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Il regno del verde: ecco i migliori 11 ristoranti di Milano dove i vegani si sentono a casa

Il regno del verde: ecco i migliori 11 ristoranti di Milano dove i vegani si sentono a casa

Dal pioniere Joia al moderno Altatto, viaggio tra i locali che hanno deciso di proporre un’alimentazione esclusivamente vegetale

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Milano, città all’avanguardia. Per il cibo, poi, un vero riferimento. Ma se qualcuno è vegetariano e vuole uscire a cena, la visuale cambia: o avete gli indirizzi giusti, o sentirete troppo spesso dire “chiedo in cucina, vediamo che cosa possiamo fare per lei”. Ma anche: “Ah, allora il pesce lo mangia”. Peggio ancora per i vegani. Sembra incredibile, ma nella maggior parte dei ristoranti milanesi, anche di buon livello, l’opzione veggie, se si escludono i contorni e le insalate, si riduce spesso a parmigiana di melanzane e pasta al pomodoro, a volte neanche questo. Grosso modo, chi è vegetariano non mangia animali, o prodotti che prevedano il sacrificio di animali (compresi bottarga e, sì, caviale). Chi è vegano, non mangia neanche alimenti prodotti dagli animali, come miele, uova, latticini. E attenzione ai tranelli, se il risotto è fatto con brodo di carne, vegetariano non è. Ma in generale si fa ancora confusione. Possibile, nel 2024, a Milano? Possibile. Allora, meglio sapere dove andare a colpo sicuro. Alcuni ristoranti hanno una vocazione vegetale, una spiccata tendenza a cucinare (bene) verdure e dintorni. Per esempio Horto, Daniel Canzian, Ratanà, Zelo del Four Seasons (con un intero menu dedicato), Cactus. O Soulgreen, chiuso da un po’, in attesa di rinascere altrove. Ma esistono luoghi dove non ci sono dubbi: la scelta è solo veg.

In prima fila Joia, pioniere assoluto, da decenni vessillo del veg a Milano e in Italia, primo di questo tipo a conquistare la stella grazie al fondatore Pietro Leemann, adesso tornato nella sua Svizzera e alla sua vocazione buddista. E qui sostituito benissimo dagli allievi Raffaele Minghini e Sauro Ricci. Ottima cantina: si può bere bene e benissimo anche con piatti green. Legata idealmente a Joia, dove le fondatrici hanno lavorato per un po’, la bella avventura di Altatto, localino pluripremiato in una periferia a misura umana, molto curato l’ambiente e altrettanto il cibo, con portate gustose e ben presentate e molta ricerca negli ingredienti e negli abbinamenti, oltre a una gestione altamente sostenibile di azienda e personale. Perfetto il loro servizio catering, molto amato dagli ambienti fashion.

Un piatto di Joia (foto di Lucio Elio, tratta dal sito ufficiale)
Un piatto di Joia (foto di Lucio Elio, tratta dal sito ufficiale) 

Ma ecco qualche new entry. Brilla La Jungle de Plein, vaporoso bistrot-bakery-bar-ristorante inserito nel prestigioso complesso a firma Philippe Plein. Per la ristorazione del suo superlussuoso The Plein Hotel, lo stilista tedesco ha scelto tre filoni, uno dei quali è totalmente vegano. Ambiente tappezzato (anche il soffitto) di fiori e boccioli di rosa, per la gioia degli instagrammaniaci, più una sala jungle. Pasticceria squisita, tapas e stuzzichini sorprendenti all’aperitivo, menu serale e colazione ricchissima. Si definisce Dirty Vegan, come dire, godimento senza limiti.

Bella e gustosa anche l’idea dei due giovani soci di Bluesquare, che di fronte al Mudec, Museo delle Culture, rilanciano con le culture alimentari degli altri: dalla Cina al Sudamerica, dalla Thailandia alla Corea e al Giappone, gyoza, bao, tacos, sushi, spiedini, salse e molto altro, senza ombra di carne né pesce, uova o latte. Con cocktail, birre e una bella scelta di vini, in un locale molto spazioso e moderno.

Nuovo anche il piccolo bistrot di due socie molto ispirate, The Meet, nome che gioca con “meat”, ai margini del Parco Sempione e di Chinatown. Da una piastra sfrigolante escono stuzzicanti profumi e specialità insolite, come le fettuccine di soia con salsa di noci, stufato vegetale al vino rosso, spätzle di ceci, brownie vegani alla banana. Ambiente soft e gradevole, aperto poer pranzo e aperitivo; nel weekend brunch.

Tra i veg ormai consolidati c’è Linfa, locale con arredi vintage e una cucina che, per volere del giovane titolare, si addentra nelle sperimentazioni del vegetale e del plant-based, con risultati appaganti e originali, che vanno dalla pura tradizione italiana all’esotico. Nori Way è un simpatico posto dalla doppia vita: a pranzo è Radice Tonda, self-service vegano; di sera si trasforma in una sfavillante fucina di creatività dalle suggestioni tibetane e dai toni orientali, servendo cose molto gustose e belle da vedere, da finti sushi e sashimi a spiedini e ravioli. Radice Tonda ha anche un altro locale in zona Porta Venezia.

Da Govinda, storico luogo di riferimento Hare Krishna, vicinissimo a piazza del Duomo e ristrutturato da qualche anno, si trova una gustosa cucina multietnica che, nel rispetto della religione dei titolari, esclude l’impiego di carne, pesce, uova, aglio e cipolla (questi ultimi due sostituiti magnificamente da spezie e aromi) ma include i latticini. Gradevoli l’ambiente e la cucina di Fairouz: i titolari libanesi hanno tre locali, quello di via Buonarroti è totalmente vegetariano e ha sapori mediorientali. Più informale l’offerta di Artisti del Vegetariano, formula pop che ha diversi locali e un corner da Eataly. È una gastronomia vegetariana e vegana, con sfizi come la frittata veg, gli arancini cacio e pepe o le alternative vegane a polpette di carne e di pesce, agli straccetti di pollo e perfino al formaggio grana. Diverse formule per pranzo e per l’aperitivo.

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