Napoli, tra botteghe, pizze e pasticcerie rinasce il quartiere Sanità
di Dora IannuzziCon la riapertura del Cimitero delle Fontanelle, la zona torna al centro della vita culturale. E una scena gastronomica vivace prende forma in un modello di rigenerazione urbana che unisce tradizione, inclusione e nuove energie
La riapertura del Cimitero delle Fontanelle, avvenuta lo scorso 18 aprile, restituisce alla città di Napoli uno dei suoi luoghi più evocativi: una cava di tufo trasformata in ossario a partire dal XVII secolo, dove si è sviluppato il culto delle anime “pezzentelle”- teschi adottati, curati, a cui si chiedeva protezione – pratica popolare che riflette un rapporto unico e radicato tra vivi e morti nella cultura partenopea. L’intervento si inserisce nel più ampio lavoro della cooperativa La Paranza, protagonista di un modello di valorizzazione che, nel quartiere Sanità, ha saputo coniugare tutela del patrimonio e inclusione sociale, generando nuove opportunità per i giovani del territorio.
Si tratta anche di un’occasione per tornare a osservare la Sanità come uno dei principali laboratori urbani della città: un quartiere in cui la stratificazione storica convive con una vivace dimensione contemporanea. Accanto ai siti monumentali — dall’Ipogeo dei Cristallini alle Catacombe di San Gaudioso, fino ai palazzi settecenteschi come il Palazzo dello Spagnuolo e Palazzo Sanfelice e ai resti dell’acquedotto augusteo, rinvenuti nei sotterranei di Palazzo Peschici Maresca— prende forma un vero e proprio distretto culturale in trasformazione. Ne sono testimonianza il museo dell’artista Jago, nella chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, e una rete diffusa di botteghe artigiane che mantengono viva la tradizione reinterpretandola. Tra queste, la fucina di Annibale Oste, rappresenta un caso emblematico, dove il lavoro del metallo è diventato linguaggio espressivo. Su questa traccia si innesta oggi l’attività del figlio Vincenzo, che ne raccoglie l’eredità spingendola verso creazioni tra gioiello e scultura e apre, con l’Atelier Oste, un raffinato spazio di ospitalità, tra opere d’arte e design contemporaneo, immerso nella vita quotidiana del quartiere. Non meno suggestiva la presenza di uno degli ultimi laboratori di guantai napoletani, la manifattura Omega, dove ancora è possibile personalizzare gli accessori scegliendo fodere, stili di cucitura e pellami pregiati.
Un tessuto ricco e stratificato che trova espressione anche in un’offerta gastronomica tra le più dinamiche della città, contribuendo a ridefinire l’immagine della Sanità come spazio aperto e in continua evoluzione.
Prima ancora di essere assaliti dalla vivacità del mercato dei Vergini - con i banchi, le cataste di cassette e i colori della frutta e degli ortaggi – è certamente consigliabile una sosta nella Pasticceria Primavera, con la sua produzione quotidiana di dolci tradizionali: babà, sfogliatelle, cassatine, pastiere e paste di mandorle. Irrinunciabile la “zuppa inglese”, nella ricca e avvolgente versione napoletana.
Se poi si è alla ricerca della pizza, le opzioni immediate sono da un lato Isabella De Cham, con la popolare pizza fritta declinata in numerose varianti - dalla margherita alla diavola, dalla Nerano alla squisita “Donna Isabella”, con provola, zest di limone, pepe e fonduta di caciocavallo, e dall’altro il celebre Concettina ai Tre Santi, di Ciro Oliva. In via Arena alla Sanità, il locale sorge proprio accanto all’edicola dei Tre Santi da cui prende il nome e si distingue non solo per l’altissima qualità dei prodotti e per un servizio attento. Se si è indecisi sulla scelta, non resta che affidarsi a una degustazione di diversi assaggi, che compongono un menù dalla forte identità territoriale e stagionale.
Infine, un locale spartano e senza fronzoli, la Pizzeria Oliva, a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria della Sanità, dove Salvatore lavora un impasto straordinario e dove, al di fuori delle mode, si ritrova il gusto della margherita e della marinara così come le abbiamo sempre conosciute: buone e sfamanti.
Espressione della rinascita del quartiere è anche la Locanda del Monacone, aperta grazie all’impegno di giovani della Sanità: non solo prodotti campani, ma una cucina autentica, basata su ricette di famiglia - la genovese, la parmigiana di melanzane, la pasta e patate con la provola — e una politica che favorisce concretamente l’accesso al lavoro dei ragazzi del quartiere.
Sempre nel solco della tradizione, va ricordata la storica Cantina del Gallo, della famiglia Silvestri. È un locale che ha superato il secolo di vita, tra il Cimitero delle Fontanelle e le catacombe di San Gaudioso, sorto dove un tempo, in piena campagna, si allevavano galli. All’inizio dell’Ottocento la zona era rurale e il locale era frequentato dagli operai delle che cave di tufo circostanti e, secondo la tradizione, dai guappi che, nel rispetto di un codice d’onore, lasciavano però le armi fuori dall’uscio. In tempi più recenti si sarebbe potuto incontrare Pino Daniele che, con il suo primo gruppo musicale, i Batracomiomachia, provava poco distante, in Vico Fontanelle. La cucina è schietta e identitaria: ziti al ragù, carne alla brace, contorni e verdure di stagione, ma anche una buona scelta di pizze, tra cui un ottimo calzone, con ricotta, cicoli e pepe.
A pochi metri, da più di trent’anni operano i volontari del Centro “La Tenda”, fondato da Don Vitiello, impegnato nell’accoglienza dei senza fissa dimora e in percorsi educativi per giovani in difficoltà, nel suggestivo complesso conventuale cinquecentesco di Santa Maria della Vita. Qui Slow Food organizza regolarmente il “Mercato della Terra”, un mercato agricolo sostenibile che offre prodotti locali e stagionali che diventa anche un momento di aggregazione culturale e sociale, spesso accompagnato da eventi.
Altra esperienza interessante è Cristallini 78 o, se si preferisce, da Pasquale. Dal piccolo minimarket di famiglia, il nostro ospite, appassionato di cucina e bel canto, decide nel 2022 di ricavare uno spazio domestico dove condividere la sua cucina con i clienti, proprio come a casa. L’iniziativa trova il sostegno dell’intero quartiere, che contribuisce ad allestire il locale: anziane signore portano servizi di porcellana, altri vicini sedie e tavoli, e persino un piccolo pianoforte con cui esibirsi. Il menu è costituito con pochi piatti partenopei, preparati con cura e amore - un indimenticabile gattò di patate ad esempio - vini campani e pane casareccio, tutto servito con grande semplicità.
E ritornando al pane, perché ogni quartiere a Napoli ha il suo forno storico e i suoi sapori, si può fare una sosta al Forno Esposito, proprio accanto alla Chiesa di Santa Maria della Sanità. È un forno a conduzione familiare, dove acquistare un pezzo di pizza di scarola o gli squisiti taralli con le mandorle.
Per i golosi impenitenti, resta la fabbrica di cioccolato Mario Gallucci, tra le eccellenze napoletane dal 1890: dolciumi al cioccolato e al cacao, tavolette, praline, ma anche uova, pesci, campane, cuori di cioccolato, oltre a torroni, cacao in polvere, marron glacé e molto altro, frutto della maestria di questi storici artigiani.
Infine, per chi desidera una cucina gourmet, l’Osteria Gentile è senza dubbio tra le proposte più interessanti del centro storico di Napoli. Il cibo è ottimo e presentato in piatti che, pur affondando le radici nella tradizione, accolgono una mano contemporanea sia nelle preparazioni che nelle presentazioni. Eccellenti le proposte di pesce, da ’o purp a’ insalata” agli scialatielli con mazzancolle e asparagi, per non parlare dei fritti e delle alici in tempura di patate, fino alla freschezza di un piatto di risoni con pomodoro San Marzano affumicato e stracciata di bufala, “A Rosamaria ca pummarola…”, che richiama immediatamente i profumi dell’estate.
Uscendo dal quartiere, su piazza Cavour, la Pasticceria Di Costanzo. Anche questo è un locale da sempre a conduzione familiare, ma la svolta di Mario, ultima generazione, porta ad una pasticceria contemporanea: vortici di colori dalle forme geometriche, mignon con glasse a specchio arricchiscono l’offerta accanto ai dolci tradizionali, confermando come Napoli sappia esprimere, nell’alta qualità della sua cultura gastronomica, originalità e fantasia.