Il piatto

Banana split, il dolce cosmopolita nato in una farmacia della Pennsylvania

Banana split, il dolce cosmopolita nato in una farmacia della Pennsylvania

Era la star delle gelaterie degli anni Ottanta, ma ha una storia antica e per niente banale. E ora è pronta a vivere una seconda giovinezza

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Era la star delle gelaterie italiane degli anni Ottanta, quelle con il servizio al tavolo, le coppe di vetro dalle forme barocche e cucchiaini dal manico lunghissimo. Nei menu fotografici, accanto all’affogato all’amarena, agli spaghetti di gelato e al mangia e bevi, non mancava mai l’inconfondibile banana split: una banana tagliata per il lungo, tre palline di gelato (rigorosamente fragola, vaniglia e cioccolato) panna montata, salse e ciliegine. Nome americano, aspetto kitsch, gusto facile e ruffiano, oltre a essere il simbolo di estati ormai lontane, la banana split ha una storia tutt’altro che banale. Tanto per cominciare, è nata in farmacia.

La versione più diffusa della sua storia la fa nascere nel 1904 a Latrobe, in Pennsylvania, dove David Evans Strickler, studente di farmacia di ventitré anni, lavorava dietro il bancone della Tassell Pharmacy. Qui avrebbe aperto una banana nel senso della lunghezza (da cui il nome split, cioè divisa) disponendovi al centro tre palline di gelato, in fila una dietro l’altra, salse, panna montata, frutta secca e ciliegie. Il nuovo dessert costava dieci centesimi, il doppio di una normale coppa di gelato, ma conquistò rapidamente gli studenti del vicino Saint Vincent College.

La banana split è stata inventata o semplicemente scoperta? Usare una banana come piatto contenitore per il gelato, oltre a essere un eccezionale esercizio di food styling, fu una di quelle idee che, una volta avute, sembrava impossibile non averci pensato prima. Il fatto che sia nata in farmacia non deve stupire. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, le farmacie statunitensi ospitavano spesso una soda fountain, cioè un bancone attrezzato per servire acqua gassata, sciroppi e bevande con proprietà salutari per mal di testa o indigestioni.

Ben presto le preparazioni farmaceutiche lasciarono spazio a bibite, milkshake, coppe di gelato con decorazioni, panna montata e frutta secca, trasformando le farmacie in frequentatissimi luoghi di ritrovo. Negli anni del proibizionismo poi, erano l’alternativa più apprezzata ai classici bar. A preparare le ordinazioni erano i cosiddetti soda jerks, ragazzi in camicia bianca, papillon e berretto che manovravano con grande rapidità leve, rubinetti e contenitori di sciroppo. David Strickler era un soda jerks e la banana split nacque in questa atmosfera di creatività e divertimento.

Perché proprio una banana? Già dalla fine dell’Ottocento, negli Stati Uniti la banana non era più una curiosità tropicale ma stava diventando un prodotto di massa. Secondo la storia che si racconta a Latrobe, negli anni Strickler avrebbe fatto realizzare anche uno speciale piatto di vetro allungato, il futuro banana boat, adatto a contenere il dessert. Oggi diremmo: un dessert da postare sui social.

È raro che un dolce famoso non abbia qualche disputa attorno per accaparrarsene l’origine, e la banana split non fa eccezioni. Anche a Wilmington, in Ohio, hanno rivendicato l’invenzione, e raccontano che in una fredda giornata invernale del 1907, Ernest Hazard, proprietario di un ristorante della zona, indisse una gara tra i suoi dipendenti per scoprire chi avrebbe ideato la creazione culinaria più originale. L'obiettivo era quello di attirare gli studenti del vicino Wilmington College nel suo locale durante i mesi invernali. Fu lo stesso Hazard a ideare il dolce vincente: tre palline di gelato alla vaniglia racchiuse tra due fette di banana tagliate longitudinalmente, guarnite con cioccolato, fragole e ananas. Suo cugino Clifton Hazard lo battezzò "banana split".

Al di là delle diverse rivendicazioni sulla sua paternità, Latrobe continua a considerarsi la città natale della banana split e ogni estate le dedica una festa che coinvolge tutto il centro cittadino. Quest’anno si terrà il 22 e 23 agosto, preceduta la sera del 21 dalla Yellow Tie Gala, una cena in cui agli ospiti è chiesto come dress code di indossare qualcosa color banana. E pochi giorni dopo, il 25 agosto, si celebra negli Stati Uniti anche il National Banana Split Day.

Ma come se la passa oggi la banana split? Continua a provocare. Come nel 2024, quando Gino Sorbillo la trasformò in una pizza dolce con banana, cioccolato al latte e zucchero a velo. E all’inizio del 2026 si è parlato addirittura di una rinascita del dessert nei ristoranti americani: banane caramellate, panna aromatizzata, crumble al latte e fragola, ma anche versioni più estreme con gelato al foie gras, foglia d’oro e perle di Armagnac. Del resto, lo chef Thomas Keller l’aveva già portata nell’alta cucina nel 1999, inserendola in The French Laundry Cookbook. La sua banana split prevedeva gelato alla banana, crêpes alla banana e cioccolato bianco, con le crêpes tagliate in modo da ricordare rondelle di banana. Lo chef disse che si trattava di un omaggio alle banana split della sua infanzia.

Ricetta della banana split originale, attribuita David Strickler

Ingredienti per 1 persona

1 banana

1 pallina di gelato alla vaniglia

1 pallina di gelato al cioccolato

1 pallina di gelato alla fragola

salsa all’ananas

salsa al cioccolato

salsa alla fragola

panna montata

granella di frutta secca

3 ciliegie al maraschino

Tagliare la banana nel senso della lunghezza e disporre le due metà ai lati di un piatto ovale. Sistemare al centro le tre palline di gelato: vaniglia, cioccolato e fragola. Completare la vaniglia con la salsa all’ananas, il cioccolato con la salsa al cioccolato e la fragola con la salsa alla fragola. Aggiungere panna montata, granella di frutta secca e una ciliegia al maraschino sopra ogni pallina.

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