E venne il giorno di Cucine Aperte. Dopo le cantine, la voglia di vedere l’erba dalla parte delle radici ha contagiato il mondo della ristorazione. Toccare invece che guardare, chiedere direttamente e non subire i dialoghi preconfezionati di MasterChef e affini, annusare e assaggiare dove la televisione può solo offrire cibo virtuale. Così, sabato 30 settembre in una trentina di ristoranti pugliesi di livello medio-alto, disseminati tra Peschici e Otranto, testa-coda di una regione lunghissima (oltre 400 chilometri) turisti e appassionati verranno accolti a braccia e pentole aperte per la prima edizione di una giornata-simbolo della ristorazione di qualità.
Con l’ottimo proposito di alzare l’asticella, albergatori, produttori e ristoratori sono usciti dalla contingenza della guida per associarsi nel nuovo consorzio. A presiederlo, Beppe Schino, architetto fulminato sulla via del buon cibo, patron di uno dei ristoranti più colti e golosi di Bari, il PerBacco. “In un momento in cui i media tendono a dare un’immagine patinata del mondo della ristorazione e dell’enogastronomia, Cucine Aperte svela ciò che avviene ogni giorno dietro le quinte di una sala ristorante. Chi il 30 settembre visiterà le nostre strutture potrà ”.[[ge:rep-locali:repubblica:175361403]]Qualità, cura, professionalità, etica sono pratica quotidiana di cuochi come Domenico Cilenti e Pietro Zito. Ma non basta. Per essere ancora più bravi e riconosciuti, i ristoranti devono vantare un servizio morbido e professionale, conoscenza del territorio e delle produzioni artigiane, abbinamenti inaspettati e calibrati con i vini della zona. Guai a pensare che basti dire Puglia per essere scelti. Basti pensare alla concorrenza dei paesi del Mediterraneo vicino e dintorni – Grecia, Spagna, Croazia, fino alla new entry Albania – in grado di erodere quote di mercato sempre più consistenti. Certo, rispetto ai paesi concorrenti, qui si parte avvantaggiati, dai gloriosi pani di rimacinato ai grandi extravergini, passando per le verdure che sono il vanto della terra pugliese. E poi i vini, un tempo buoni solo per irrobustire i pallidi mosti del nord e oggi capaci di fare il giro del mondo, apprezzati e goduti, che siano rosé eleganti o rossi mascalzoni.
Il format prevede che i partecipanti possano visitare le cucine, parlare con i cuochi, approfondire la conoscenza delle materie prime, partecipare a laboratori, degustare le preparazioni realizzate sotto i loro occhi. E a corollario, assaggiare le golosità del Movimento Turismo del Vino Puglia e di Buonaterra - Movimento Turismo dell’Olio Puglia, raccontate dagli stessi produttori. Le strutture coinvolte ospiteranno anche eventi tematici: mostre, concerti, incontri d’autore con giornalisti e scrittori, per raccontare la cultura del cibo in tutte le sue declinazioni. Se poi vi portate appresso il costume da bagno, insieme a taralli e fichi secchi porterete a casa anche l’ultima nuotata della stagione.
Di tavola in tavola tra le cucine (aperte) della Puglia
Licia Granello
Arriva la manifestazione che permette di toccare con mano il lavoro che c’è dietro alla creazione di un piatto e alla gestione di un locale. Ad aderire una trentina di ristoranti, ognuno con un tema principale per raccontare la propria terra