Il calendario delle giornate mondiali ci ha abituati a celebrare praticamente tutto, ma quella dedicata alla birra ha almeno il pregio di cadere di venerdì. L’International Beer Day torna il 7 agosto 2026, come ogni anno nel primo venerdì del mese, e invita a brindare non soltanto alla bevanda, ma anche a chi la produce e la serve.
La ricorrenza non ha un tema ufficiale né un unico programma internazionale: vive nei pub, nei birrifici e nelle degustazioni organizzate in molti Paesi. Spontanea un po’ come il prodotto che celebra. Nel 2026, però, in Italia questo particolare brindisi arriva in un momento particolare. Il movimento artigianale compie trent’anni, contando dal 1996, quando aprirono i primi microbirrifici moderni e cominciò a cambiare anche il nostro modo di guardare alla birra. Da allora la cultura birraria italiana si è ampliata, portando con sé una maggiore conoscenza delle materie prime, degli stili, delle fermentazioni e del lavoro dei produttori. La birra artigianale ha conquistato uno spazio più riconoscibile e il pubblico ha imparato a leggerne meglio differenze, territori e metodi produttivi.
Per festeggiare abbiamo cercato dieci birre che avessero qualcosa da raccontare anche dopo il primo sorso e una curiosità nascosta. Dentro ci sono acqua di mare, pomodoro, rose, ostriche, pane recuperato, uva e peperoncino. Curiose, sì, ma scelte soprattutto per il modo in cui quegli ingredienti, e le loro storie, finiscono davvero nel gusto.
Coffee-Brett – Birrificio del Carrobiolo
Caffè e birra promettono entrambi energia, anche se qui gli 11 gradi alcolici consigliano di non prendere la parola troppo alla lettera. Coffee-Brett è un’Imperial Stout scura prodotta con caffè in grani Los Vascos della torrefazione His Majesty The Coffee di Villasanta e fermentata anche con Brettanomyces. Ha schiuma color cappuccino e profumi di caffè, tostatura e torrefazione. In bocca è amara, con note di liquirizia e un’acidità che può diventare più evidente con l’invecchiamento. Il corpo resta scorrevole nonostante la struttura e la gradazione importanti.
Fleurette – Birrificio Italiano
Boccioli di rosa, sciroppo di sambuco, pepe nero e miele d’arancio compongono la ricetta di Fleurette, Summer Ale stagionale da 4% di Birrificio Italiano. Il colore è ambrato con riflessi aranciati e la schiuma tende al rosa. Al naso emergono rosa canina, violetta e glicine, seguiti da arancia dolce, albicocca e nespola. In bocca è acidula, floreale e più ricca di quanto faccia pensare la gradazione contenuta; il pepe aggiunge vivacità e impedisce al bouquet di diventare un profumo da bere.
Tynt Meadow English Trappist Blond – Mount Saint Bernard Abbey
Nel Paese dei pub, l’unica autentica birra trappista nasce dentro un’abbazia. Tynt Meadow è prodotta dai monaci di Mount Saint Bernard, nel Leicestershire, che nel 2018 hanno avviato l’attività brassicola per sostenere la comunità monastica. Alla prima ale scura si è aggiunta la English Trappist Blond, versione da 5% più fresca e agile, con profumi floreali, note agrumate e un finale delicatamente luppolato. Arrivata in Italia nel 2026 nel portfolio di Radeberger Gruppe Italia, porta oltre la Manica una tradizione associata soprattutto alle abbazie belghe.
Westland Row – Shire Brewing
Le ostriche finiscono direttamente nel tino anche nella Westland Row di Shire Brewing, Oyster Stout romana da 4% ispirata alla tradizione irlandese. Durante la bollitura vengono utilizzate ostriche Huitres Cadoret provenienti dalla Bretagna: i molluschi e i gusci aggiungono alla base secca e torrefatta della stout una sfumatura salina e minerale. Il sorso resta agile, con il contrasto tra l’amaro dei malti tostati e un finale sapido ma non invadente. Il nome viene dalla strada di Dublino in cui nacque Oscar Wilde: un dettaglio che rende la birra curiosa prima ancora di aprire la lattina
La Tosta – Birrificio Forum Iulii
La Tosta è una Golden Ale friulana da 4,7% prodotta dal Birrificio Forum Iulii utilizzando il pane avanzato nei locali degli stabilimenti balneari di Lignano Sabbiadoro. Il suo impiego permette di ridurre del 25% il consumo di malto d’orzo. Dorata, leggera e poco impegnativa, conserva il carattere scorrevole dello stile, mentre il pane rafforza la componente cerealicola. È nata nel 2024: il recupero degli avanzi, per una volta, non porta alla polpetta del giorno dopo.
Diavolicchia – Birra Cala
Diavolicchia di Birra Cala è una Golden Ale calabrese da 5,2% prodotta con malto d’orzo e di frumento e peperoncino. Nel bicchiere si presenta ambrata, con schiuma bianca e compatta. Il sorso è morbido e rotondo, con note fruttate e speziate; il piccante non arriva come uno schiaffo, ma cresce nel finale lasciando una sensazione calda e pungente. Ha carattere, ma non pretende di stabilire chi resiste di più: resta una birra, non una challenge da social.
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BeerBera – LoverBeer
BeerBera di LoverBeer viene prodotta una volta l’anno, durante la vendemmia, con uva Barbera appena pigiata e diraspata. Non vengono aggiunti lieviti: la fermentazione parte grazie a quelli selvaggi presenti sulle bucce e prosegue nei tini di rovere, dove la birra matura per alcuni mesi. È rubino, poco schiumosa, vinosa e intensamente fruttata, con note di uva, ciliegia e lampone, accompagnate da legno e sfumature rustiche. L’acidità è decisa, il finale secco e gli otto gradi alcolici sorprendentemente ben nascosti.
Catharina – Birrificio San Quirico
Il Panforte di Siena cambia stato e diventa birra nella Catharina del Birrificio San Quirico. È un’ambrata doppio malto da 6%, cruda, non filtrata e rifermentata in bottiglia, aromatizzata con pepe, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, vaniglia e una piccola componente di peperoncino. La base maltata sostiene una speziatura calda e persistente, mentre pepe e peperoncino movimentano il finale. Una birra che porta il Natale in pieno agosto, ma almeno non costringe ad accendere il forno.
Nora – Baladin
Nora nasce dall’interesse di Teo Musso per le antiche bevande fermentate egizie, ma la ricetta è una libera interpretazione contemporanea. È un’ambrata speziata prodotta con diversi cereali, scorze di agrumi e zenzero. Al naso si incontrano albicocca, miele, cereale e note resinose che ricordano l’incenso; al palato tornano la frutta matura e il malto, bilanciati dalla freschezza dello zenzero e da un finale speziato e balsamico. Più che una birra archeologica, è una birra con una biblioteca alle spalle.
Margose – Birranova
Il sale nella birra non è un incidente. Margose di Birranova è una Gose pugliese da 4,2% prodotta con acqua di mare purificata, che porta nel bicchiere una sapidità netta ma ben legata alla naturale acidità dello stile. È chiara, opalescente e leggera, con profumi agrumati e sfumature iodate. In bocca risulta fresca, acidula e minerale, con un finale asciutto che invita al sorso successivo. Il mare si sente, insomma, ma non sembra di aver bevuto un’onda.