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Vino e uova di Pasqua: il pairing sfida le regole

Addio tabù: nel calice bianchi, bolle e Barolo. Ecco gli abbinamenti audaci e inattesi proposti dai produttori piemontesi

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Per anni è stato considerato un abbinamento impossibile, quasi un’eresia. Il cioccolato – e a maggior ragione l’uovo di Pasqua – nelle scuole di sommelierie veniva relegato fuori dal perimetro del vino: troppo grasso, troppo dolce, troppo persistente. Al massimo si parlava di acqua o, per i più trasgressivi, di un Pedro Ximénez.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. Le maglie del pairing si sono allargate, l’approccio si è fatto meno dogmatico e più curioso. Il vino con il cioccolato non solo è stato sdoganato, ma è diventato terreno di sperimentazione, dove contano audacia, equilibrio e – sempre più – legame con il territorio. Così, tra fondente, gianduia, nocciola e nuove lavorazioni, anche l’uovo di Pasqua entra nel gioco degli abbinamenti.

Dal Piemonte arrivano alcune delle interpretazioni più interessanti, tra Langhe, Monferrato, Gavi e Colli Tortonesi.

Attinge alla tradizione Raffaella Bologna dalla storica azienda Braida a Rocchetta Tanaro (Asti): «Nessun dubbio: con l'uovo di cioccolato di Pasqua, stappiamo un Braida Brachetto d’Acqui Docg, servito fresco (8-12 gradi). Meglio se l’uovo è classico al latte, gianduia piemontese o con delle praline». Una scelta rassicurante, che gioca su aromaticità e dolcezza, senza rischi.

Ma il terreno più interessante è quello dell’azzardo. «Una perla? Le tipologie di uova contemporanee, che seguono il trend crema gianduia, Nocciola Piemonte Igp o ganache fondente morbida al 60% sposano divinamente un vino importante come il nostro Bricco dell’Uccellone, annate dal 2000 al 2010. Il vino porta con sé tannino setoso, note terziarie di cacao, tabacco, spezie dolci e morbidezza alcolica».

Qui il rosso strutturato entra in dialogo con il cioccolato non per contrasto, ma per affinità aromatica. «Nelle uova di cioccolato fondente la frutta secca tipo nocciola Piemonte, mandorla o pistacchio crea un ponte aromatico fra vino e cacao. E qui un bel rosso morbido è il top», precisa Bologna. Il principio è creare un arco di sapori da intrecciare, più che cercare un equilibrio diretto.

Non manca un approccio più leggero: «Di recente mio figlio Riccardo con i suoi amici di 18 anni – racconta Bologna – ha sperimentato fondente ripieno con cremino ai frutti rossi e Brachetto d’Acqui, solo 5,5% di alcol». Segno che il pairing si muove anche su un piano generazionale, più conviviale.

Sui Colli Tortonesi, Walter Massa punta su una strada diversa, che valorizza le vecchie annate: «Monleale 2001, perfetto con cioccolato fondente». Un bianco evoluto, profondo e dal ricco bouquet che trova nel fondente una sponda inattesa.

Sempre nel Sud del Piemonte, Francesca Poggio, vice presidente delle Donne del Vino, amplia ulteriormente il campo: «Un Gavi del Comune di Gavi 2018 Sole sul Poggio invecchiato in tonneaux di acacia o un Monleale 2020. Se invece vogliamo andare su una bollicina, da provare l’Ape metodo classico brut di uva Cortese. In tutti i casi il cioccolato deve essere bianco». Qui il gioco si sposta su freschezza e struttura, con il cioccolato bianco a fare da elemento di seducente equilibrio.

Volando nelle Langhe, il pairing si fa ancora più intrigante: scende in campo sua maestà il Barolo. Luca Monchiero mette in gioco il suo Rocche di Castiglione. Mentre per la cantina Giacomo Fenocchio, Claudio Fenocchio opta per un Castellero. Due fuoriclasse che prestano longevità, complessità e persistenza alla dolcezza austera e intensa del fondente al 70%.

Il risultato è una mappa di abbinamenti che ribalta le regole tradizionali puntando sulla piacevolezza, oltre ogni dogma.