Milano, città all’avanguardia. Per il cibo, poi, un vero riferimento. Ma se qualcuno è vegetariano e vuole uscire a cena, la visuale cambia: o avete gli indirizzi giusti, o sentirete troppo spesso dire “chiedo in cucina, vediamo che cosa possiamo fare per lei”. Ma anche: “Ah, allora il pesce lo mangia”. Peggio ancora per i vegani. Sembra incredibile, ma nella maggior parte dei ristoranti milanesi, anche di buon livello, l’opzione veggie, se si escludono i contorni e le insalate, si riduce spesso a parmigiana di melanzane e pasta al pomodoro, a volte neanche questo. Grosso modo, chi è vegetariano non mangia animali, o prodotti che prevedano il sacrificio di animali (compresi bottarga e, sì, caviale). Chi è vegano, non mangia neanche alimenti prodotti dagli animali, come miele, uova, latticini. E attenzione ai tranelli, se il risotto è fatto con brodo di carne, vegetariano non è. Ma in generale si fa ancora confusione. Possibile, nel 2024, a Milano? Possibile. Allora, meglio sapere dove andare a colpo sicuro. Alcuni ristoranti hanno una vocazione vegetale, una spiccata tendenza a cucinare (bene) verdure e dintorni. Per esempio Horto, Daniel Canzian, Ratanà, Zelo del Four Seasons (con un intero menu dedicato), Cactus. O Soulgreen, chiuso da un po’, in attesa di rinascere altrove. Ma esistono luoghi dove non ci sono dubbi: la scelta è solo veg.
In prima fila Joia, pioniere assoluto, da decenni vessillo del veg a Milano e in Italia, primo di questo tipo a conquistare la stella grazie al fondatore Pietro Leemann, adesso tornato nella sua Svizzera e alla sua vocazione buddista. E qui sostituito benissimo dagli allievi Raffaele Minghini e Sauro Ricci. Ottima cantina: si può bere bene e benissimo anche con piatti green. Legata idealmente a Joia, dove le fondatrici hanno lavorato per un po’, la bella avventura di Altatto, localino pluripremiato in una periferia a misura umana, molto curato l’ambiente e altrettanto il cibo, con portate gustose e ben presentate e molta ricerca negli ingredienti e negli abbinamenti, oltre a una gestione altamente sostenibile di azienda e personale. Perfetto il loro servizio catering, molto amato dagli ambienti fashion.
Ma ecco qualche new entry. Brilla La Jungle de Plein, vaporoso bistrot-bakery-bar-ristorante inserito nel prestigioso complesso a firma Philippe Plein. Per la ristorazione del suo superlussuoso The Plein Hotel, lo stilista tedesco ha scelto tre filoni, uno dei quali è totalmente vegano. Ambiente tappezzato (anche il soffitto) di fiori e boccioli di rosa, per la gioia degli instagrammaniaci, più una sala jungle. Pasticceria squisita, tapas e stuzzichini sorprendenti all’aperitivo, menu serale e colazione ricchissima. Si definisce Dirty Vegan, come dire, godimento senza limiti.
Bella e gustosa anche l’idea dei due giovani soci di Bluesquare, che di fronte al Mudec, Museo delle Culture, rilanciano con le culture alimentari degli altri: dalla Cina al Sudamerica, dalla Thailandia alla Corea e al Giappone, gyoza, bao, tacos, sushi, spiedini, salse e molto altro, senza ombra di carne né pesce, uova o latte. Con cocktail, birre e una bella scelta di vini, in un locale molto spazioso e moderno.
Nuovo anche il piccolo bistrot di due socie molto ispirate, The Meet, nome che gioca con “meat”, ai margini del Parco Sempione e di Chinatown. Da una piastra sfrigolante escono stuzzicanti profumi e specialità insolite, come le fettuccine di soia con salsa di noci, stufato vegetale al vino rosso, spätzle di ceci, brownie vegani alla banana. Ambiente soft e gradevole, aperto poer pranzo e aperitivo; nel weekend brunch.
Tra i veg ormai consolidati c’è Linfa, locale con arredi vintage e una cucina che, per volere del giovane titolare, si addentra nelle sperimentazioni del vegetale e del plant-based, con risultati appaganti e originali, che vanno dalla pura tradizione italiana all’esotico. Nori Way è un simpatico posto dalla doppia vita: a pranzo è Radice Tonda, self-service vegano; di sera si trasforma in una sfavillante fucina di creatività dalle suggestioni tibetane e dai toni orientali, servendo cose molto gustose e belle da vedere, da finti sushi e sashimi a spiedini e ravioli. Radice Tonda ha anche un altro locale in zona Porta Venezia.
Da Govinda, storico luogo di riferimento Hare Krishna, vicinissimo a piazza del Duomo e ristrutturato da qualche anno, si trova una gustosa cucina multietnica che, nel rispetto della religione dei titolari, esclude l’impiego di carne, pesce, uova, aglio e cipolla (questi ultimi due sostituiti magnificamente da spezie e aromi) ma include i latticini. Gradevoli l’ambiente e la cucina di Fairouz: i titolari libanesi hanno tre locali, quello di via Buonarroti è totalmente vegetariano e ha sapori mediorientali. Più informale l’offerta di Artisti del Vegetariano, formula pop che ha diversi locali e un corner da Eataly. È una gastronomia vegetariana e vegana, con sfizi come la frittata veg, gli arancini cacio e pepe o le alternative vegane a polpette di carne e di pesce, agli straccetti di pollo e perfino al formaggio grana. Diverse formule per pranzo e per l’aperitivo.