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Cent’anni e non sentirli: buon compleanno tramezzino

Nel 1926 al Caffè Mulassano, a Torino, i coniugi Nebiolo con la complicità di D’Annunzio inventano il celebre “sandwich sabaudo”

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Cent’anni e non sentirti. Il tramezzino compie un secolo, portato splendidamente. Merito di ciò che è diventato con il passare delle epoche: una vera icona di stile. Il tramezzino continua a stare nei frigoriferi dei bar, sulle scrivanie degli uffici e nelle mani dei viaggiatori. 100 anni dopo la sua nascita, si dimostra uno dei cibi più moderni che abbiamo.

L’origine

Nasce a Torino al Caffè Mulassano di piazza Castello, tant’è che oggi nel locale storico è presente una targa che recita: "Nel 1926, la signora Angela Demichelis Nebiolo, inventò il tramezzino". In questo piccolo caffè di appena trentuno metri quadri è stato inventato quel prodotto che, ogni giorno, milioni di italiani gustano per i propri pranzi.

I coniugi Nebiolo, di ritorno dagli Stati Uniti, per ringiovanire il loro locale crearono dapprima in accompagnamento all'aperitivo poi come pranzo veloce questo spuntino che Gabriele D'annunzio chiamò, alcuni anni dopo, "tramezzino". Il tramezzino di Mulassano è tra gli spuntini più richiesti, ora come allora, dai torinesi. Ci sono oltre trenta gusti diversi proposti e tra i più amati abbiamo il celebre tramezzino all'aragosta, quello al tartufo, con la bagna cauda, peperone, tonno e uova, gamberetti e insalata.

La sua nascita la si può definire “colta”, per il padrino letterario che gli ha attribuito il nome e per essere da subito stata un’ alternativa italiana al sandwich anglosassone.

La forza

Tra i punti di forza che ne hanno sancito la fama senz’altro la semplicità e la versatilità. Pochi ingredienti per realizzare il pane in cassetta ma con infinite combinazioni per la farcitura, personalizzabile con ingredienti dolci e salati, stagionali o meno, classici oppure più audaci. Infatti il più celebre sandwich sabaudo è passato attraverso i vari decenni dell’ultimo secolo, ognuno ne ha definito la sua evoluzione, adattandosi alle epoche di passaggio.

Negli anni Trenta e Quaranta il tramezzino mantiene eleganza e sobrietà. Viene servito nei caffè storici su piattini bordati e iconiche alzatine accompagnato da vermouth o aperitivi. Durante la guerra diventa uno dei pochi cibi “completi” ma pratici. Ha anche rappresentato un lusso discreto in periodi difficili. Secondo un aneddoto veniva spesso diviso a metà per risparmiare. Si arriva poi agli anni Cinquanta con il boom economico. Gli italiani viaggiano di più, si muovo e si spostano con i mezzi e le auto, il tramezzino inizia a vedersi nelle stazioni, sui treni e agli autogrill. Ecco che rappresenta anche un simbolo per le gite, le vacanze e le partenze quando si preparava il cestino da pic nic per il viaggio. In molti lo ricordano incartato con la carta oleata, che ha precorso i tempi dell’attuale carta trasparente.

Negli anni Settanta-Ottanta diventa protagonista della pausa pranzo veloce nei bar cittadini e negli uffici. Nascono anche versioni regionali, come in Veneto che lo servono più “gonfio” stracolmo di ingredienti.

Il tramezzino incontra un vera quotidianità negli anni Novanta quando un qualsiasi pasto improvvisato comprende due fette di pane in cassetta farcite di quello che si ha in frigo.

La riscoperta

Ma è nell’ultimo decennio che avviene una certa riscoperta. I Caffè storici e gli chef lo ripropongono, ne raccontano la storia, ne rimarcano le origini, attualizzando un qualcosa che ha fatto la storia, magari con ingredienti selezionati.

Oggi a Torino vengono proposti corsi per preparare il pane da tramezzino perfetto, ci sono locali che in chiave moderna servono solo esclusivamente tramezzini, ristoranti più raffinati ne omaggiano la storia con rivisitazioni e dedicandogli veri e propri piatti e quasi in tutti i bar lo hanno in vetrina o in carta. Ma perché il tramezzino dopo 100 lunghi anni di storia non è mai passato di moda? Forse perché non ha mai avuto bisogno di reinventarsi ed è cambiato con le abitudini della gente. Perché la sua semplicità si è sempre dimostrata vincente senza proprio mai inseguire le mode.