I personaggi

I nuovi cavalieri di Mattarella, simbolo dell'agroalimentare italiano

Marina Cvetic, Bruna Gritti Cerea, Micaela Pallini
Marina Cvetic, Bruna Gritti Cerea, Micaela Pallini 

Da Marina Cvetic a Micaela Pallini, da Bruna Gritti Cerea a Giacomo Ponti: ecco gli imprenditori dell’enogastronomia scelti dal presidente della Repubblica

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Tra i 25 nuovi Cavalieri del Lavoro scelti da Sergio Mattarella quest’anno spicca un dato preciso: l’agroalimentare, in ogni sua forma, è un pilastro del sistema Italia. Nel 2025 il racconto del settore all’interno dell’onorificenza concessa dalla Presidenza della Repubblica, era passato solo attraverso due grandi nomi del vino, Piero Mastroberardino e Vittorio Moretti (Gruppo Terra Moretti). Nel 2026, invece, la fotografia è palesemente più ampia: vino, conserve, latte, distillati, aceto, ortofrutta, ristorazione e distribuzione alimentare all’estero disegnano una mappa del sistema cibo italiano. Una rappresentanza più aderente a un Paese in cui l’agroalimentare non è solo identità, ma industria, export, filiera, lavoro e reputazione internazionale.

Tre le imprenditrici dell’enogastronomia insignite dal presidente della Repubblica. Marina Cvetic, rappresentate del mondo vino e amministratrice di Masciarelli Tenute Agricole, figura decisiva nella proiezione internazionale dell’azienda abruzzese. Entrata nella storia Masciarelli accanto a Gianni, ne ha accompagnato la crescita manageriale e commerciale, legando il proprio nome anche a una linea di vini che ha contribuito a dare al Montepulciano d’Abruzzo una voce più ambiziosa. Dall’Abruzzo al Lazio invece è il viaggio che nei secoli ha fatto la storica distilleria Pallini, oggi fieramente romana da numerosi decenni.

È stata nominata Cavaliere del lavoro Micaela Pallini, presidente e Ceo dell’azienda. Quinta generazione familiare, formazione scientifica e guida associativa in Federvini, Pallini ha portato avanti un marchio nato nel 1875 e legato soprattutto al limoncello, trasformandolo in prodotto da mercato globale.

Dulcis in fundo, Gioconda Gritti, una delle grandi donne della ristorazione italiana, conosciuta nel mondo come Bruna Cerea. Con il marito Vittorio Cerea fondò la casa madre, Da Vittorio, a Brusaporto nel 1966, contribuendo così a fondare una delle grandi famiglie dell’alta cucina italiana.

Il quadro complessivo spazia ancora di più. Dall’export di prodotti di alta qualità dall’Italia alla Germania di Vincenzo Andronaco, fondatore di Andronaco Grande Mercato ed esempio di come ogni grande prodotto ha necessità, per farsi assaggiare e per pubblicizzare il proprio territorio, di essere venduto al meglio a uno dei capisaldi dell’industria conserviera italiana.

Tra i premiati anche Sabato D’Amico, Ceo di D&D Italia e del marchio omonimo familiare: un brand nato alla fine degli anni Sessanta dal lavoro sulle alici della Costiera Amalfitana, e cresciuto fino a diventare un attore importante nelle conserve alimentari, dagli ortaggi ai funghi, dalle olive ai sottoli.

Ancora ortofrutta e conservazione, ma in tutt’altro ambito, sono il core business di Orogel e del suo presidente Bruno Piraccini. La storia di quest’azienda è magari non conosciuta ai più, a differenza del marchio che entra nelle case italiane da decenni: la sua storia attraversa le cooperative agricole, il Consorzio Fruttadoro di Romagna e lo sviluppo della surgelazione come tecnologia capace di dare valore a un territorio produttivo. È forse il profilo meno glamour e proprio per questo uno dei più rivelatori tra quelli premiati: dietro una busta di verdure surgelate c’è una filiera agricola e industriale importante.

Con Ambrogio Invernizzi, presidente di Inalpi, entra in gioco il settore lattiero-caseario piemontese. L’azienda di Moretta, nel cuneese, ha costruito la propria crescita su una filiera corta del latte piemontese e su un modello che tiene insieme allevatori, industria, innovazione e ricerca. Invernizzi rappresenta una trasformazione poco raccontata: quella del latte che da materia prima quotidiana diventa piattaforma industriale e tecnologica, senza staccarsi dal territorio.

Last, but not least, un pezzo di storia italiana, rappresentata da Giacomo Ponti, amministratore delegato dell’azienda di famiglia, che affonda le sue radici nel XVIII secolo e oggi tiene insieme aceti, conserve, sostenibilità e rappresentanza di filiera. Un prodotto apparentemente ordinario, presente nelle cucine di tutti, diventa così industria, marchio storico e presidio del made in Italy quotidiano.

Nel loro insieme, questi otto nomi raccontano una cosa semplice: il cibo italiano non è un settore unico, né una sola immagine da esportare. È una rete di imprese diverse, alcune familiari, altre cooperative, alcune legate al lusso dell’ospitalità, altre alla spesa quotidiana. Il riconoscimento di Mattarella fotografa proprio questa ampiezza: l’agroalimentare come una delle infrastrutture più solide dell’economia italiana.

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