Rane, polenta e maiale: i 50 anni di Novecento raccontati a tavola
di Martina LiveraniIl capolavoro di Bertolucci racconta la civiltà contadina anche attraverso il cibo. Dalle scene del film alle trattorie frequentate da De Niro e Depardieu
Novecento di Bernardo Bertolucci compie cinquant’anni. Il primo atto arrivò nei cinema italiani il 3 settembre 1976, il secondo il 20 settembre. Cinque ore e passa di racconto per attraversare la prima metà del secolo, dalla nascita nello stesso giorno di Alfredo Berlinghieri e Olmo Dalcò (che coincide con il giorno della morte di Giuseppe Verdi) fino alla Liberazione, seguendo le vite parallele di due uomini cresciuti dalla parte opposta della stessa campagna. Sullo sfondo, la fine del mondo mezzadrile, le lotte contadine, il fascismo e la Resistenza. Le riprese si svolsero tra il 1974 e il 1975 soprattutto nella Bassa padana, tra Parma, Reggio Emilia, Mantova e Modena.
Il cibo come parte del racconto. A rileggere Novecento attraverso il cibo è Diego Sorba, oste del Tabarro di Parma e appassionato conoscitore dell’opera di Bertolucci. Per Sorba, il rapporto con Novecento viene da lontano. Prima ancora di Bernardo c’è la passione per la poesia di Attilio Bertolucci, il padre del regista. Anche il Tabarro, l’osteria che Sorba ha aperto a Parma nel 2005, conserva una traccia del film. Per trovare l’immagine del logo, lavorò su una vecchia VHS di Novecento, fermandola sul fotogramma di un uomo avvolto nel tabarro. “Volevo proprio quello”, spiega.
Il legame più profondo riguarda però il mondo raccontato da Bertolucci. “Quella è la storia dei nostri padri e della nostra terra”, dice Sorba. Ed è proprio qui che il cibo acquista un peso particolare. In Novecento il cibo accompagna continuamente la vita dei personaggi. Rane, polenta, maiale, vino, banchetti diventano parte della costruzione narrativa tanto quanto i dialoghi e i paesaggi. “Non definirei Novecento un film gastronomico. È però talmente immerso nel mondo contadino che racconta, e nella storia d’Italia che passa attraverso quella civiltà, che il cibo emerge continuamente nella scenografia e nella sceneggiatura”.
Fra tutte, la scena delle rane rimane una delle più esplicite. “Olmo entra in scena catturando le rane — osserva Sorba — Quelle rane si traducono nella rana fritta, la prelibatezza che mangiano i signori. È un po’ lì il messaggio che sta sotto”. Sorba indica poi la scena dell’uccisione del maiale come una delle sequenze che più lo hanno segnato. “Quei norcini, quelle facce, io le ho conosciute”, racconta. Nella sua esperienza di oste ha lavorato con persone appartenenti ancora a quella generazione e da lì è nato anche il desiderio di portarne avanti prodotti, gesti e cultura.
Esiste anche una storia alimentare di Novecento vissuta fuori dal film. Il cast ricchissimo e prestigioso e la troupe trascorsero molti mesi nella Bassa e finirono per frequentarne assiduamente le trattorie e i ristoranti. “Sono diventati quello che rappresentavano – racconta Sorba - La Corte delle Piacentine, tra Soragna e Busseto, fu uno dei luoghi centrali delle riprese. Attorno c’era la Bassa parmense, la terra del culatello, e durante la lunga lavorazione gli attori entrarono nella quotidianità gastronomica della zona”. Cantarelli, Ongina, Colombo: Sorba ricorda i locali frequentati durante quelle stagioni e un cast che, terminato il lavoro, continuava in qualche modo a vivere dentro lo stesso paesaggio.
Tra gli episodi tramandati c’è quello di Robert De Niro, che durante le riprese ricevette la notizia dell’Oscar vinto per Il padrino – Parte II. “Gliel’ha detta un macchinista”, racconta Sorba. E guardando le fotografie di quel periodo, con gli attori a tavola, aggiunge: “Io immagino la tipologia di festeggiamenti...”. Sorba ricorda anche la battuta diventata celebre di Gérard Depardieu, che negli anni ha indicato Novecento come l’ultimo film nel quale appare ancora magro. Fernando Cantarelli, figlio di Peppino Cantarelli e Mirella Del Nevo, titolari della celebre Trattoria Cantarelli di Samboseto, uno dei locali frequentati dalla troupe durante le riprese, ricordava anche la curiosità dell’attore, che entrava in cucina e chiedeva come venivano preparati i piatti, interessandosi a ricette e lavorazioni.
Cinquant’anni dopo, la cena. L’anniversario è arrivato con qualche giorno d’anticipo a Pianetto di Galeata, dove sabato 29 agosto, durante il Festival del Recupero, Carlo Catani di Tempi di Recupero e Diego Sorba hanno costruito una cena interamente ispirata al film. In cucina, una brigata arrivata dai luoghi e dalle atmosfere del film: Alberto Bettini della Trattoria da Amerigo 1934 di Savigno, Fabio Delledonne di Belrespiro a Sarturano, Alessandra Bazzocchi dell’Osteria La Campanara, Giovanni Cuocci della Lanterna di Diogene, Stefano Guizzetti di CiaccoLab. A fornire la traccia principale è stata la scena in cui Ada racconta ciò che è stato servito per il matrimonio con Alfredo, restituendo l’abbondanza di casa Berlinghieri.
Da lì sono arrivati i tortelli di zucca, un pesce aggressivo e famelico del Po come lo storione e il maialino da latte servito dal naso alla coda, con un contorno che attraversava orto e bosco. Ma il lavoro ha attinto anche ad altre immagini disseminate nel film: Olmo norcino ha suggerito i grandi salumi di una volta, Olmo ragazzo le rane catturate da bambino e la polenta condivisa nelle cucine contadine. Per il gelato affidato a Stefano Guizzetti, Sorba ha invece ripescato la scena dei contadini che ballano nella pioppeta e mangiano l’anguria, trasformata in una Natura morta d’anguria. Cinquant’anni dopo, rane, polenta, maiali, angurie, vino e banchetti continuano a essere una delle lingue attraverso cui Novecento parla. Bertolucci stesso lo spiegò molti anni dopo, in un’intervista dedicata proprio al cibo nei suoi film, con una formula precisa: “Ogni pranzo è un invito alla drammaturgia”.
Dove mangiare nelle terre e nelle atmosfere di Novecento
1. Enoteca Tabarro (Parma) L’osteria di Diego Sorba, aperta nel 2005. Il nome e il logo rimandano direttamente a Novecento. Vini, salumi e cucina parmense.
2. Trattoria Ongina (Polesine Zibello) Uno dei locali frequentati dalla troupe durante le riprese. Alle pareti conserva fotografie legate al film. Cucina della Bassa, tra culatello, spalla cotta, tortelli e anguilla.
3. Trattoria Vernizzi (Frescarolo di Busseto) Un indirizzo scelto soprattutto per l’atmosfera. Cucina parmense classica e una sala con fotografie e cimeli del mondo verdiano.
4. Trattoria Campanini (Madonna dei Prati, Busseto) Una trattoria della Bassa dove trovare salumi, culatello, spalla cotta, torta fritta e cucina di territorio.
5. Trattoria da Amerigo (Savigno) Alberto Bettini e G. Orlandi hanno partecipato alla cena di Pianetto. Cucina di campagna, Appennino, orto e bosco.
6. Ristorante Belrespiro (Sarturano, Piacenza) Il ristorante di Fabio Delledonne e Chiara Beretta. Alla cena di Pianetto ha firmato il piatto dedicato allo storione.
7. Osteria La Campanara (Pianetto di Galeata) L’osteria di Alessandra Bazzocchi, nel borgo che ha ospitato la cena del Festival del Recupero. Cucina romagnola e appenninica.
8. La Lanterna di Diogene (Solara di Bomporto) Il progetto di Giovanni Cuocci, immerso nella campagna modenese. Cucina legata al territorio e alla cultura rurale.
9. Ciacco (Parma) La gelateria-laboratorio di Stefano Guizzetti, autore del dessert della cena di Pianetto dedicato all’“Agricoltura della Memoria”.
10. Corte degli Angeli (Corte delle Piacentine, Roncole Verdi di Busseto) Uno dei luoghi principali delle riprese di Novecento. In una parte della storica Corte delle Piacentine oggi si trova l’agriturismo Corte degli Angeli, dove è possibile pernottare nelle stanze ricavate negli spazi un tempo abitati dalle famiglie contadine.