Il chiostro è un elemento architettonico importante degli edifici sia religiosi sia laici in quanto luogo di passaggio e relazione. Nei conventi e nelle abbazie rappresentava il centro della vita monastica collegando fra loro chiesa, refettorio, biblioteca, ma rappresentava contemporaneamente un luogo di meditazione e serenità nel quale era spesso racchiuso un giardino o un orto, in una sorta di confine dal mondo. La funzione di socialità del chiostro è rilevante anche negli edifici civili, dove il colonnato, complici il valore estetico e la posizione, svolge la funzione di luogo di transizione, accoglienza, sosta e incontro.
Il ricco patrimonio artistico italiano offre da Nord a Sud un grande numero di edifici dotati di chiostri che nel tempo hanno mutato la funzione d’uso, soprattutto gli ex conventi, ma non il fascino. Luoghi di arte e storia, meditazione e condivisione, capaci di trasmettere a chi vi sosta sensazioni di tranquillità ancora più gradite se accolgono buone tavole. Che sia semplice o sofisticata, accompagnata da vini locali o cocktail paring, la cucina dei ristoranti nei chiostri è sempre capace di sospendere il tempo e indurre alla contemplazione, assaporando con intensità il momento, le creazioni gastronomiche e antichi ricettari.
10_11 al Portrait, nel Seminario Arcivescovile – Milano
Oltre un portale sorretto da maestose cariatidi, il Seminario costruito dal 1565 su ispirazione di Carlo Borromeo a opera dei più importanti architetti milanesi del tempo racchiude una vasta corte delimitata da una lunga serie di colonne. Vi si entra per una passeggiata o per sostare in uno dei ristoranti e caffetterie del Portrait, in primis il dinamico 10_11 Ristorante che prende il nome dai numeri civici dei due affacci del chiostro. Non intimidisca l’eleganza del luogo, perché accoglienza e proposte di cucina, curate da Luigi Cinotti e Cesare Murzilli ai dolci, sono volutamente inclusive per immediatezza dei sapori e orari estesi all’intera giornata e fin oltre la mezzanotte (ora in cui scocca la Spaghettata del mercoledì). A colazione il buffet è generoso ma merita la sosta anche solo il croissant lamponi e panna vanigliata, un cocktail signature come l’Ambrogino d’oro imperla l’aperitivo e introduce pranzi e cene nel chiostro o nella sala con vista sul giardino segreto, idilliaco contorno di mondeghili, paste fatte in casa, tartare di pesce o carne, millefoglie con profumi di vaniglia e caramello salato.
Ristorante del Convento dei Neveri - Bariano (Bg)
Duemila anni di storia accolgono chi bussa all’ex Convento carmelitano dei Neveri, nato su un edificio eretto nel 1480 nell’antico insediamento romano Vicus Averga. Una posizione strategica per la vicinanza al fiume Serio e a un’importante arteria stradale che porta alla comparsa di terme, luoghi di culto e dimore fra le quali la villa da cui nasce il primo nucleo del convento con affreschi ancora oggi vividi, sopravvissuti insieme alla chiesa alle piene del fiume che nell’anno Mille cancellano Averga. Dopo la rovina e la parziale demolizione del convento dominato da due grandi chiostri intorno ai quali si sviluppavano cucine, refettorio e celle, nel 2001 i restauri restituiscono l’affascinante fisionomia nella quale si inserisce con armonia il Ristorante del Convento che apparecchia in vari spazi, dall’arioso chiostro all’intimità delle cellette dei frati. La cucina è moderna e modellata sui sapori di pescato anche crudo, vegetali e carni, dal baccalà cotto nel latte e spuma di polenta a riso e paste ripiene, sino al lombetto di capriolo arrosto.
Il Caffè Nazionale - Aosta
Dove un tempo sorgeva il complesso monastico di San Francesco (eretto nel 1352 per volontà di Amedeo VI di Savoia e demolito nell’Ottocento) si estende oggi un’architettura di gusto neoclassico nella quale si possono ancora cercare tracce dell’antica sacralità. Il Caffè Nazionale gestito da qualche anno dallo chef Paolo Griffa custodisce infatti fra i suoi spazi l’ex cappella del 1300 a pianta decagonale e architettura gotica dipinta anche a trompe-l’oeil, un ambiente intimo nel quale l’incanto dell’estatica vertigine verticale si imprime alle proposte fine dining dello chef. In contrapposizione, lo spazio esterno è apparecchiato sotto i portici affacciati sull’ampio rettangolo di piazza Chanoux che con archi e volte creano un’atmosfera da chiostro laico aperto sulla principale agorà cittadina. Qui si sosta per un caffè (come fa spesso il Commissario Schiavone nella serie tv), le piccole proposte del pranzo, il rito del tè pomeridiano accompagnato da torte monoporzione cesellate nelle forme e nei sapori.
Combo, nell’ex convento dei Crociferi – Venezia
Nel complesso architettonico dell’ex convento dei Crociferi fondato nel XII secolo nel sestiere di Cannaregio a pochi passi dal Ponte di Rialto e restituito all’uso collettivo da un delicato restauro, Combo rappresenta un luogo di accoglienza e scambio per gli abitanti del quartiere e i viaggiatori di tutto il mondo. A favorire la connessione concorrono il grande chiostro che ne rappresenta il fulcro e l’offerta gastronomica proposta nel due bar al suo interno. C’è poi il ristorante, con sala interna e spazio esterno nel Campo dei Gesuiti proprio di fronte alla struttura, con cucina di impronta mediterranea e influenze mediorientali che invitano al dialogo anche a tavola, fra spaghetti alle vongole, riso all’orientale, Tris Veneziano con baccalà mantecato sarde in saor cappesante e polenta o i cicchetti del Bacaro.
Locale – Firenze
Quanto il chiostro rappresenti un elemento architettonico vitale e con funzioni di connessione in edifici non solo religiosi è dimostrato dal cortile con colonnato di Locale Firenze, raffinato bar restaurant all’interno del duecentesco Palazzo Concini, struttura dalla storia antica legata all’epoca d’oro della Firenze dei Medici e nel ‘500 residenza di Bartolomeo Concini, plenipotenziario di Cosimo I de’ Medici. Ad accogliere oggi all’ingresso sono il cortile dove entravano le carrozze e il raffinato loggiato coperto, ambienti dove gustare un cocktail d’autore (Locale è al 22° posto della World’s 50 Best Bars) e la cucina dello chef fiorentino Simone Caponnetto, sintesi dell’incontro fra identità locale, ricerca e tracciato personale maturato in prestigiose cucine internazionali, con una visione gastronomica vivace e spesso in dialogo e confronto con chef ospiti. Connessioni è il nome del menu che intrecciando passato e presente omaggia la tradizione gastronomica toscana con lumache della Val d’Elsa, anguille di Orbetello, piccione di Greve in Chianti, zafferano di Poggibonsi. Titillano il palato Animella topinambur e pera, Fusillone zafferano e seppia, Cavolfiore limone e teriyaki.
Chiostro delle Monache – Volterra (Pi)
Nella quiete di un ex convento francescano eretto nel 1445 su disegno di Michelozzo della bottega di Donatello appena fuori le imponenti mura etrusche di Volterra, si può soggiornare nelle camere o nell’ostello del Bed and Breakfast e trovare ristoro nella sala con pavimenti a scacchi e pareti decorate da antichi affreschi, nel Chiostro interno e nel Chiostrino dei Frati. La cucina qui punta su gusto, stagionalità dei prodotti e specialità regionali, in un’apoteosi di bruschette e crostini ai fegatini, salumi e pecorini toscani, pici e pappardelle al cinghiale cucinato anche alla Volterrana insaporito con olive nere, il tutto innaffiato da vini volterrani e con spazio a proposte vegetali e pizze non solo classiche.
Caffetteria del Chiostro del Bramante – Roma
Il Chiostro segreto più conosciuto della città eterna è opera del Bramante che dopo la caduta di Ludovico il Moro diventa architetto di papa Giulio II, in rivalità con Michelangelo. Nel 1500 disegna questo edificio di sofisticata eleganza e linearità, un’architettura rinascimentale ispirata alla classicità, espressa nel disegno essenziale delle forme e nell’armonia delle proporzioni, ben visibili dalla Caffetteria del Chiostro del Bramante situata nel loggiato superiore. Ai sedili in pietra posti alla base di ogni pilastro del loggiato dalla superficie irregolare e smangiata dalle natiche dei monaci che qui sedevano a pregare, la meditazione cede ormai il passo alla contemplazione artistica e alle pause golose che dalla colazione all’aperitivo offrono un piccolo ma curato ventaglio di specialità; caffè macchiatone, muffin, zuppe, insalate e cocktail composti al momento, da condividere o concedersi in estatica solitudine.
Quostro, nel complesso monastico di Santa Maria della Mercede – Napoli
Siamo nei Quartieri Spagnoli, fra le arcate del chiostro in roccia piperno annesso a una delle chiese monumentali di Napoli, Santa Maria della Mercede a Montecalvario, la cui fondazione nel 1560 è legata alla benefattrice Ilaria d'Apuzzo. Un luogo vivace e dinamico dove si organizzano eventi culturali, mercati dei contadini e nel quale fare sosta per scoprire il Quostro, locale dalle molte anime, dalla caffetteria per colazioni accompagnate da varie tipologie di caffè (per esempio alla nocciola o leccese al latte di mandorla) al bistrot per spuntini a base di Club sandwich e cocktail, ma anche specialità campane e stuzzicanti creazioni, dal Risotto con crema di fagioli Dente di Morto Presidio Slow Food, cozze e sedano allo Spaghettone di Gragnano IGP con burrata pugliese, ’nduja di Spilinga calabrese, peperone crusco di Senise IGP e limone bruciato di Sicilia, sino a carpacci vegetali e Tiramisu alla Sambuca.
Gimmi nel Chiostro dei Domenicani – Lecce
Nel Salento, non lontano dalle mura di Lecce, a metà del XV secolo fu fondato il Convento dei frati predicatori di San Domenico, importante simbolo del patrimonio artistico e culturale della Puglia con le sue atmosfere solenni e l’eleganza creata dalle altezze unite ai giochi di luce sulla pietra leccese e a elementi decorativi e architettonici. Il colonnato maestoso intorno al chiostro centrale, affreschi, ampi saloni, capitelli dorici, medaglioni con i ritratti dei monaci, una cripta meta di antichi pellegrinaggi avviluppano Gimmi, il ristorante fine dining del Chiostro dei Domenicani guidato in cucina dallo chef salentino Donato Episcopo che porta nella sua terra una filosofia gastronomica improntata alla contaminazione, con lo sguardo rivolto al mare come alla terra e una delicata creatività espressa anche attraverso ceramiche e contenitori creati da artigiani del luogo per esaltare le portate, come il tamburello sul quale sono serviti pane, taralli e grissini. Da provare le Aganelle di semola Senatore Cappelli cacio e pepe con zuppetta di fagioli di Zollino, tartufo bianchetto, pescatrice del Mediterraneo.
I segreti del Chiostro nell’ex monastero domenicano di Santa Caterina d'Alessandria - Palermo
Un itinerario goloso fra i chiostri non può prescindere dagli antichi ricettari religiosi proposti sia in monasteri e conventi dove le comunità religiose sono ancora attive e aprono le porte di foresterie e botteghe ai pellegrini (è il caso delle suore benedettine del Monastero di Sant’Antonio Abate a Norcia famose per il finto tartufo monacale a base di funghi vari, pomodoro, olive nere e basilico col quale condiscono le tagliatelle, o dell’Antica Farmacia del Monastero di Camaldoli dove trovare confetture, miele, tisane e liquori prodotti dai monaci, in particolare l’Elisir dell’Eremita, un tonico digestivo a base di erbe e arancia amara dal gusto aromatico), sia in luoghi dove aleggia ancora il loro spirito come I segreti del Chiostro nel polo museale dell’ex Monastero Domenicano di Santa Caterina d'Alessandria a Palermo.
La bottega è un valente progetto di recupero delle antiche tradizioni della pasticceria conventuale palermitana, un tempo importante fonte di reddito per la comunità religiose, tramandate solo a voce alle novizie affinché non venissero carpite dagli antagonisti pasticceri. I dolci, di produzione artigianale e preparati senza conservanti con ottimi ingredienti del territorio, rappresentano tentazioni irresistibili già dai nomi, dai Sospiri di monaca di pasta reale con liquore al pistacchio e agrumi alla Frutta Martorana ai gusti fruttati più disparati, sino a Conchiglie, Panino di Santa Caterina con cuore di zuccata e liquorose Olive di Sant’Agata.