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Omocisteina: perché oggi fa più paura del colesterolo

Omocisteina: perché oggi fa più paura del colesterolo

Dall’alimentazione alle carenze vitaminiche, fino ai rischi cardiovascolari: l’omocisteina diventa un nuovo campanello d’allarme per la salute, mettendo in discussione diete restrittive e abitudini scorrette spesso sottovalutate

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Omocisteina, per i non esperti della materia è una sorta di Carneade, ovvero misconosciuta. Ultimamente però sta scalando il grado di notorietà e contestualmente sta generando una nuova paura, al posto della paura dell’eccesso di colesterolo e con ogni probabilità questa nuova paura surclasserà la precedente. L’omocisteina è un marker predittivo di malattie cardiovascolari e sistemiche. È un amminoacido solforato prodotto dal metabolismo della metionina che, a sua volta, è un amminoacido essenziale di cui sono ricchi i cibi di origine animale, come le carni, i formaggi stagionati e simili e le uova. Essa viene metabolizzata dal corpo che la trasforma nuovamente in metionina, oppure in semplici amminoacidi eliminati facilmente dall’organismo attraverso le urine.

Il suo metabolismo viene finemente regolato grazie all’attività di vitamine del Gruppo B, che, proprio per questo, non debbono essere mai deficitarie. Dette vitamine sono cofattori nella trasformazione dell’omocisteina e quindi se carenti si determina un grave accumulo, detto iperomocisteinemia. Oggi questo accumulo è considerato un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e vascolari periferiche. I fattori di rischio convenzionali per le malattie cardiovascolari comprendono il fumo, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, ma anche la familiarità col diabete.

Negli ultimi anni, una grande attenzione è stata data al ruolo dell’omocisteina, sia come marker di rischio per la patologia aterosclerotica e trombotica sia anche come fattore capace di causare danno vascolare. Il deposito di omocisteina sulla parete vasale è lesivo in diversi modi. La maggior parte delle persone mantiene elevati livelli di omocisteina nel sangue a causa di una dieta non sufficientemente ricca di folati, vitamine B6 e B12. È stato dimostrato che l’assunzione di questi micronutrienti è in grado di contrastare tale accumulo. Il trattamento dell’iper-omocisteinemia si basa essenzialmente sulla correzione dei deficit nutrizionali. Le vitamine del gruppo B sono molecole che il nostro organismo non riesce a sintetizzare da solo e quindi devono essere introdotte con la dieta. Le troviamo nel pesce, nella carne, in frutta e verdura, nelle uova e nei latticini. Queste vitamine sono idrosolubili e vengono eliminate con l’urina. Con la cottura le vitamine si denaturano ed ecco perché si consiglia di consumare, di alternare cibi contenenti queste vitamine sia crudi che cotti, preferibilmente a bassa cottura.

Ci sono anche fattori fisiologici come sesso, invecchiamento e diverse condizioni patologiche, tra cui insufficienza renale, ipotiroidismo e neoplasie. Inoltre, l’assunzione di diversi farmaci come antiepilettici e diuretici, l’eccesso di fumo, alcool e caffeina; fattori genetici, principalmente deficit congeniti di quegli enzimi coinvolti nelle vie metaboliche dell’omocisteina, ovvero di quegli enzimi coinvolti nelle vie metaboliche dell’omocisteina. Ma risulta invalidante principalmente un regime alimentare caratterizzato da un basso apporto di vitamine del gruppo B. Diete carenti di questi nutrienti come la vegana o la vegetariana, innescano o accentuano la carenza. Sono regimi che, senza riflettere sulle conseguenze a breve o lungo periodo, pretendono di rivoluzionare il meccanismo del corpo umano che funziona sempre allo stesso modo ab origine

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