A Linguaglossa, ai piedi dell’Etna, la storia è tutta in una linea che sembra semplice e invece contiene mezzo secolo di lavoro. La famiglia Pennisi è passata dalla macelleria di paese a un ristorante stellato Michelin, restando dentro lo stesso orizzonte, perché il centro della storia rimane la bottega, il paese e l’idea di far crescere un mestiere fino a renderlo impresa e ospitalità. Oggi quel cerchio si chiude e si allarga insieme, perché, dentro la macelleria, “La Cucina dei Pennisi” ha conquistato il Bib Gourmand della Guida Michelin, riconoscimento che premia una tavola concreta e accessibile, capace di parlare a un pubblico diverso da quello della stella eppure legata alla medesima radice.
Il capostipite è Saro Pennisi. Da bambino porta al pascolo le pecore, poi fa il macellaio e diventa un riferimento per il paese, con una vita segnata da passaggi duri che lui evoca con pudore, più per spiegare la tempra che per desiderio di essere compatito. Negli anni Ottanta, mentre la macelleria tiene in piedi la famiglia, Saro compra un palazzo di fine Settecento che in paese tutti conoscono. Prima sede del Comune, poi casa di villeggiatura per una famiglia nobiliare catanese, infine edificio abbandonato, con stanze chiuse e affreschi coperti da strati di incuria. Un acquisto che nasce come investimento immobiliare e che, ben presto, diventa un cantiere che assorbe tempo e risorse: quattro anni e mezzo di lavori quotidiani, finanziamenti (in lire) e un progetto che richiede tanta pazienza, perché restaurare significa scegliere dettagli che nessuno noterà al primo sguardo e che però sostengono tutto il resto.
C’è anche un dettaglio urbanistico che spiega bene la sua posizione: la strada nazionale tracciata in epoca fascista taglia l’abitato e sposta la centralità del palazzo, lasciandolo in una specie di centro “di lato”, vicino a tutto eppure protetto; qualità che oggi diventa valore, perché l’ospite resta nel cuore del paese ma sente una quiete da dimora privata. Dentro, tra salotti e corridoi, la casa conserva tracce del passato pubblico e le usa come scenografia naturale, affidandosi alla materia, alle altezze, alla luce che entra obliqua nel pomeriggio.
In quel passaggio entra Lucia. Rimasta orfana di padre giovanissima, perde anche un fratello e, quindi, accolta e cresciuta in casa Pennisi; studia architettura a Firenze e torna a Linguaglossa con l’idea di trasformare quel palazzo in una struttura ricettiva, con camere, spazi comuni, un modello di accoglienza coerente con la storia del luogo. Lucia diventa anche socia, e il suo progetto dà forma a tredici camere diverse, al recupero degli affreschi, a una piccola area benessere ricavata dentro le mura e a un modo di abitare il palazzo che conserva la memoria di edificio pubblico e allo stesso tempo lo rende casa per chi arriva da fuori.
Quando la parte architettonica trova equilibrio, la domanda diventa gastronomica, e qui arriva Luciano, figlio di Saro (e cugino di Lucia), cresciuto tra banco della macelleria, bar e catering, con l’educazione pratica di chi conosce il servizio prima ancora di conoscere le parole del marketing. Nel 2009 la famiglia apre Shalai, hotel con ristorante, e affida la cucina a Giovanni Santoro. Nei primi mesi, Luciano, oggi figura di riferimento per l’enogastronomia dell’Isola, nonché vicepresidente dell’associazione La Sicilia di Ulisse, si rende conto che o la tavola si alza di livello e diventa un progetto riconoscibile, oppure resta un complemento dell’albergo. La scelta è la prima, e gli anni successivi diventano una costruzione paziente di identità, in cui Santoro lavora su una Sicilia che passa dall’Etna al mare senza caricature, con piatti chiari e coerenti con un progetto di tale lignaggio. Nel 2015 arriva la stella Michelin, e per un paese come Linguaglossa è un segnale forte, perché porta un indirizzo di montagna nel circuito delle mete gastronomiche internazionali.
Il punto interessante, però, è che i Pennisi non trasformano la stella in un museo ma continuano a ragionare da famiglia di bottega, con due tavole che, pur nella loro diversità, nascono dalla stessa idea e, assieme, affrontano un percorso comune. Da una parte lo stellato Shalai, esperienza di soggiorno e cucina d’autore; dall’altra “La Cucina dei Pennisi” dentro la macelleria, dove l’idea di ospitalità torna alla sua forma originaria, più diretta, quotidiana, e il Bib Gourmand certifica che la qualità può vivere anche nella semplicità, quando la filiera familiare resta corta e la mano è quella giusta. Una storia che racconta una Sicilia operosa, lontana dai cliché, in cui un palazzo restaurato, una stella e una cucina di macelleria fanno parte dello stesso racconto, perché il centro resta la famiglia Pennisi, e il fuoco, alla fine, è sempre lo stesso.