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Quando il supermercato è un’opera d’arte: ecco i più affascinanti del mondo

Il Plastic Box di Maiorca, disegnato dal Minimal Studio
Il Plastic Box di Maiorca, disegnato dal Minimal Studio 

Ci sono casi in cui la spesa è anche un’esperienza estetica: una rassegna di quelli più originali in Italia e all’estero, a cominciare dall’ultimo nato, a Maiorca, realizzato in stile architettonico brutalista

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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di grocery store tourism: secondo molti media americani il 2026 è stato di fatto incoronato l'anno del turismo da supermercato. Il meccanismo è semplice: entrare in un supermercato in un paese straniero, anche senza bisogno di comprare nulla, offre uno spaccato immediato e sincero sulla quotidianità di un luogo molto più di quanto possa fare una qualunque attrazione turistica pensata apposta per i visitatori. Tra le tappe più gettonate di questo nuovo genere di pellegrinaggio c'è La Grande Épicerie de Paris, elegante emporio nato nel 1923: oltre mille tipi di formaggio, piatti pronti da ristorante e il celebre burro Bordier.

A Londra il riferimento è Fortnum & Mason, aperto addirittura nel 1707 e noto come il "droghiere della Regina" per la storica fornitura alla famiglia reale: scale monumentali, tè in confezioni da collezione e ceste gourmet in un negozio che assomiglia più a un hotel di lusso che a un supermercato. A Milano, invece, la tappa obbligata resta Peck. E poi c'è il fenomeno più virale in assoluto, quello dei convenience store 7-Eleven e FamilyMart in Giappone e Corea del Sud, dove la spesa si trasforma in un'esperienza, tra macchinette che scaldano ramen e onigiri davanti alla cassa e snack stagionali in edizione limitata.

C'è un momento, però, in cui la bellezza di un supermercato non nasce dal fascino di un prodotto locale, ma dalla bellezza architettonica. Succede a Port de Pollença, minuscolo porto di Maiorca, dove da qualche settimana un ex punto vendita di quartiere è diventato una specie di installazione d'arte contemporanea travestita da negozio di alimentari. Si chiama Plastic Box, firma dello studio maiorchino Minimal Studio, ed è la dimostrazione più recente e più radicale di un'idea che sta facendo scuola: il supermercato non deve per forza essere un non-luogo fluorescente. Può essere bello. Anzi, può essere brutale, nel senso più nobile del termine. Pareti in cemento grezzo, nessuna vetrina rassicurante, un ingresso che sembra un varco scavato nella roccia più che la soglia di un negozio: Plastic Box riprende il linguaggio duro e materico del brutalismo modernista e lo applica, per la prima volta con questa radicalità, al rito quotidiano della spesa.

Se Maiorca inventa il brutalismo da zero, Venezia fa l'esatto contrario: recupera. Il Despar Teatro Italia a Venezia occupa quello che fino al 1916 era un teatro neogotico e liberty firmato dall'architetto Giovanni Sardi (lo stesso dell'Hotel Excelsior al Lido). Stucchi, scale sinuose, decorazioni originali intatte e, al centro della volta, un affresco allegorico dedicato alla Gloria d'Italia che oggi guarda dall'alto gli scaffali del latte e della pasta. La conversione, non priva di polemiche all'epoca, ha reso questo supermercato una tappa turistica: c'è chi lo considera, senza ironia, il supermercato più bello del mondo.

Il Despar Teatro Italia di Venezia
Il Despar Teatro Italia di Venezia 

Negli Stati Uniti il primato dell'eleganza recuperata va probabilmente al Trader Joe's di Bridgemarket, incastonato sotto le arcate in mattoni del ponte di Queensboro, sull'Upper East Side di Manhattan. Prima di diventare Trader Joe's, lo spazio ospitava il leggendario Food Emporium: le volte in mattoni a vista, altissime e scenografiche, restano la vera attrazione, più delle offerte sui biscotti.

A Cleveland, la catena Heinen's ha trasformato un ex palazzo bancario del 1906 — disegnato dallo stesso studio che firmò la Borsa di New York — in un supermercato con tanto di rotonda centrale, cupola in vetro colorato e murali dedicati alla colonizzazione del Midwest. Il risultato è un ibrido tra tempio della finanza e cattedrale del cibo, rimasto vuoto per oltre vent'anni prima della riconversione nel 2015.

Cambiando completamente registro, in Austria la catena MPreis ha fatto della propria architettura un manifesto: ogni nuovo punto vendita viene affidato a uno studio diverso, spesso con grandi strutture in legno lamellare, tetti spioventi e vetrate che trasformano la vista sulle Alpi tirolesi nel vero reparto ortofrutta. È l'opposto del brutalismo di Maiorca — legno anziché cemento, trasparenza anziché opacità — ma nasce dalla stessa convinzione: il supermercato può essere un'opera architettonica a tutti gli effetti, non un capannone con le insegne.

Chiudiamo tornando a casa, perché anche l'Italia sta ripensando l'estetica della grande distribuzione, senza scomodare palazzi storici. A Cesate, alle porte di Milano, Coop Lombardia ha affidato allo studio Park Associati la riprogettazione del primo supermercato di una nuova generazione: niente più "navicelle spaziali" atterrate nei parcheggi, ma un concept chiamato retail civico, con angoli scavati per aprire l'edificio al quartiere, coperture a shed che fanno entrare luce naturale e spazi pensati per la comunità, non solo per lo scontrino.

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