La polemica

La Germania contro i gelatieri italiani: “Sfruttano i lavoratori”. E Zaia insorge

La Germania contro i gelatieri italiani: “Sfruttano i lavoratori”. E Zaia insorge

Il Presidente del consiglio regionale del Veneto: “Vanno difesi senza se e senza ma”. E cita la storia partita dalla Val di Zoldo

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L’estate accende la polemica intorno al gelato. Dilaga in Germania, ma coinvolge l’Italia. Anzi, prende di mira i gelatieri italiani e le condizioni di lavoro cui sarebbero sottoposti i loro dipendenti. La miccia è stata accesa da un articolo, a firma di Stéphanie Mercier, pubblicato sulla Süddeutsche Zeitung di Monaco.

In Germania siamo trattati come schiavi” è la sintesi con cui viene titolato il reportage e le voci istituzionali dell’Italia, in particolare dal Veneto, non hanno tardato a levare scudi in difesa dei gelatieri italiani. “Un articolo della Süddeutsche Zeitung ha accusato i gelatieri italiani di sfruttare il personale – la prima reazione del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, sui suoi canali social –. Un’accusa grave che, se riferita ai singoli casi va naturalmente verificata fino in fondo. Ma trasformarla in giudizio su un’intera categoria è profondamente ingiusto”.

Nella sua replica rilasciata all’Ansa, Zaia ha proseguito così: “I gelatieri veneti e italiani che lavorano in Germania vanno difesi senza se e senza ma. Trasformare eventuali singoli casi in un’accusa generalizzata contro un’intera categoria significa offendere generazioni di uomini e donne, e insieme a loro una parte importante della storia della nostra terra, che ha saputo far vedere al mondo cosa significhi emigrare con rispetto e voglia di integrazione in un altro Paese”.

Nel suo lungo servizio la Mercier riporta le testimonianze di alcuni lavoratori oriundi sugli orari di lavoro in violazione con le vigenti norme tedesche. Settimane da 80 ore lavorative, remunerazioni corrisposte in nero, lavoratori inquadrati come fossero a chiamata quando in realtà a tempo pieno. Tutti nomi fittizi per le testimonianze, “per proteggere la loro identità” sottolinea l’autrice dell’articolo.

Il legame del gelato, e dei gelatieri in Germania, con l’Italia è scritto nella storia dell’emigrazione dal Veneto, in particolare dalla Val di Zoldo. “Longarone e la vicina Val di Zolfo sono considerate i centri dell’artigianato del gelato italiano – viene raccontato nel servizio pubblicato sul quotidiano nazionale tedesco –. Dagli anni ‘50 le famiglie della regione hanno aperto centinaia di gelaterie in Germania. Così il gemellaggio è diventato presto un’amicizia di convenienza: i proprietari italiani delle gelaterie avevano bisogno di forza lavoro, gli italo-brasiliano di una prospettiva. Il loro vantaggio: il passaporto italiano”.

Accuse pesanti e infanganti quelle rivolte ai gelatieri italiani che operano in Germania. Accuse alle quali ha risposto anche Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo, figlio di gelatieri nella nazione tedesca e fratello del presidente di Uniteis, storica associazione dei gelatieri italiani in Germania. “Un attacco vile a tutta una categoria – così esordisce il sindaco sulle pagine del Corriere delle Alpi –. Ci sta che esistano singole situazioni in cui vengono violate le norme sul lavoro, ovunque ci sono persone che non si comportano correttamente. Ma non è accettabile prendere di mira così tutta la categoria di gelatieri usando quei toni”.

È la storia, con le sue contingenze, ad aver stretto il legame tra questa valle incastonata tra le Dolomiti Bellunesi, il gelato artigianale e la Germania. Una storia fatta di fame e miseria, nata quando a metà del XIX secolo le miniere di ferro avevano esaurito il metallo che per secoli era stato forgiato per battere chiodi e fondere palla da cannoni. Con le vene metallurgiche esauste mancava il lavoro, emigrare in cerca di lavoro e fortuna era l’unica via. Prima a Vienna come caldarrostai, o peracottari, prima di imparare i rudimenti della gelateria.

La prima testimonianza si ha in un documento di fine Ottocento nel quale un gelatiere di Zoppè di Cadore veniva autorizzato alla vendita del suo prodotto artigianale. Il passaparola, i primi mantecatori a manovella montati su carretti ambulanti, poi le attività stanziali che richiamavano compaesani come aiutanti. Abituati alla fatica di montagna, in pochi anni le imprese si moltiplicavano e specializzavano, tanto che nel 1958 si radunarono alla Fiera del Gelato di Longarone. Il resto è storia imprenditoriale, l’evoluzione e la crescita di chi da migrante stagionale ha scelto di impegnarsi in un Paese lontano da casa, portando in Germania il sapore del gelato italiano.

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