16 - Camogli (Ge)
tel. 0185772513
aperta tutti i giorni dalle 8 alle 12.30 e dalle 17 alle 19.30
chiusa domenica pomeriggio
via XXV Aprile, 12 - Recco (Ge)
tel. 018576143
aperta tutti i giorni dalle 8 alle 12.45 e dalle 17.00 alle 19.15
chiusa domenica pomeriggio
Per chi volesse vedere da vicino questa pesca, l'associazione culturale Ziguele propone escursioni alla tonnarella in compagnia di un biologo che ne spiega le varie fasi.