L’evento

Gennaro Esposito e il colore del Mediterraneo nel centro di Parma

Gennaro Esposito e il colore del Mediterraneo nel centro di Parma

La settima edizione ella Cena dei Mille nella città emiliana ha avuto come protagonista lo chef campano

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La tradizione si ripete. Per una sera Parma ha apparecchiato il suo centro storico trasformandolo in un grande ristorante a cielo aperto. Una tavola lunga 400 metri, da Piazza Garibaldi lungo Strada della Repubblica, mille commensali e una città che ha messo in scena la forza della propria identità gastronomica. La Cena dei Mille, giunta alla settima edizione è ormai diventata uno degli appuntamenti simbolo della Parma Food Valley. Un successo annunciato già a luglio, quando i mille posti disponibili erano andati esauriti in appena sei minuti. E sempre più internazionale: oltre ottanta biglietti sono stati acquistati all’estero, dall’Australia agli Stati Uniti, dal Regno Unito alla Svizzera, fino a Irlanda, Olanda e Polonia.

“Volevamo costruire un sistema pubblico-privato che rappresentasse la città e la sua tradizione gastronomica in Italia e all’estero”, sottolinea Marco Bosi, assessore del Comune di Parma con delega alla Città Creativa Unesco. Università, imprese, consorzi, ristoratori e istituzioni: un modello di collaborazione non sempre scontato in un Paese dove pubblico e privato continuano spesso a guardarsi con diffidenza. A Parma, invece, la condivisione degli obiettivi è diventata parte del progetto. E allora la lunghissima mise en place che attraversa il centro storico assume un significato ulteriore: “La cena è l’evento-cartolina del nostro territorio”, la parte più visibile di un lavoro che prosegue durante tutto l’anno.

A sostenerlo sono soprattutto le filiere che raccontano altrettanti pezzi dell’identità produttiva parmense: dalla pasta al Parmigiano Reggiano, dal Prosciutto di Parma al pomodoro, fino al latte e alle conserve ittiche. Nel 2025 hanno raggiunto complessivamente 12,5 miliardi di euro di fatturato al consumo, l’8,7 per cento in più rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni sono salite a 5,78 miliardi, con un incremento del 12,7 per cento. Numeri importanti, ma che da soli non bastano a spiegare un sistema fatto anche di competenze sedimentate e saperi tramandati. “Quante filiere, quanti prodotti, quanto saper fare” sintetizza Andrea Belli, responsabile Relazioni Esterne di Barilla. “Sono filiere che accompagnano i prodotti dal campo alla tavola, dall’allevamento alla tavola”.

Il valore della Food Valley, però, non si esaurisce nel prodotto finito. C’è anche la volontà di mostrare ciò che viene prima, soprattutto alle nuove generazioni: aprire aziende e luoghi della produzione, entrare in un caseificio, sentire il profumo di un pastificio, assistere alla raccolta del pomodoro e seguirne la trasformazione. È in questo sistema che si inserisce Gennaro Esposito. Lo chef campano ha firmato uno dei piatti più attesi della cena, la sua “Minestra di pasta mista con pesci di scoglio”: “Immaginate una zuppa di pesce dove all’interno cuciniamo direttamente una pasta mista: in un cucchiaio hai il gusto del Mediterraneo, l’incisività del pesce di scoglio, questo scoglio bello profumato e il sapore della cucina delle vacanze”. Un piatto identitario dentro una cena che ha scelto, al contrario, di mettere in relazione territori e linguaggi differenti.

Ad aprire il menu la “Vellutata di pomodoro, verdure croccanti, gambero e olio al basilico” di Parma Quality Restaurants. Dopo la minestra di Esposito, Chef to Chef Emilia Romagna ha portato in tavola “Bue bianco, pesca di vigna e tartufo di Fragno”, omaggio alla memoria contadina, mentre ad Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana – è stato affidato il dessert, “Oro della Bassa”, un lavoro corale. Ed è proprio questa coralità ad aver colpito Esposito. “Mi sento privilegiato perché mi sento a casa, accolto da grandi professionisti, da grandi produttori, in un clima molto umanista, di gente che ha voglia di stare insieme e di unire le proprie forze per far bene”.

Una definizione, “clima umanista” che racconta il senso della serata: il cibo come prodotto economico, espressione di una comunità. Anche perché per Esposito il prestigio gastronomico di un territorio non si misura contando stelle e ristoranti d’autore. “Per me non c’è alta cucina se non si parte dalle trattorie, dalla cucina di famiglia, dalla tradizione. Poi qui si possono avere grandi esperienze anche in locali stellati e più raffinati. Però la forza della cucina in un territorio è avere tutte le espressioni forti e soprattutto sapienti”.

Una riflessione che coincide con il momento professionale che lo chef sta vivendo. Mentre a Parma cucina per mille persone, Esposito è infatti alla vigilia di una svolta importante: il trasferimento della Torre del Saracino da Vico Equense a Sorrento. “In realtà il trasloco è solo filosofico, è solo di contenuto – spiega -. La nuova sede avrà ambienti e arredi completamente nuovi. A viaggiare saranno la filosofia della nostra cucina e il nostro stile di fare ospitalità”. E nella sede storica della Torre nascerà invece Caporivo, progetto dedicato proprio a quella cucina familiare e di tradizione che Esposito considera il fondamento dell’alta gastronomia. Non una versione minore del ristorante stellato, ma un luogo curato con la stessa attenzione. “Non pensiamo affatto che una cucina di tradizione e di famiglia debba essere servita in un posto meno bello o meno importante”.

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