La cucina ligure è una linea continua tracciata dal pesto e condita con pochi altri ingredienti che corrono da un capo all'altro della costa a mezzaluna. Le acciughe, ad esempio. Da Ventimiglia alla Spezia cambiano i linguaggi, le paste, il rapporto con le erbe, il modo di trattare il pesce e perfino la farinata.
La capsula del tempo per decifrare le osterie liguri, capaci di conservare piatti locali attraversa secoli senza essere un metodo di calcolo preciso: ma, soprattutto, percorre a mezza luna l'arco di costa che parte, a ponente, dalle influenze francesi per volgere a levante, nello spezzino, con quelle dell'Alta Toscana.
A Dolceacqua, l’osteria A Viassa apre il percorso con il brandacujun “alla dolceacquina”. È la variante del composto di stoccafisso e patate, lavorato con olio fino a ottenere una consistenza cremosa. Oppure il cundiun con gamberi: l’insalata estiva di pomodori, peperoni, cetrioli, cipolla e olive. Altrettanto particolari, specie in zona San Remo, la pissalandrea (sorta di focaccia alta e soffice condita con una salsa a base di pomodoro, acciughe sotto sale o sott'olio, olive taggiasche, capperi, aglio e origano) e torta verde ripiena di verdure, solitamente bietole: particolarmente buone alla Tavernetta nella città dei fiori.
La sosta a Imperia da Sciach & Tra (una trattoria semplicissima ed economica) si snoda tra spaghetti di pesce e fritture. Ad Alassio, I Matetti (in dialetto i ragazzini) difende un presidio più rustico: aperta nel 1996 da Gianni Formenti e subito ancorata ai piatti di tradizione, come il coniglio alla ligure. Il piatto da ordinare sono i pansotti con ripieno d'erbe generoso e condimento abbondante alle noci. In carta ricorrono anche fritto misto e paste di mare, alle pareti, centinaia di foto racontano l'Alassio che fu. Nella stessa città, La Prua della signora Vera Volpe: inossidabile cucina ligure che, alla sera del fine settimana, si trasferisce con i tavoli in spiaggia, a prendere il posto di lettini e ombrelloni. Da provare gli spaghetti Bossolasco, versione ricca dello scoglio, spadellati coi pomodori datterini.
Nel centro storico di Albenga, Da Puppo è meta nota per farinata e panissa; una cucina economica per struttura, costruita su acqua, farine, olio e calore. Su una lunghezza d'onda affine, a Savona una tappa consigliata è Vino e Farinata, una sciamadda (che in dialetto genovese significa "fiammata", è l'antica rosticceria o friggitoria di strada) attiva dal 1856. Si può scegliere la farinata bianca, specialità savonese preparata con farina di grano, oppure confrontarla con quella gialla di ceci.
Liguria, paradiso della focaccia: da quella di Recco alla genovese, 10 locali dove assaggiarla
Genova richiederebbe un capitolo a sé. Alla Trattoria delle Grazie i canali ufficiali indicano mandilli de saea al pesto, pansoti con salsa di noci, cappon magro e acciughe fritte. I mandilli, sfoglie sottilissime il cui nome significa “fazzoletti di seta”, sono il banco di prova: devono restare separati, reggere il pesto e non trasformarsi in un impasto colloso. Il cappon magro mostra invece il versante cerimoniale della cucina portuale, con pesci, verdure e salsa verde montati in una costruzione nata dalla parsimonia e diventata monumentale. All’Antica Osteria di Vico Palla il menu corrente comprende minestrone tipico genovese, mandilli al pesto e pansoti in salsa di noci. Conviene puntare sul minestrone: verdure, legumi e pasta ricevono il pesto alla fine, quando il calore può liberarne i profumi senza cuocere il basilico. È il piatto che smentisce l’idea di una Liguria soltanto marina e mostra quanto la cucina genovese dipenda da orti, erbe e tecniche di recupero.
Per comprendere l’entroterra del Levante bisogna salire a Ne, in Val Graveglia, alla Brinca. Identitari sono i ravioli di erbette cu tuccu di Cabannina: qui il ripieno vegetale incontra il lungo sugo di carne genovese, preparato con la razza bovina locale: non ragù tritato, ma carne cotta lentamente, il cui fondo condisce la pasta. È una sintesi netta della cucina contadina ligure, povera negli impasti e ricca nel tempo. Nel centro storico di Rapallo, la cucina di Andrea Viacava ad Armida 1905 offre una Liguria sospesa tra cappon magro e piatti più pitagorici, compresi “cappuccini di mare” e un purè che da solo vale il viaggio.
Il viaggio termina nello Spezzino: a Fezzano, borgo marinaro del comune di Porto Venere, Octopus – Bistrot del Mare porta la stessa materia prima dentro una cucina più contemporanea. Affacciato direttamente sulla marina, lavora pescato, crudi e fritto accanto alla pizza, ma il piatto da cercare è lo spaghetto alla Batti: muscoli e qualche vongola, omaggio allo storico ristorante Batti della Palmaria.
Salendo sulle alture che serrano a est il Golfo dei Poeti, l’Osteria di Redarca di Paolo Lupi (in cucina c'è lui insieme alla mamma) è nascosta nei boschi della Rocchetta, sulle alture di Lerici. Qui mare e campagna tornano a incontrarsi: testaroli al pesto, stoccafisso e soprattutto i muscoli spezzini ripieni, uno dei piatti che segnano il passaggio dalla cucina genovese a quella del Levante estremo. Le cozze – qui chiamarle muscoli è quasi obbligatorio – vengono farcite secondo una tradizione familiare che ammette diverse varianti e poi cotte nel pomodoro. Una cucina di recupero diventata identitaria, con il mollusco del Golfo trasformato in un piatto vero e proprio.