Antica Focacceria San Francesco riparte da Palermo
di Nicola GrollaLo storico locale, nato nel 1834, inaugura un nuovo capitolo della sua storia con un format tra gastronomia urbana e bakery siciliana
Quante vite ci stanno in 192 anni di storia? Almeno sei, se parliamo di Antica Focacceria San Francesco, uno degli indirizzi più storici d’Italia e simbolo della cultura gastronomica palermitana. Qui, nel 1851, il fondatore, Salvatore Alaimo, inventa la “focaccia maritata”, la versione della tradizionale “focaccia schietta" a cui viene aggiunto un taglio di carne economico come la milza, cucinato in modo gustoso e tradizionale così da permettere anche ai meno abbienti di potersi concedere un piccolo lusso. Una ricetta che ancora oggi segna il menu del locale che, nel frattempo, dopo diversi cambi di proprietà e ambizioni da catena, è entrato nell’orbita della holding Spoon Brands, in joint venture al 60% con Cirfood Retail, e ha aperto il suo secondo punto vendita a Palermo. Non una semplice copia carbone, ma l’inizio di un nuovo capitolo della sua storia.
In via Maqueda, a dicembre 2025, un po’ in sordina, ha aperto un nuovo format a insegna Antica Focacceria San Francesco a metà strada tra gastronomia urbana e bakery siciliana evoluta. «Si tratta del primo step di un progetto a lungo termine – racconta Marco Beretta, amministratore di Antica Focacceria SpA – che vedrà una tripla declinazione dell’esperienza originaria. Rispetto alle strategie precedenti che cercavano di fare una sintesi della proposta, noi puntiamo a farne esplodere i contenuti gastronomici. Oltre alla gastronomia con cui abbiamo raddoppiato a Palermo, abbiamo in cantiere un concept ristorativo più classico e un altro più spinto sulla dimensione street food, con tanto di focacce tonde siciliane in vetrina.
L’obiettivo è rilanciare il valore intrinseco di Antica Focacceria San Francesco, forse un po’ troppo sottovalutato, senza semplificare ma evolvendo i contenuti in una chiave contemporanea e in linea con gli attuali trend di consumo fuoricasa». In programma, per l’anno in corso, un piano di aperture sia della formula fast casual, specialmente all’interno dei centri commerciali che del concept casual dining pensato come locale più curato e orientato a un’esperienza completa, verosimilmente in Sicilia e in contesti a vocazione turistica. Ma cosa si mangerà in questi punti vendita? «Abbiamo deciso di non reinventare la storia culinaria di Antica Focacceria San Francesco ma razionalizzare a seconda del concept che apriremo», spiega Beretta.
In generale, il format fast casual sarà costruito attorno alla bakery e a una selezione di gastronomia e street food siciliano, focacce siciliane in vetrina, fritti come arancine, crocché e panelle, piatti come la pasta ‘ncasciata e dolci della tradizione. Il format casual dining, invece, metterà al centro una proposta più ampia e “da ristorante”, con primi e ricette della tradizione come pasta alla norma e pasta con le sarde, oltre a una selezione di secondi e a una chiusura dolce con cannoli e cassate. Lato beverage, invece, la carta vini è un inno al territorio così come la birra in bottiglia, che porta l’etichetta Tarì e l'olio Barbera. «L’obiettivo è quello di affermarsi in un segmento di cucina regionale ancora poco battuto», sottolinea Beretta
La sfida non è da poco. A provarci è stata, nell’ordine, prima Feltrinelli e poi Cirfood Retail (che avevano dato vita anche a una joint venture conclusasi nel 2020). La catena di libreria, in particolare, era subentrata nel 2013 rilevando il 95% della società controllante in cui erano presenti Vincenzo e Fabio Conticello, ultimi eredi della famiglia Alaimo e capaci di portare Antica Focacceria San Francesco anche a Roma e Milano. Un progetto che dopo uno iato lungo qualche anno è ora pronto a riannodare i fili con la storia centenaria del brand. Sui tavoli dell’allora Focacceria (il nome completo arriverà solo nel 1902) sedettero personalità del calibro di Giuseppe Garibaldi, Luigi Pirandello, Leonardo Sciasci, Renato Guttuso e poi più tardi anche politici come Ugo La Malfa, Pio La Torre e i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Fra gli assidui frequentatori, anche Ernesto Basile, architetto, che mentre siede accanto a Vincenzo Florio, esponente di una storica famiglia siciliana e pigmalione di giovani talenti, disegna il logo, i tavoli in ghisa e le sedie in ferro battuto del locale. Linee e design ancora presenti in tutti i ristoranti della Penisola e che si ritrovano nell’estetica un po’ “sicilian retrò” del nuovo locale di via Maqueda.