La guida

Viaggio nelle città della ceramica: tra le botteghe artigianali per portare il buon gusto a tavola

Ceramiche di Deruta
Ceramiche di Deruta 

Un piatto, una ciotola, una brocca o una tazza raccontano un luogo perché portano con sé colori, decori e forme legate al territorio. Ecco un itinerario tra le località più rinomate per questa arte antica

4 minuti di lettura

Come, dove e, soprattutto, perché comprare ceramiche in vacanza? Si ha più tempo per entrare nelle botteghe, parlare con gli artigiani, osservare come nasce un oggetto e scegliere con calma qualcosa che continuerà a essere usato una volta tornati a casa. Un piatto, una ciotola, una brocca o una tazza raccontano un luogo perché portano con sé colori, decori e forme legate al territorio e a quella specifica tradizione, ogni volta riattivano il ricordo del viaggio o di un piatto assaggiato in un localino speciale. Ecco dunque una lista di botteghe dove entrare con calma, scegliere un oggetto simbolico, che sia una piccolissima ciotolina per le olive o una imponente zuppiera delle grandi occasioni. Il souvenir migliore può essere proprio un piatto spaiato, ma d’autore.

Albissola Marina: pignatte, Futurismo e design

Albissola Marina unisce mare, arte e una produzione ceramica storicamente legata alla cucina locale. Albissola era conosciuta come la città delle pignatte. Nell’Ottocento le pentole appena foggiate venivano lasciate ad asciugare sulle spiagge, nei caruggi e nei cortili. Le forme tradizionali presentano un corpo bombato, l’esterno scuro al manganese e l’interno marrone-aranciato. Il legame con la gastronomia passa dalla buridda, lo stufato di pesce tradizionalmente cucinato nella pignatta e servito sui piatti della produzione locale. Ceramiche Pierluca porta avanti la tradizione albisolese attraverso collaborazioni con artisti e designer. Manifattura Giuseppe Mazzotti 1903, realtà fondamentale per capire il Novecento ceramico di Albisola.

Deruta, decori rinascimentali e forme contemporanee

Deruta si inserisce facilmente in una vacanza umbra tra Perugia, Assisi, Todi e il lago Trasimeno. La sua maiolica, celebre per i decori rinascimentali e i riflessi metallici, è tra le produzioni italiane più riconoscibili. Un’oliera, un’insalatiera, una brocca o un piatto da portata dipinto a mano, sono gli oggetti da cercare nelle botteghe che animano il paese. Tra gli indirizzi da cercare ci sono Ceramiche El Frate, bottega legata alla lavorazione tradizionale della maiolica, e Grazia Maioliche, manifattura familiare attiva dal 1921, specializzata in piatti, ciotole, brocche, vassoi e servizi dipinti a mano.

Castelli, la maiolica ai piedi del Gran Sasso

Castelli è uno dei grandi centri storici della maiolica italiana. Il borgo, ai piedi del Gran Sasso, può diventare la tappa artigiana di un viaggio tra montagna, paesi abruzzesi e cucina locale. Il primo indirizzo è la Vecchia Bottega Maiolicara di Antonio Di Simone, dove rivivono storia e tradizioni antiche. In centro paese c’è anche Lorenzo Di Stefano, maestro della maiolica che realizza piatti, vasi, tavoli e complementi dipinti a mano, riprendendo il paesaggio e l’istoriato della tradizione castellana e Ceramiche Simonetti, specializzata in piatti e maioliche dipinte a mano. Una visita al Museo delle Ceramiche aiuta a riconoscere i colori e i decori della tradizione locale.

Vietri sul Mare e la ceramica in Costiera

Negli anni Venti e Trenta i “Tedeschi di Vietri” rinnovarono la ceramica locale: Richard Dölker inventò i celebri ciucciarielli, mentre agrumi, mare e vegetazione entrarono nei decori e negli smalti, fino al luminoso Giallo Vietri. Una tradizione ancora leggibile nelle produzioni della storica Manifattura Solimene. A Minori la tappa è Ceramiche Fës, il laboratorio di Marco Fusco che è anche un’enoteca. La tradizione vietrese viene riletta in piatti, vassoi e oggetti per la tavola. Nello stesso progetto convivono ceramica e vino, mentre corsi e workshop permettono di avvicinarsi direttamente alla lavorazione. A Cava de’ Tirreni, Ceramica De Rosa Giulia amplia l’itinerario con piatti da portata, accessori per la cucina e oggetti decorati secondo il repertorio campano.

Ceramica di Grottaglie
Ceramica di Grottaglie 

Grottaglie, un quartiere intero di botteghe

La famiglia del maestro Nicola Fasano lavora da diciotto generazioni e continua a produrre piatti, brocche, bicchieri, oliere, insalatiere e servizi per la tavola. Merita una visita anche Bottega Vestita, dove la ricerca sulla ceramica grottagliese comprende piatti, brocche e contenitori d’uso accanto ai pezzi più scultorei. Bottega del Monaco si spinge più verso il design e la ristorazione contemporanea, lavorando sul piatto come superficie progettuale e realizzando servizi destinati anche agli chef. Qui si impara un piccolo vocabolario locale: il galletto, simbolo di prosperità; lo srulu, la brocca dal becco ricurvo; il tazzune; il tiestu per cuocere in forno e la celebre Pupa coi baffi.

Caltagirone, tavole come un’opera d’arte

Accanto alle celebri teste di moro bisogna cercare le forme d’uso: le quartare per i liquidi, i bummuli malandrini, i piatti da cous cous e le ciotole. La pigna, simbolo di fertilità, fortuna e prosperità, viene costruita applicando a mano le brattee una per una; nelle dimensioni più piccole può diventare un segnaposto o un centrotavola. Si può partire da Cear – Ceramiche Azzaro e Romano, manifattura familiare arrivata alla terza generazione. Produce piatti da portata, insalatiere, fruttiere e ciotole realizzate a mano con i colori e i decori della tradizione calatina. La bottega fondata da Francesco Navanzino, oggi portata avanti dalla famiglia, realizza piatti decorativi e da portata, oltre a set per il tè e il caffè. Giacomo Cusumano lavora su piatti, maioliche dipinte e pezzi personalizzati, mentre Giacomo Alessi rappresenta il versante più artistico e scultoreo: un indirizzo da scegliere per un piatto d’autore o un oggetto unico.

Squillace, il segno del graffito

Il segno caratteristico della produzione squillacese è il graffito: il disegno viene inciso sul rivestimento chiaro prima della cottura e completato con terre e smalti. Accanto ai piatti decorati si trovano stoviglie legate alla cucina, tra cui la pignata, destinata alle cotture lente sul fuoco. Ceramiche Ideart, nel centro storico, è la bottega di Antonio Commodaro. La produzione comprende piatti, ciotole, caraffe, bicchieri, tazze, pentole e servizi coordinati. Alla stessa tradizione appartiene la Bottega d’Arte Ceramiche Il Tornio, dove si trovano servizi da tavola in maiolica, piatti, ciotole, vassoi e bottiglie. Uno dei decori più riconoscibili è l’“uccellino della fortuna”, circondato da motivi vegetali. La terza tappa è Ceramiche Artistiche e Tradizionali di Agazio Mellace, che continua a produrre piatti, vassoi e ciotole tradizionali.

Assemini e la ceramica sarda per la bella tavola

In Sardegna il viaggio si divide tra Assemini, storica città della ceramica, e Selargius. Ad Assemini, Walter Usai discende da una famiglia di ceramisti attiva dal 1850. Il suo trisavolo Efisio era uno strexiaiu, letteralmente uno “stovigliaio”: produceva oggetti domestici come scivedde, brocche per l’acqua, contenitori per le olive e vasi. Walter Usai continua questa tradizione attraverso pezzi come la spettacolare brocca della sposa. La brocca pintada, ornata con applicazioni a rilievo e motivi floreali, geometrici, umani o animali, aveva un ruolo cerimoniale e veniva donata in occasione delle nozze o a persone di riguardo. A Selargius lavora Maria Giuliana Collu, fondatrice de I Cocci. La sua produzione comprende centrotavola scenografici.

Moustiers-Sainte-Marie, la maiolica nel cuore della Provenza

Arroccata tra le montagne e vicina alle gole del Verdon, Moustiers-Sainte-Marie è una delle capitali francesi della faïence. La produzione locale nacque nel Seicento e si riconosce per la finezza della maiolica e per decori come grottesche e scene mitologiche. L’ Atelier Bondil propone collezioni tradizionali e contemporanee per la casa e la tavola. Johann Fine e Béatrice Devos realizzano a mano brocche, insalatiere, ciotole e piatti. Da Atelier Blanc Michèle si trovano piatti per la tavola dipinti a mano secondo tecniche tramandate da tre generazioni, in stile provenzale.

Stoke-on-Trent, la città inglese delle ceramiche

The Potteries è il nome dello storico distretto ceramico dello Staffordshire, formato da sei centri oggi riuniti in Stoke-on-Trent. Per secoli il paesaggio è stato segnato da fabbriche, fornaci e magazzini dedicati alla produzione di tazze, piatti, teiere e servizi esportati in tutto il mondo. Una parte importante della visita sono i factory shop, negozi collegati direttamente alle manifatture, dove si trovano collezioni correnti, linee fuori produzione e seconds: pezzi con piccole imperfezioni estetiche, perfettamente utilizzabili e venduti a prezzi più accessibili. Tra le tappe principali ci sono Middleport Pottery, dove si produce Burleigh, la fabbrica di Emma Bridgewater e il World of Wedgwood, che unisce manifattura, museo e outlet. Qui si può tornare a casa con una teiera Burleigh, una tazza Emma Bridgewater o un piatto Wedgwood.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto